La scadenza del bando è stata prorogata al 17 marzo ore 13! UNIVERSERÌE, il format teatrale ideato e diretto dalla Compagnia Amor Vacui in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con l’obiettivo di portare in scena il mondo universitario, arriva alla sua decima edizione. Un instant drama che si ispira ai dispositivi delle serie tv composto da tre episodi e una maratona finale dell’intera stagione, che rende protagonisti le studentesse e gli studenti universitari, coinvolte in prima persona come autrici/autori e attrici/attori. La decima ed ultima stagione di Universerìe vuole esplorare un tema fondamentale: la fine. Perché è proprio nelle fine delle cose che ci concediamo uno sguardo all’indietro per cercare un senso, perché a volte vorremmo che le cose non finissero mai e perché, ogni fine, se guardata davvero, contiene già l’inizio di qualcosa di nuovo. Attraverso il teatro, vogliamo creare uno spazio di condivisione, riflessione e crescita in cui studenti e studentesse possano interrogarsi su come si chiudono le cose: come finiscono le relazioni, i percorsi, le abitudini, le versioni di noi stessi che abbiamo abitato per anni. Come si saluta una città, un gruppo, un tempo della vita. E come si resta quando qualcosa si conclude. Il bando è rivolto prevalentemente a studentesse e studenti universitari, ma anche a dottorande/i assegniste/i, specializzande/i, ricercatrici e ricercatori, professoresse e professori, personale tecnico e amministrativo e a tutte e tutti coloro che, a vario titolo, abbiano un rapporto formalizzato con l’Università di Padova. Requisiti particolari (almeno uno tra questi): sentirsi parte della vita universitaria patavina, aver visto almeno una serie tv in modo compulsivo, avere o avere avuto durante la vita universitaria un rapporto di amicizia, una storia sentimentale, una scelta di vita non andata proprio come ci si aspettava. Vuoi partecipare? Scarica il bando e candidati! Segnaliamo che la data dei provini è stata anticipata al 20 marzo, dalle 10.00 alle 13.00!
Lo studio padovano di commercialisti e avvocati SC&A inizia un partenariato con il TSV per sostenere iniziative teatrali legate all’inclusione e contro la violenza di genere. Fare rete con istituzioni, imprenditori e professionisti del territorio, per promuovere una cultura più sensibile alla parità di genere e alla sostenibilità. La Fondazione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale ha avviato un partenariato con lo Studio SC&A, una realtà professionale nota dal 2005 per servizi di consulenza in campo economico, finanziario, giuridico e fiscale, e che si impegna a sostenere produzioni teatrali e iniziative culturali del TSV che sensibilizzano verso una società più equa. Tale collaborazione arriva in un momento in cui il Teatro Stabile del Veneto è impegnato ad inserire nella sua programmazione a Padova, Venezia e Treviso spettacoli con un forte impatto sociale, in grado di affrontare il tema della violenza e della parità di genere: non solo Mirandolina che in una lunga tournée, ma anche Prima Facie, una produzione della Compagnia Finzi Pasca da un testo di Suzie Miller, previsto al Teatro Verdi il 31 marzo. Dopo l’iniziativa di raccolta fondi per gli orfani e orfane di femminicidio con la collaborazione del Centro Veneto Progetti Donna si aggiunge, quindi, un’ulteriore iniziativa grazie alla sensibilità di SC&A, studio di commercialisti e avvocati che ha deciso di diventare partner del TSV e inaugurare una sponsorizzazione triennale. Lo studio con più di 20 professionisti da tempo dimostra una spiccata sensibilità verso iniziative di solidarietà nel territorio padovano,. A questo si aggiunge una serie di investimenti anche nella cultura, come strumento di crescita sostenibile per la collettività e le nuove generazioni. In qualità di partner del TSV, SC&A fino al 2028 si impegna a sostenere produzioni e iniziative culturali dello Stabile del Veneto che affrontano temi come la violenza di genere, permettendo di aumentare ancor di più l’impegno per una società più giusta. La collaborazione prevede anche la promozione del mecenatismo, mediante la piattaforma Art Bonus che consente agevolazioni fiscali a chi decide di sostenere il mondo della cultura e dello spettacolo. La collaborazione con SC&A è solo uno dei passi di un’interlocuzione che il Teatro Stabile del Veneto rivolge alle istituzioni, agli enti del terzo settore, agli studi professionistici e alle realtà imprenditoriali del territorio. Lo scopo è creare una rete virtuosa che possa trasformare il teatro in un megafono per una società più equa, sostenibile e accessibile, dove non ci sia spazio per la violenza in ogni sua forma e per la disparità di genere. Con questa collaborazione, lo studio SC&A si aggiunge ad altri partner privati del TSV impegnati insieme ai soci, a sostenere le attività culturali e sociali dell’ente: BCC Veneta, Carraro group, McArthurGlen Designer Outlet di Noventa di Piave, Imoco group, Ascopiave, Giraldo, Coldiretti e la Fondazione Cariparo con il sostegno a specifici progetti. Una rete composta inoltre già da molte associazioni ed enti del terzo settore, con cui il TSV collabora in attività sociali tra cui Associazione italiana ciechi (Padova, Treviso, Venezia), Ente nazionale sordi (Padova, Treviso, Venezia), Comitato giovani sordi italiani (CGSI - sezione Veneto), Comitato Paralimpico Veneto, Università degli Studi di Padova, Cà Foscari, le case circondariali di Venezia e di Padova, TalentsLab, Polis – Social Hub, Avanscena, This Ability, Casa Priscilla, Centro Veneto Progetti Donna, Passpartout, fondazione La Miglior Vita Possibile ETS. Lo Studio SC&A è una realtà professionale multidisciplinare che da ormai un ventennio presta servizi di consulenza in campo economico, finanziario, giuridico e fiscale. Incentrato sulle figure dei tre soci fondatori – i dottori commercialisti Enrico Grigolin e Francesco Ferri De Lazara, e l’avvocato Filippo Lo Presti - lo studio si compone di dottori commercialisti e avvocati la cui attività risulta coadiuvata da un gruppo di collaboratori dotato di specifica esperienza nei diversi ambiti di competenza.
Il 27 marzo, presso la Chiesa di San Francesco Grande di Padova, gli allievi attori e le allieve attrici dell'Accademia Teatrale Carlo Goldoni metteranno in scena Compianto sul Cristo morto. Le luci del sabato, una sacra rappresentazione per la regia di Paola Bigatto. Note di regia Lo spettacolo nasce da una drammaturgia originale, scritta sulla base delle domande e degli interessi specifici espressi da allieve e allievi del corso, in relazione al mistero della Passione e morte di Gesù Cristo. Ho posto loro le domande che echeggiano, su questo tema, in credenti e non credenti: cosa so della Passione? In che senso mi riguarda? Quali sono gli elementi che mi colpiscono, i dubbi che questa vicenda mi pone davanti? Da queste domande nasce un testo ispirato a una iconografia tradizionale e celebratissima, il Compianto sul Cristo morto, cioè quella situazione in cui i pochi amici di Gesù che non sono scappati dopo il suo arresto, compongono il corpo, schiodato e calato dalla croce, e stanno alla sua presenza. Come accade durante gli ultimi saluti a un morto, disperazione, idee, pareri, ricordi, timori si intrecciano, sullo sfondo di una morte che è avvenuta nel peggiore dei modi: la condanna, la tortura, una fine atroce, e la conseguente disgregazione di un gruppo coeso e potente. Il corpo del defunto è composto e ripulito, ma non si è esaurita l’eco della violenza, una violenza che aleggia sull’intero gruppo, minacciato da ritorsioni da parte del potere centrale. E, per di più, il tempo stringe: calato il sole, secondo la tradizione ebraica del sabato, nessuno può più agire, e i pochi seguaci dovranno abbandonare il cadavere, e ritirarsi. Durante queste esequie, la Passione di Cristo viene raccontata a posteriori, ricostruita attraverso le voci dei presenti che si fanno testimoni frammentari della vicenda dei due reali protagonisti, ormai senza voce: Gesù e Giuda, morti forse a poca distanza di tempo l’uno dall’altro. La ricerca di una spiegazione, di un senso alle azioni della vita, lo sgomento di fronte all’assente, il dolore per la perdita della persona amata, sono quelli che attraversano ogni lutto. E come di fronte a ogni lutto, un mistero di senso aleggia: sarà proprio il soldato romano, che nulla sembra avere a che fare con le promesse di un Messia, a ricordarlo a tutti i personaggi e a noi. Essendo una scrittura composta ad hoc, ho posto attenzione a consegnare agli allievi e alle allieve parti equivalenti, in modo che ciascuno potesse confrontarsi con una figura dal carattere definito e teatralmente interessante. A tal fine, oltre ai personaggi tradizionalmente presenti al compianto (Maria di Nazareth, Maria Maddalena, Maria di Cleofa, Maria Salome, Giovanni, Giuseppe di Arimatea e Nicodemo), è stato aggiunto il soldato, inviato dal potere di occupazione romano, Claudia Procula, la moglie di Pilato, alla disperata ricerca di quel rabbi che il marito ha abbandonato al suo destino, e Matteo, testimone nascosto di tutta la Passione. Lo spettacolo è scandito da canti, proposti e curati dalle allieve e dagli allievi del corso. Ingresso libero su prenotazione a questo link.
Il Teatro Stabile del Veneto prende parte al progetto di Turismo Sociale e Inclusivo della Regione Veneto. Il progetto, rivolto a persone con disabilità, ai loro accompagnatori e alle strutture ricettive, mira a sviluppare iniziative turistiche realmente accessibili e inclusive coinvolge diverse realtà territoriali della Provincia di Padova, tra cui il TSV. Gli obiettivi sono: - sviluppare il Turismo Accessibile e Inclusivo, rivolto a turisti con disabilità e ai loro accompagnatori - realizzare infrastrutture e organizzare servizi accessibili - favorire il protagonismo delle persone con disabilità- sviluppare approcci innovativi per l’integrazione di soluzioni e format volti a rafforzare l’inclusività dell’offerta turistica e dei suoi luoghi, migliorandone la fruibilità, l’accesso e la realizzazione di attività ludico-ricreative destinate alle persone disabili - promuovere percorsi di formazione, informazione e sensibilizzazione per diffondere una cultura dell’accessibilità - realizzare esperienze e attività di coinvolgimento diretto delle persone con disabilità nelle strutture ricettive e nel tessuto turistico locale. Un primo esempio di partecipazione al progetto è stata la visita guidata del 28 febbraio 2026 in cui Filippo, ragazzo laureato in storia e persona nello spettro autistico, ha accompagnato un gruppo di 30 persone, all'interno del Teatro Verdi.
La nuova coproduzione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con Fondazione INDA - Istituto Nazionale del Dramma Antico debutta al Teatro Greco di Siracusa l’8 maggio: Alcesti di Euripide, tradotto dal greco da Elena Fabbro messa in scena dal direttore artistico del TSV Filippo Dini, che interpreterà anche il ruolo di Ferete. A firmare le musiche è Paolo Fresu, mentre sarà Deniz Ozdogan a interpretare il ruolo della protagonista; con lei Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle); Alessio Del Mastro nel ruolo di Apollo, Giulio Della Monica in quello di Thanatos, Sandra Toffolatti sarà l’Ancella, Bruno Ricci il servo, Carlo Orlando il capo del coro che sarà composto da Simonetta Cartia, Gennaro Di Biase, Riccardo Gamba, Lucia Limonta, Margherita Mannino, Carolina Rapillo, Ottavia Sanfilippo, Roberto Serpi, Chiarastella Sorrentino, Dalila Toscanelli. Le scene sono firmate da Gregorio Zurla, i costumi da Alessio Rosati, i movimenti di Alessio Maria Romano, il disegno luci da Pasquale Mari. Accostarsi ad Alcesti di Euripide fa paura, perché significa accostarsi alla Morte. Ad una morte inaccettabile, forse la più inaccettabile di tutte: la morte di una vittima sacrificale. Al tempo stesso Alcesti è, per i filosofi, la prima meditazione sulla morte nella storia dell’Occidente, quindi una pratica di valorizzazione di tutto ciò che c’è di prezioso e sacro nell’atto di vivere, proprio perché Alcesti è una “tragedia a lieto fine”. Che di lieto in realtà conserva ben poco. Come Hitchcock farà un paio di millenni dopo in Psyco, Euripide fa morire la sua protagonista a metà del dramma. Alcesti muore e, in un certo senso, il percorso tragico della nostra storia si conclude. L’arrivo di Eracle, così goffo, così incerto, così grottesco, così fuori luogo e scandaloso, riapre in modo tutto nuovo il racconto destabilizzandoci a tal punto che non siamo nemmeno più sicuri di riconoscerla in quanto “tragedia”. Alcesti fa paura perché su tutto, fin dal principio, sopra a tutta questa portentosa e irresistibile macchina teatrale, perfetta nella sua struttura, chiarissima e allo stesso tempo sfuggente, incombe l’ombra di Ananke, la divinità che personifica il sistema di pensiero della tragedia antica: il nodo del fato che nessuno può sciogliere, nemmeno gli dei e che lega tutti a tutto. Alcesti fa paura perché è la storia di una donna che, spinta soltanto dalla furia beata del suo amore per il marito, sceglie di morire al suo posto. E fa paura perché ritorna dall’Ade. Quattro secoli prima di Cristo, una donna straordinaria si sacrifica per amore e ritorna dalla morte. La donna che torna da laggiù non è quella che è partita, ora questa Alcesti ha visto e fatto esperienza dell’orrore e della disperazione oltre ogni limite, quella che si ricongiunge al marito è l’essere più sacro e misterioso che si possa immaginare nella letteratura e nell’arte di tutti i tempi. Penso alla tragedia di Euripide e non posso non pensare, oggi, al percorso della donna nella storia, dall’inizio dei tempi ad oggi, alla sua evoluzione, alle sue tragiche morti quotidiane, alla sua possibilità di tornare indietro dall’orrore e poter affrontare finalmente, l’oggetto del suo infinito amore. Filippo Dini
Il Teatro Stabile del Veneto ha aperto una procedura di gara europea telematica per l'affidamento del servizio di biglietteria informatizzata e annessi servizi di gestione e prevendita. Il termine per la presentazione delle offerte è il 24 marzo (entro le ore 12.00). → Vai alla procedura di gara
Lo spettacolo Momenti di trascurabile (in)felicità, programmato sabato 7 marzo alle 20.30, è stato annullato per problemi di salute del protagonista Francesco Piccolo. Lo scrittore era atteso sul palcoscenico del Teatro Verdi con Piefrancesco Diliberto, in arte Pif per la rassegna dei Fuoriserie del TSV. Una coppia di artisti che aveva riscosso l’interesse del pubblico padovano. Il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale si scusa con il pubblico, e sta già attivando gli uffici per informare tutti gli spettatori dell’annullamento e fornire le indicazioni per ottenere il rimborso. Per quanti hanno acquistato il biglietto online, il rimborso sarà automatico e avverrà entro domenica 15 marzo. Per chi ha invece comprato il biglietto fisico al Teatro Verdi, il rimborso avverrà in presenza alla biglietteria del Teatro entro martedì 10 marzo (compreso). La biglietteria del Teatro Verdi rimarrà aperta con i soliti orari, da martedì a sabato: ore 10.30 - 13.00 e 16.00 - 18.00. Con apertura eccezionale sabato 7 marzo fino alle ore 21.00.
Il Concorso Internazionale per cantanti lirici Toti Dal Monte è pronto a portare Treviso al centro della scena lirica internazionale. Il concorso dedicato ai cantanti lirici under 35 di tutto il mondo ritorna al Teatro Mario Del Monaco per la sua 52^ edizione, le cui audizioni finali si terranno dal 18 al 23 maggio 2026. Per l’edizione 2026 il titolo scelto è “La traviata”, opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave. Il Comune di Treviso – Teatro Comunale Mario Del Monaco ha aperto in questi giorni il bando rivolto ai giovani cantanti lirici che vogliano candidarsi per il prestigioso concorso intitolato alla memoria di Toti Dal Monte. Vuoi partecipare alla selezione? Il concorso scade il 19 aprile! Scarica il bando!
Lo spettacolo Mirandolina, coproduzione internazionale del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, realizzata con l’Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda e il Teatro Nazionale Croato di Fiume – HNK Rijeka, con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Dublino, è l’occasione per porre attenzione su un tema spesso ignorato. Grazie alla collaborazione tra Teatro Stabile del Veneto e Centro Veneto Progetti Donna, a partire dal debutto del 5 febbraio al Teatro Mario Del Monaco di Treviso, e per tutte le recite di Mirandolina nei teatri del TSV – Teatro Nazionale (Del Monaco di Treviso, Teatro Goldoni di Venezia e Teatro Verdi di Padova) sarà presente in foyer un banchetto informativo e di raccolta fondi per sostenere il progetto Orphan of Femicide Invisible Victim, che sostiene 38 orfani e orfane di femminicidio in cinque regioni italiane: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto. Il progetto, nato nel 2022, ha come capofila la Cooperativa Iside, che raccoglie e gestisce tre centri antiviolenza sul territorio di Venezia e provincia, e a Castelfranco Veneto(TV). I fondi sono destinati a sostenere gli orfani e orfane finanziando percorsi di accompagnamento educativo, psicologico, legale e sociale, intervenendo così su una delle conseguenze più drammatiche e meno visibili della violenza contro le donne. A oggi si stima che siano 2.000 gli orfani e orfane di femminicidio in Italia. Si tratta di bambini che si sono ritrovati senza una famiglia, che nel 75,7% dei casi hanno assistito a violenze domestiche ed episodi di stalking, mentre il 48,5% di loro era presente sul luogo del femminicidio (dati elaborati dall’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, partner del progetto).
Il Teatro Maddalene di Padova diventa palcoscenico europeo per una settimana, all’insegna di accessibilità e inclusione sociale. Provengono da Italia, Serbia e Polonia le sette compagnie teatrali che rispondendo al bando Creative Europe UAD, durante il 2025 hanno esplorato nuovi linguaggi artistici per un teatro più inclusivo, capace di mettere in luce temi come l’esperienza migratoria, la disabilità e l’identità di genere. A conclusione del progetto, il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale ospita il Festival UAD – Universal Art Design, dal 2 al 8 febbraio al Teatro Maddalene di Padova e in altri spazi della città con 15 appuntamenti tra performance teatrali, laboratori, conferenze e attività distribuite nel contesto urbano. UAD è un progetto Creative Europe che vuole portare i principi di accessibilità nati nel contesto architettonico dell’Universal Art Design all’interno delle arti performative. L’accessibilità che prima mirava a rimuovere le barriere architettoniche viene ora declinata nel creare spazi ed esperienze artistiche che si rivolgano a più persone possibili, senza il bisogno di fare speciali adattamenti in corso d’opera. Piuttosto, si chiede alle arti performative di essere il più inclusive possibile fin dall’inizio del processo artistico. Il progetto è guidato da WOAK Wojewódzki Ośrodek Animacji Kultury di Toruń (Polonia), con il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale che partecipa per l’Italia e Kulturanova per la Serbia. I tre enti di produzione artistica hanno riunito 36 giovani artisti e artiste dai loro rispettivi paesi. Provenienti da diverse culture e da differenti contesti di emarginazione e discriminazione, gli artisti hanno lavorato fianco a fianco per portare nel teatro temi come la giustizia sociale, l’uguaglianza e la diversità. Un percorso iniziato a giugno del 2025 a Toruń con nove giorni di workshop internazionale incentrato su pratiche antidiscriminatorie, linguaggi inclusivi e ricerca artistica. Incontrandosi, artisti e artiste hanno costruito un terreno comune, uno spazio di incontro e di scambio creativo, che li ha portati a luglio a Novi Sad per condividere idee e progetti artistici. Da qui nasce la proposta artistica del Festival UAD, che con cura e consapevolezza riflette sulla discriminazione, sull’identità, la disabilità, sul razzismo e sull’appartenenza alla comunità Lgbtqia+. Tutti gli spettacoli di UAD – Universal Art Design sono gratuiti, ma è consigliata la prenotazione disponibile a questo link.
Il terzo anno dell’ATCG, diretto da Giorgio Sangati, debutta venerdì 6 febbraio con Gli ultimi giorni dell’umanità. Studio per un cabaret di guerra. Lo spettacolo in scena anche sabato 7 febbraio. È davvero difficile definire un’opera come Gli ultimi giorni dell’umanità: per via della dimensione, della complessità e della varietà diregistri; non c’è dubbio, però, che si tratti prima di tutto dellatestimonianza di chi è sopravvissuto a un evento senza precedenti e ha sentitola necessità di lasciarne traccia. Da Karl Kraus Regia Giorgio Sangati Con le allieve attrici e gli allievi attori dell’ATCG Biglietti a 6 euro → Acquista ora
Attraversa le epoche e unisce le culture la Mirandolina di Marina Carr. Tra le drammaturghe più influenti del panorama teatrale europeo, Carr si è ispirata a uno dei massimi classici della produzione goldoniana per firmare, a distanza di tre secoli, una riscrittura de La locandiera in chiave dolorosamente contemporanea, che parla al presente di violenza di genere e donne che resistono alla sopraffazione. Il compito di portare sulla scena questo dramma contemporaneo va a Caitríona McLaughlin, anche Direttrice Artistica dell’Abbey Theatre. Mirandolina è una coproduzione internazionale del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, realizzata con l’Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda e il Teatro Nazionale Croato di Fiume – HNK Rijeka, con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Dublino. Lo spettacolo è inserito nell’ambito dell’Olimpiade Culturale Milano – Cortina 2026 e debutta in prima europea il 5 febbraio al Teatro Del Monaco di Treviso. È atteso poi in tournée nei teatri del Nord Italia e della Croazia, mentre in estate arriva a Dublino per aprire il semestre di Presidenza Irlandese del Consiglio dell’Unione Europea. LO SPETTACOLO Il progetto Mirandolina ha inizio con lo Stabile del Veneto che propone a Marina Carr di riscrivere un classico di Carlo Goldoni. La riscrittura dei grandi capolavori è pratica diffusa nell’ambiente teatrale internazionale, sebbene ancora poco frequente in Italia. Fatto sta che tra tutte le commedie di Goldoni, Carr ha scelto di ispirarsi a La locandiera per una riscrittura in grado di affrontare il tema della violenza di genere e la paura delle donne che tentano di resistere alla sopraffazione maschile. Il risultato è uno spettacolo pensato, scritto e messo in scena da donne: la regia è firmata dalla direttrice artistica dell’Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda Caitríona McLaughlin; traduzione e ruolo di dramaturg sono affidati a Monica Capuani e a vestire i panni della protagonista è Gaja Masciale, giovane attrice già nota sul grande schermo per il ruolo nel film Duse di Pietro Marcello. Completano il cast Alex Cendron, Denis Fasolo, Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Giancarlo Previati, Massimo Scola, Andrea Tich e Sandra Toffolatti. Lo staff tecnico è interamente irlandese, con scene e costumi di Katie Davenport, le luci di Paul Keogan e le musiche di Anna Mullarkey. Si tratta di un lavoro interamente realizzato tra Veneto e Irlanda, che unisce culture ed epoche. La connessione tra il ‘700 goldoniano e il presente crea nuove chiavi di lettura per indagare gli abissi dell’animo umano. La pièce è ambientata in un ristorante italiano di Dublino, dove Mirandolina lavora a contatto con uomini che la desiderano e sono disposti a tutto pur di sottometterla al loro volere. L’intelligenza della giovane le permette di tener testa a tutti i suoi spasimanti. Con maestria e ironia Mirandolina si fa beffe di loro, ma il volere maschile non assecondato si dimostra presto capace di gesti terribili, tramutandosi in crudele violenza. Al centro della drammaturgia si trova l’autodeterminazione dell’individuo, concetto caro a Goldoni come a Carr, ma la riscrittura è un’evoluzione del capolavoro goldoniano: i personaggi de La locandiera sono resi odierni in un contesto intriso di logiche che vorrebbero la donna sottomessa. La dura e cruda realtà in cui la vicenda è inserita riduce lo spazio della comicità, per far emergere suspence e senso di pericolo dettato dalle dinamiche di classe e da relazioni sociali con cui le donne devono misurarsi ogni giorno. L’IMPEGNO PER GLI ORFANI E ORFANE DI FEMMINICIDIO Lo spettacolo è l’occasione per porre attenzione su un tema spesso ignorato, grazie alla collaborazione tra Teatro Stabile del Veneto e Centro Veneto Progetti Donna. A partire dal debutto del 5 febbraio al Teatro Mario Del Monaco di Treviso, e per tutte le recite di Mirandolina nei teatri del TSV – Teatro Nazionale (Del Monaco di Treviso, Teatro Goldoni di Venezia e Teatro Verdi di Padova) sarà presente in foyer un banchetto informativo e di raccolta fondi per sostenere il progetto Orphan of Femicide Invisible Victim, che sostiene 68 orfani e orfane di femminicidio in cinque regioni italiane: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Trentino-Alto Adige e Veneto. Il progetto, nato nel 2022, ha come capofila la Cooperativa Iside, che raccoglie e gestisce tre centri antiviolenza sul territorio di Venezia e provincia, e a Castelfranco Veneto (TV). I fondi sono destinati a sostenere gli orfani e orfane finanziando percorsi di accompagnamento educativo, psicologico, legale e sociale, intervenendo così su una delle conseguenze più drammatiche e meno visibili della violenza contro le donne. A oggi si stima che siano 2.000 gli orfani e orfane di femminicidio in Italia. Si tratta di bambini che si sono ritrovati senza una famiglia, che nel 75,7% dei casi hanno assistito a violenze domestiche ed episodi di stalking, mentre il 48,5% di loro era presente sul luogo del femminicidio (dati elaborati dall’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, partner del progetto). Con Mirandolina il Teatro Stabile del Veneto afferma ancora una volta la sua vocazione internazionale. Abbiamo lavorato con due eccellenze del teatro europeo, l’Abbey Theatre di Dublino e il Teatro Nazionale Croato di Rijeka, e lo facciamo secondo i principi dell’Olimpiade Culturale Milano Cortina 2026, quelli dell’inclusione, della solidarietà e della cooperazione fra istituzioni culturali europee, fra enti territoriali come dimostrano oggi i due comuni di Treviso e Rijeka qui presenti e fra imprese– ha sottolineato il Presidente della Fondazione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, Giampiero Beltotto -. Mirandolina ci ha permesso di varcare ancora una volta i confini nazionali, di costruire collaborazioni con importanti istituzioni all’estero, come l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino, e di rafforzare i nostri legami con l’Irlanda e la Croazia. Grazie al sostegno dei nostri soci e dei nostri partner, abbiamo raggiunto palcoscenici che mai avremmo immaginato qualche anno fa, e insieme anche alle imprese del territorio veneto porteremo Mirandolina a Dublino in occasione dell’inaugurazione della Presidenza Irlandese del Consiglio dell’Unione Europea. Questa è la dimostrazione di come il teatro possa aiutare a costruire un’Europa più equa e più coesa”. “Questa coproduzione della Mirandolina celebra in maniera eccellente la “contaminazione” tra le due culture, italiana e irlandese, che questo Istituto Italiano di Cultura in Dublino in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia sostiene fermamente. Sono molto felice che un’affermata drammaturga irlandese come Marina Carr, che ho avuto il piacere di aver incontrato recentemente, omaggi l’Italia ispirandosi, per un suo lavoro contemporaneo, attuale ed incisivo, ad una figura classica del teatro italiano quale Carlo Goldoni, tramutando la tradizione della commedia in dramma moderno – ha sottolineato Michela Linda Magrì, Direttore Istituto Italiano di Cultura di Dublino -. Al contempo mi preme sottolineare il ruolo concreto e attento del Teatro Stabile del Veneto - nel riconoscere il valore dell’opera della Carr, e la portata di uno dei più rinomati teatri irlandesi quale l’Abbey Theatre di Dublino e - nell’abbracciare il suo fondamentale messaggio, nell’ottica dell’internazionalizzazione e di un significativo impegno sociale dell’arte, che pone le basi sia per un pensiero critico foriero di cambiamenti che per futuri momenti di sinergie culturali e artistiche tra l’Italia e l’Irlanda. che auspico fortemente possano rafforzarsi ulteriormente grazie all’Arte” “Da sempre è riconosciuta alla produzione goldoniana una connotazione universale che annulla i confini ed un’attualità che supera il tempo. Una nuova conferma viene da questo spettacolo: una coproduzione internazionale, ispirata da quella che è forse l’opera più famosa di Goldoni, che attraversa i secoli trattando temi di drammatica quotidianità come la violenza di genere e familiare – ha dichiarato il Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani -. Un percorso in linea con il messaggio sociale del grande commediografo veneziano che, tra l’altro, intuì l’emancipazione femminile, rendendo protagoniste donne in grado di guidare le dinamiche della comunità. Nel complimentarmi per questa realizzazione artistica, esprimo apprezzamento per l’iniziativa concreta a sostegno dei giovanissimi senza famiglia in seguito a femminicidio che il Centro Veneto Progetti Donna ha organizzato nelle serate degli eventi”. “Mirandolina è un esempio virtuoso di come la cultura sappia costruire ponti tra Paesi, linguaggi e sensibilità diverse, trasformando la produzione artistica in uno spazio di dialogo autentico e contemporaneo. Una coproduzione internazionale di questo livello, che unisce Veneto, Irlanda e Croazia, assume un valore ancora più significativo nell’anno delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, quando sport e cultura condividono la stessa vocazione, quella di parlare al mondo attraverso i valori del confronto e della coesione – ha affermato il Sindaco di Treviso, Mario Conte -. Il teatro diventa così uno strumento capace di affrontare le grandi questioni sociali del nostro tempo, dalla violenza di genere alle fragilità che colpiscono le persone più esposte, traducendo l’eccellenza artistica in un impegno civile concreto. In questo percorso, il Teatro Stabile del Veneto dimostra ancora una volta come la qualità delle scelte artistiche possa andare di pari passo con una visione europea e con una profonda attenzione alla dimensione sociale della cultura”. “È appropriato che tre Paesi con un patrimonio culturale così ricco lavorino insieme durante due eventi enormemente significativi e simbolici, che attireranno l’attenzione internazionale: le Olimpiadi Invernali e il turno di Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione Europea – ha dichiarato Mark O’Brien, Direttore Esecutivo dell’Abbey Theatre – Teatro Nazionale d’Irlanda -. Le coproduzioni internazionali come Mirandolina riflettono uno spirito di collaborazione che persiste nonostante il mondo sia fratturato dalle divisioni. Questa coproduzione rappresenta gli ideali di integrazione e unità in Europa, che oggi sono più importanti che mai e devono essere salvaguardati e coltivati.” “Trovo sempre estremamente stimolante lavorare a uno spettacolo insieme ad altre istituzioni teatrali. In questo modo vivo lo spettacolo non solo come rappresentazione, ma come luogo di incontro e di contatto culturale, un mezzo per scoprire un intero ambiente culturale. Così, la nostra Mirandolina, una produzione che collega Venezia, Dublino e Fiume, solleva varie domande. In primo luogo, c’è la questione del rapporto tra Goldoni e il nostro tempo, l’incontro tra il XVIII e il XXI secolo, la facilità con cui i temi del grande drammaturgo italiano si traducono nella nostra modernità rimanendo altrettanto forti e comprensibili per il pubblico di oggi – ha affermato Dubravka Vrgoc, Sovrintendente del Teatro Nazionale Croato di Fiume – HNK Rijeka -. Poi vi è il tema dell’incontro tra diverse culture, quella irlandese, quella italiana e quella croata, che prenderà forma durante il percorso della nostra Mirandolina. Infine, emerge il tema della solidarietà in tempi di guerra, di disastri ecologici, economici e di molti altri tipi, in un momento in cui il teatro è costretto a interrogarsi sulla propria posizione in circostanze sociali traumatiche. Sono proprio coproduzioni come la Mirandolina di Goldoni, nella riscrittura contemporanea di Marina Carr, a testimoniare la sostenibilità del teatro e la sua necessità di essere quanto più possibile presenti nelle nostre vite oggi”.