Si comunica che la replica dello spettacolo Alieni in laguna in programma al Teatro Verdi di Padova per mercoledì 6 maggio alle ore 20.30 è stata posticipata a domenica 10 maggio alle ore 19.30 per sopraggiunti impegni dell’artista indipendenti dal Teatro Stabile del Veneto. Gli abbonamenti e i biglietti precedentemente acquistati per la data di mercoledì 6 maggio restano validi per la nuova data di domenica 10 maggio. Gli spettatori che hanno acquistato il biglietto, qualora impossibilitati ad assistere allo spettacolo nella nuova data proposta, potranno chiederne il rimborso entro le ore 18.00 di martedì 5 maggio. Per i biglietti acquistati in biglietteria il rimborso potrà essere chiesto esclusivamente presso la biglietteria, mentre per i biglietti acquistati online la richiesta dovrà essere effettuata via mail scrivendo a biglietteria@teatrostabileveneto.it Ci scusiamo per il disagio
Dopo aver segnato la storia del teatro veneto, il Teatro De La Sena ritorna punto di riferimento per l’arte e la cultura. Attivo dal XVII secolo, sul palcoscenico de La Sena Carlo Goldoni presentò due delle sue prime opere di teatro musicale. Nel 1800 ci lavorò l’architetto Giannantonio Selva, lo stesso della Fenice a Venezia, motivo per cui La Sena è conosciuta come “piccola Fenice”. Dal 1929 il Teatro ha abbassato il sipario che ora, dopo quasi cent’anni, torna ad aprirsi grazie alla collaborazione tra il Comune di Feltre e il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale. LAVORI PUBBLICI Il percorso che conduce oggi alla piena riapertura del Teatro De La Sena è il risultato di un lavoro lungo, complesso e stratificato, che affonda le sue radici nella storia stessa della città. Chiuso dal 1929 a causa della mancanza di adeguate vie di esodo e di sicurezza per il pubblico, il teatro ha conosciuto una prima stagione di recupero a partire dal 1971, grazie alla campagna di sensibilizzazione promossa dalla sezione feltrina di Italia Nostra. Gli interventi si sono protratti, con alterne vicende, fino agli anni Novanta. Una nuova e decisiva fase di restauro è stata avviata nel 2000 con l’accordo di programma tra il Comune di Feltre e la Soprintendenza, che ha consentito il recupero del corpo storico del teatro, lasciando tuttavia ancora irrisolta la questione della completa fruibilità dell’edificio. Questo ulteriore tassello è stato reso possibile grazie al contributo fondamentale di Fondazione Cariverona, fondi statali approvati in Commissione Bilancio e Ambiente della Camera e fondi del Ministero per i Beni Culturali. Nel 2009, dopo ottant’anni dalla chiusura, il teatro ha potuto riaprire solo parzialmente, con una capienza limitata a 123 posti tra platea e primo ordine di palchetti. La svolta è arrivata con il progetto FE1 – Completamento funzionale del Teatro civico La Sena, inserito nel più ampio programma di valorizzazione turistica del territorio feltrino, promosso dal Comune di Feltre quale ente capofila insieme ai Comuni del comprensorio e finanziato attraverso il Fondo per lo sviluppo dei Comuni di Confine. L’intervento, inizialmente previsto per un importo di 2,3 milioni di euro, ha riguardato in particolare la realizzazione della nuova scala di emergenza, la sistemazione dei camerini e il completamento delle opere necessarie a restituire la piena fruizione di platea, palchetti e loggione. Tra il 2016 e il 2019 si sono succeduti l’affidamento della progettazione, l’approvazione del progetto definitivo ed esecutivo e la gara per l’esecuzione delle opere. I lavori, consegnati nel febbraio 2020, hanno subito inevitabili rallentamenti e sospensioni dovuti alla pandemia da Covid-19, a complessi approfondimenti archeologici e a successive varianti progettuali concordate con la Soprintendenza, necessarie in particolare per la realizzazione della scala di emergenza e per l’adeguamento di rivestimenti e coperture. Questi passaggi hanno comportato un incremento del quadro economico complessivo, portato a 2,6 milioni di euro, ma hanno consentito di arrivare oggi alla conclusione di un cantiere strategico per la città, restituendo finalmente al Teatro De La Sena la possibilità di essere vissuto nella sua interezza e di tornare pienamente luogo di cultura, spettacolo e comunità. CANTIERE GOLDONI Grazie alla collaborazione tra il Comune di Feltre e la Fondazione Teatro Stabile del Veneto- Teatro Nazionale, il Teatro De La Sena non solo riaprirà al pubblico, ma tornerà a essere spazio di cultura vivo e produttivo con il progetto La Sena Viva. Cuore della nuova proposta artistica è Cantiere Goldoni, una rassegna per rileggere l’eredità di Carlo Goldoni, il teatro popolare veneto e la sua evoluzione nel tempo realizzata dal TSV in collaborazione con Arteven Circuito Multidisciplinare Regionale. Il Cantiere è un percorso che attraversa tre momenti storici per il teatro veneto – le origini, la riforma goldoniana e le eredità novecentesche – con l’obiettivo di mettere in relazione patrimonio, ricerca e creazione contemporanea. Da oggi è online sul sito del Teatro Stabile l’avviso rivolto alle compagnie teatrali professionali venete, invitate a presentare proposte che spaziano dalla prosa al teatro ragazzi, dalla danza al circo contemporaneo, fino alle forme ibride. L’avviso pubblico nasce con l’intento di trasformare il repertorio goldoniano, esteso all’intera tradizione teatrale veneta, in un laboratorio di linguaggi capace di mettere in dialogo compagnie, artisti e pubblico. Le proposte selezionate confluiranno in una programmazione che si svilupperà tra il Teatro De La Sena, in collaborazione con il Comune di Feltre, e altri teatri regionali, con il coinvolgimento di Arteven, tra settembre 2026 e febbraio 2027. Si tratta della quarta edizione di un avviso che coinvolge l’intera filiera teatrale veneta sostenuta dalla Regione Veneto attraverso il TSV. PROGRAMMAZIONE, CREAZIONE E COMUNITÀ Sulla scia di Cantiere Goldoni il Teatro De La Sena, grazie ad una collaborazione fra il Comune e lo Stabile del Veneto, si trasformerà in un centro attivo di creazione artistica, superando la tradizionale funzione dei territori periferici come semplici luoghi di ospitalità. Il progetto che verrà presentato entro l’estate 2026 vedrà una serie di azioni fra cui produzioni dei diplomati dell’Accademia Teatrale Carlo Goldoni del Teatro Stabile del Veneto, residenze artistiche e percorsi rivolti alla partecipazione della comunità feltrina. Feltre si afferma così come luogo in cui la cultura non solo arriva, ma nasce e si sviluppa. In questo quadro, il ruolo del Teatro Stabile del Veneto è garantire qualità, continuità e riconoscibilità nazionale a un percorso radicato in un contesto decentrato ma vitale. “Questo teatro, autentico gioiello del territorio, deve diventare un vero incubatore culturale al servizio della comunità. Vogliamo che diventi un luogo di aggregazione dove generazioni diverse, dai giovani agli anziani, possano incontrarsi e dare vita alla comunità – sottolinea Dario Bond, Assessore della Regione Veneto con delega alla Montagna -. Grazie al Fondo dei Comuni di Confine, siamo pronti a investire in una rete tra territori che valorizzi i grandi eventi come collante sociale. Ci siamo affidati al Teatro Stabile del Veneto, che dispone delle competenze e delle relazioni artistiche necessarie per restituire a questo spazio il ruolo di punto di riferimento. Tuttavia, per fare davvero la differenza, è fondamentale puntare con decisione anche sul sostegno alle produzioni teatrali”. La riapertura del Teatro De La Sena, dopo un lungo e complesso percorso di recupero architettonico, è un momento storico che va oltre i confini di Feltre e rappresenta il cuore di una nuova visione culturale – afferma Valeria Mantovan, Assessore della Regione Veneto con delega alla Cultura -. Restituiamo alla città e all'intero Veneto la 'piccola Fenice' alla sua piena capienza, trasformandola da luogo storico dove Carlo Goldoni mosse i primi passi a centro attivo di produzione e innovazione artistica contemporanea grazie a progetti come ‘La Sena Viva’ e il 'Cantiere Goldoni'. Insieme al Teatro Stabile del Veneto, vogliamo che questo palco torni a essere un punto di riferimento nazionale dove la cultura nasce, cresce e coinvolge direttamente la nostra comunità valorizzando i talenti del territorio. “La riapertura del Teatro de La Sena significa restituire finalmente a Feltre uno dei suoi luoghi più identitari e preziosi – le parole del Sindaco di Feltre, Viviana Fusaro -. Il Teatro de La Sena non è soltanto uno spazio per la cultura, ma una parte profonda della memoria storica del nostro territorio, un luogo che appartiene ai ricordi collettivi e alla storia della nostra comunità. Riaprirlo ufficialmente significa riconsegnare ai cittadini un patrimonio ritrovato, un simbolo della nostra identità che torna a vivere e a essere condiviso. Erano quasi cento anni, dal 1929, che La Sena non veniva aperta con la capienza massima di 290 posti, quello raggiunto dopo anni di lavori e di attesa è un risultato storico raggiunto da questa Amministrazione”. «Il rilancio culturale del Teatro De La Sena è la dimostrazione di quanto si può raggiungere con la collaborazione tra gli enti pubblici. Ringrazio quindi il Comune di Feltre per averci coinvolto in questo progetto – dichiara Claudia Marcolin, Direttore Generale della Fondazione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale -. Come Teatro Stabile del Veneto siamo legati a questo teatro da radici comuni, perché in questo palcoscenico Carlo Goldoni, nostro padre artistico, mise in scena due delle sue prime opere e 4 anni fa anche noi abbiamo riaperto il nostro teatro Goldoni a Venezia. Da questa eredità prende il via Cantiere Goldoni con un avviso pubblico rivolto alle compagnie professionali venete pubblicato dal TSV in collaborazione con Arteven. Ma il progetto “La Sena Viva” non finisce qui: vogliamo trasformare questo palco in luogo di produzione, artistica e culturale tramite produzioni teatrali con i giovani della nostra Accademia, coinvolgendo giovani artiste e artisti e progetti rivolti alla comunità. Così il Teatro De La Sena torna a essere un punto di riferimento del panorama teatrale veneto». «Per un grande nuovo Teatro che riapre, un nuovo cantiere che lì comincia a prendere forma – dichiara Giancarlo Marinelli, Direttore Generale di Arteven -. “Cantiere Goldoni” vuole proporsi come una grande vetrina in movimento delle compagnie venete e del loro lavoro. Sospesa tra tradizione goldoniana che ha insegnato l'arte del palcoscenico al mondo e l'universo novecentesco e contemporaneo delle drammaturgie a noi più vicine, la forza creatrice del nostro teatro troverà a Feltre la sua - per dirla con l’illustre signor Carlo - Casa Nova».
Da Nord a Sud, Il gabbiano di Filippo Dini ha attraversato tutta Italia per la tournée più lunga di una produzione della Fondazione Teatro Stabile del Veneto negli ultimi dieci anni. Per 98 volte il sipario si è alzato su Il gabbiano, in 19 teatri italiani dove ha riscosso gli applausi di 50.329 spettatori. Una tournée iniziata in Veneto dai teatri dello Stabile Veneto, per poi toccare le maggiori piazze teatrali del Nord Est e scendere la penisola fino alla Sicilia, passando per Piemonte, Toscana, Campania, Liguria, Lazio, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna. Il gabbiano si attesta così tra gli spettacoli del panorama teatrale italiano con più presenze di pubblico e repliche nella stagione 2025/2026. Dopo la prima nazionale del 4 novembre 2025 al Teatro Verdi di Padova, la coproduzione dei Teatri Nazionali del Veneto, di Torino, di Roma, di Napoli e lo Stabile di Bolzano, ha calcato i più prestigiosi palchi italiani registrando ampio successo al Teatro Argentina di Roma, dove ha registrato 6.596 spettatori in 11 repliche, come anche al Teatro Mercadante di Napoli per 11 repliche e 4.913 persone tra il pubblico e le 12 repliche al Teatro Carignano per 6.388 torinesi. Lo spettacolo è arrivato fino in Sicilia, al Teatro Biondo di Palermo e ha concluso la sua lunga tournée il 30 marzo 2026 dopo 7 repliche al Teatro Ebe Stignani Imola. Durante tutta la tournée lo spettacolo è stato seguito da una raccolta fondi promossa da Medici Senza Frontiere ed Emergency nei foyer dei teatri. Il pubblico italiano ha dimostrato grande sensibilità, e complessivamente sono stati raccolti 12.667 euro, che saranno utilizzati dai due enti per aiutare le popolazioni in zone di guerra. “Non posso far altro che dire 50mila volte grazie al pubblico di tutta Italia, che per 98 recite ci ha regalato tutto il suo calore e affetto. Un grazie va a questo meraviglioso cast, a tutto il TSV, ai teatri coproduttori e alle maestranze che abbiamo incontrato in questi mesi di tournée – dichiara Filippo Dini, Direttore Artistico del Teatro Stabile del Veneto e regista dello spettacolo -. “Il gabbiano” è stato una lunga avventura, una produzione ambiziosa per il Teatro Stabile del Veneto che ha attraversato la penisola in lungo e in largo. Da regista, attore e uomo di teatro confesso di aver avuto gli occhi lucidi a ogni chiusura di sipario. Il pubblico italiano ci ha dimostrato che quel fioco baglior di speranza negli occhi dei protagonisti è vivo in tutti noi. Serve avere fiducia nelle nostre migliori energie, nei nostri talenti e ambizioni per resistere al grigiore di una società sull’orlo del baratro”. A distanza di oltre 150 anni dalla prima rappresentazione, Il gabbiano di Anton Čechov continua a riscuote l’interesse del pubblico. È questo che ha spinto Filippo Dini a misurarsi con il capolavoro del drammaturgo russo, per la sua seconda regia da Direttore artistico del Teatro Stabile del Veneto dopo I parenti terribili. Nella doppia veste di regista e attore, nel ruolo di Trigorin, Dini ha scelto al suo fianco Giuliana De Sio per interpretare Arkadina. De Sio, già vincitrice del premio Le Maschere del Teatro Italiano 2025 come miglior attrice, si è misurata con un classico del teatro come raramente accaduto nella sua carriera. A completare il cast gli interpreti Virginia Campolucci, Enrica Cortese, Giuliana De Sio, Gennaro Di Biase, Giovanni Drago, Angelica Leo, Valerio Mazzucato, Fulvio Pepe e Edoardo Sorgente. Il testo rappresentato nasce dalla traduzione di Danilo Macrì; le scene dello spettacolo sono di Laura Benzi, i costumi di Alessio Rosati, mentre a curare le luci e le musiche sono stati rispettivamente Pasquale Mari e Massimo Cordovani. Novità assoluta de Il gabbiano di Filippo Dini è stata la doppia regia. Lo “spettacolo di Kostja” è stato infatti affidato al giovane e talentuoso regista Leonardo Manzan, due volte vincitore della Biennale di Venezia nel 2018 e nel 2020. Una scelta inedita, che ha portato in scena un incontro generazionale tra artisti, permettendo a Manzan di lavorare in totale autonomia nella realizzazione di quello che anche nel testo di Čechov è lo spettacolo di un giovane regista.
Il Festival Prospettiva Danza Teatro torna a Padova dal 21 marzo al 10 maggio. Il progetto del Comune di Padova - Assessorato alla Cultura promosso e realizzato in collaborazione con il Circuito Multidisciplinare Regionale Arteven / Regione del Veneto, la direzione artistica di Laura Pulin ed Eleonora de Logu e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Synlab, giunge quest’anno alla XXVIII edizione. “Consolidato nel tempo come luogo di incontro e di ricerca, Prospettiva Danza Teatro continua a rinnovare il proprio impegno nel raccontare la danza come esperienza artistica, culturale e collettiva - afferma l’assessore alla cultura Andrea Colasio - L’edizione 2026 si propone come uno spazio aperto alla sperimentazione e all’ascolto, dove il corpo diventa strumento di relazione, riflessione e cambiamento, capace di parlare a pubblici diversi attraverso linguaggi sempre più permeabili e contemporanei.” “VOILÀ: tra apparizioni e sortilegi è un’esclamazione che apre alla meraviglia questa XXVIII edizione del Festival. Un gesto di svelamento improvviso, che invita a lasciarsi sorprendere da ciò che accade sulla scena - proseguono le direttrici artistiche Laura Pulin ed Eleonora de Logu - Con gratitudine ringraziamo tutti coloro che rendono possibile questa edizione e il pubblico che, con la sua presenza, continua a dare vita al Festival.” In programma a Prospettiva Danza Teatro 2026 importanti compagnie nazionali e internazionali che si esibiranno negli spazi dell’Agorà del Centro Culturale Altinate-San Gaetano, del Teatro Comunale G. Verdi, del Museo Eremitani e della Fondazione Alberto Peruzzo - Spazio Sant’Agnese. Apertura del festival sabato 21 marzo alle ore 20.30 presso il Teatro Verdi con CASANOVA VARIAZIONI SUL DESIDERIO di COB Compagnia Opus Ballet (spettacolo fuori carnet), una serata dedicata alla figura di Casanova attraverso gli occhi delle coreografe Simona Bertozzi, Michela Lucenti e Erika Silgoner. L'altro appuntamento al Teatro Verdi è fissato per martedì 21 aprile alle ore 20.30 con la compagnia di breakdance di maggior successo al mondo: in DE LA RUE AUX JEUX OLYMPIQUES (spettacolo fuori carnet) la Pockemon Crew ripercorre il cammino di un’intera disciplina, forgiata nella e dalla strada, che ha raggiunto i teatri più prestigiosi e i Giochi Olimpici di Parigi del 2024. Sarà giovedì 7 maggio il secondo appuntamento con le creazioni selezionate per la Vetrina giovane danza d’autore del Network Anticorpi XL, dalle ore 21.30 presso la Sala Ridotto del Teatro Verdi: SUPERSTELLA di Vittorio Pagani è un’indagine esistenziale e artistica che oscilla tra caos e ordine, idealizzazione e realtà, desiderio di compiutezza e fascino del perpetuo divenire; CORAGGIO. La sfortuna non esiste (short) di VIDAVÈ Company riflette invece sul concetto del Sé attraverso una composizione coreografica surrealista ricca in movimento e musica. Chiuderà il festival venerdì 8 maggio alle ore 18.00 presso la Sala Ridotto del Teatro Verdi SEX.EXE, del vincitore del Premio Internazionale Prospettiva Danza Teatro 2025 Pablo Ezequiel Rizzo/Voluptas, che intende creare una dimensione simbolica attraverso la costruzione di immagini archetipiche - tra danza, arte visiva e tecnologia - per sollevare domande e riflessioni intorno al tema dell’oggettificazione del corpo. Il Premio Internazionale Prospettiva Danza Teatro - promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Circuito Multidisciplinare Regionale Arteven e la direzione artistica dell’ideatrice Laura Pulin - giungerà quest’anno alla XVII edizione e avrà luogo domenica 10 maggio alle ore 19.30 presso la Sala del Ridotto del Teatro Verdi. La giuria internazionale sarà composta da direttori artistici, coreografi e operatori del settore. Il Premio desidera sostenere la ricerca, promuovere la creatività e il talento e rappresentare un punto di partenza significativo per una valorizzazione della qualità del lavoro coreutico dei giovani artisti. Consiste in 5.000 euro a sostegno della produzione, una recita durante il Festival Prospettiva Danza Teatro 2027 in anteprima per il Veneto, una settimana di residenza coreografica a Padova e una settimana di residenza coreografica presso Scenario Pubblico di Catania - Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la Danza. Prospettiva Danza Teatro 2026 è realizzato in collaborazione con Spaziodanza Padova, Università degli Studi di Padova, Teatro Stabile del Veneto, Network Anticorpi XL; con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e del Comune di Padova – Assessorato alla Cultura.
Nell’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali lo sport è ancor più sotto i riflettori, compresi quelli del teatro. Sul palcoscenico del Teatro Maddalene sono pronti a salire tre volti noti dello sport, grazie a Sport on Stage, la nuova rassegna pensata e prodotta dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con il supporto di TEDx Padova. Giorgio Minisini, Emma Mazzenga e Francesco Bettella sono i campioni protagonisti di un format stile late show che intreccia con ironia il racconto dei successi sportivi, la divulgazione e l’arte teatrale. I tre sportivi sono attesi sul palcoscenico in due repliche ciascuno. Si inizia il 18 e 19 marzo con Giorgio Minisini, tocca poi a Emma Mazzenga (25, 26 marzo) e si chiude con Francesco Bettella (1, 2 aprile). Il palcoscenico delle Maddalene si trasforma così in un salottino, come quello del noto programma statunitense Tonight Show e del suo corrispettivo italiano Una pezza di Lundini. Giulia Briata e Cristiano Parolin conducono il talk, a partire dai testi di Nicolò Targhetta e con la regia di Sonia Soro. Come in ogni ospitata televisiva che si rispetti, i due conduttori intavolano una conversazione con lo sportivo o la sportiva di turno per far emergere i successi e le difficoltà che si celano dietro la loro professione. Tra barrette proteiche e tisane alle erbe, a condire il tutto ci pensa il pubblico, invitato a partecipare con domande, quiz scherzosi e medaglie d’oro, argento e bronzo. Apre la rassegna Sincronizzati con Giorgio Minisini. Il campione mondiale di nuoto artistico, ideatore di coreografie acquatiche spettacolari e promotore di uno sport accessibile e inclusivo è atteso al Teatro Maddalene il 18 e 19 marzo per raccontare della sua esperienza sportiva. Minisini è un esempio di dedizione e di coraggio, entrambe qualità che gli hanno permesso di abbattere stereotipi e restituire dignità al nuoto artistico, rendendolo disciplina olimpionica. Acquista il tuo biglietto Segue il 25 e 26 marzo Più veloce del tempo, una conversazione con Emma Mazzenga. L’atleta padovana, classe 1933, è una vera e propria leggenda dell’atletica master mondiale. Dopo una carriera da insegnante, torna alle gare a 70 anni e conquista oltre cento titoli italiani, 31 europei, 11 mondiali e quattro record del mondo nelle categorie W80‑W90. La sua velocità a più di novant’anni attira l’interesse della comunità scientifica, che studia il segreto della sua longevità atletica. Con disciplina, passione e uno stile di vita attivo, Emma è oggi un simbolo universale di energia, resilienza e amore per lo sport. Acquista il tuo biglietto A chiudere la rassegna, l’1 e 2 aprile, ci pensa il plurimedagliato nuotatore paralimpico Francesco Bettella in Fissando il soffitto. Il nuotatore padovano, classe 1989, è specialista di dorso in classe S1, ha trasformato il nuoto da semplice terapia infantile a una carriera straordinaria, conquistando medaglie ai Giochi di Rio, Tokyo e Parigi e numerosi podi mondiali ed europei. Atleta tenace e determinato, affianca allo sport un brillante percorso accademico, avendo da poco conseguito il dottorato in Neuroscienze. La sua storia unisce talento, disciplina e una costante ricerca di nuove sfide. Acquista il tuo biglietto
Il 27 marzo, presso la Chiesa di San Francesco Grande di Padova, gli allievi attori e le allieve attrici dell'Accademia Teatrale Carlo Goldoni metteranno in scena Compianto sul Cristo morto. Le luci del sabato, una sacra rappresentazione per la regia di Paola Bigatto. Note di regia Lo spettacolo nasce da una drammaturgia originale, scritta sulla base delle domande e degli interessi specifici espressi da allieve e allievi del corso, in relazione al mistero della Passione e morte di Gesù Cristo. Ho posto loro le domande che echeggiano, su questo tema, in credenti e non credenti: cosa so della Passione? In che senso mi riguarda? Quali sono gli elementi che mi colpiscono, i dubbi che questa vicenda mi pone davanti? Da queste domande nasce un testo ispirato a una iconografia tradizionale e celebratissima, il Compianto sul Cristo morto, cioè quella situazione in cui i pochi amici di Gesù che non sono scappati dopo il suo arresto, compongono il corpo, schiodato e calato dalla croce, e stanno alla sua presenza. Come accade durante gli ultimi saluti a un morto, disperazione, idee, pareri, ricordi, timori si intrecciano, sullo sfondo di una morte che è avvenuta nel peggiore dei modi: la condanna, la tortura, una fine atroce, e la conseguente disgregazione di un gruppo coeso e potente. Il corpo del defunto è composto e ripulito, ma non si è esaurita l’eco della violenza, una violenza che aleggia sull’intero gruppo, minacciato da ritorsioni da parte del potere centrale. E, per di più, il tempo stringe: calato il sole, secondo la tradizione ebraica del sabato, nessuno può più agire, e i pochi seguaci dovranno abbandonare il cadavere, e ritirarsi. Durante queste esequie, la Passione di Cristo viene raccontata a posteriori, ricostruita attraverso le voci dei presenti che si fanno testimoni frammentari della vicenda dei due reali protagonisti, ormai senza voce: Gesù e Giuda, morti forse a poca distanza di tempo l’uno dall’altro. La ricerca di una spiegazione, di un senso alle azioni della vita, lo sgomento di fronte all’assente, il dolore per la perdita della persona amata, sono quelli che attraversano ogni lutto. E come di fronte a ogni lutto, un mistero di senso aleggia: sarà proprio il soldato romano, che nulla sembra avere a che fare con le promesse di un Messia, a ricordarlo a tutti i personaggi e a noi. Essendo una scrittura composta ad hoc, ho posto attenzione a consegnare agli allievi e alle allieve parti equivalenti, in modo che ciascuno potesse confrontarsi con una figura dal carattere definito e teatralmente interessante. A tal fine, oltre ai personaggi tradizionalmente presenti al compianto (Maria di Nazareth, Maria Maddalena, Maria di Cleofa, Maria Salome, Giovanni, Giuseppe di Arimatea e Nicodemo), è stato aggiunto il soldato, inviato dal potere di occupazione romano, Claudia Procula, la moglie di Pilato, alla disperata ricerca di quel rabbi che il marito ha abbandonato al suo destino, e Matteo, testimone nascosto di tutta la Passione. Lo spettacolo è scandito da canti, proposti e curati dalle allieve e dagli allievi del corso. Ingresso libero su prenotazione a questo link.
La nuova coproduzione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con Fondazione INDA - Istituto Nazionale del Dramma Antico debutta al Teatro Greco di Siracusa l’8 maggio: Alcesti di Euripide, tradotto dal greco da Elena Fabbro messa in scena dal direttore artistico del TSV Filippo Dini, che interpreterà anche il ruolo di Ferete. A firmare le musiche è Paolo Fresu, mentre sarà Deniz Ozdogan a interpretare il ruolo della protagonista; con lei Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle); Alessio Del Mastro nel ruolo di Apollo, Giulio Della Monica in quello di Thanatos, Sandra Toffolatti sarà l’Ancella, Bruno Ricci il servo, Carlo Orlando il capo del coro che sarà composto da Simonetta Cartia, Gennaro Di Biase, Riccardo Gamba, Lucia Limonta, Margherita Mannino, Carolina Rapillo, Ottavia Sanfilippo, Roberto Serpi, Chiarastella Sorrentino, Dalila Toscanelli. Le scene sono firmate da Gregorio Zurla, i costumi da Alessio Rosati, i movimenti di Alessio Maria Romano, il disegno luci da Pasquale Mari. Accostarsi ad Alcesti di Euripide fa paura, perché significa accostarsi alla Morte. Ad una morte inaccettabile, forse la più inaccettabile di tutte: la morte di una vittima sacrificale. Al tempo stesso Alcesti è, per i filosofi, la prima meditazione sulla morte nella storia dell’Occidente, quindi una pratica di valorizzazione di tutto ciò che c’è di prezioso e sacro nell’atto di vivere, proprio perché Alcesti è una “tragedia a lieto fine”. Che di lieto in realtà conserva ben poco. Come Hitchcock farà un paio di millenni dopo in Psyco, Euripide fa morire la sua protagonista a metà del dramma. Alcesti muore e, in un certo senso, il percorso tragico della nostra storia si conclude. L’arrivo di Eracle, così goffo, così incerto, così grottesco, così fuori luogo e scandaloso, riapre in modo tutto nuovo il racconto destabilizzandoci a tal punto che non siamo nemmeno più sicuri di riconoscerla in quanto “tragedia”. Alcesti fa paura perché su tutto, fin dal principio, sopra a tutta questa portentosa e irresistibile macchina teatrale, perfetta nella sua struttura, chiarissima e allo stesso tempo sfuggente, incombe l’ombra di Ananke, la divinità che personifica il sistema di pensiero della tragedia antica: il nodo del fato che nessuno può sciogliere, nemmeno gli dei e che lega tutti a tutto. Alcesti fa paura perché è la storia di una donna che, spinta soltanto dalla furia beata del suo amore per il marito, sceglie di morire al suo posto. E fa paura perché ritorna dall’Ade. Quattro secoli prima di Cristo, una donna straordinaria si sacrifica per amore e ritorna dalla morte. La donna che torna da laggiù non è quella che è partita, ora questa Alcesti ha visto e fatto esperienza dell’orrore e della disperazione oltre ogni limite, quella che si ricongiunge al marito è l’essere più sacro e misterioso che si possa immaginare nella letteratura e nell’arte di tutti i tempi. Penso alla tragedia di Euripide e non posso non pensare, oggi, al percorso della donna nella storia, dall’inizio dei tempi ad oggi, alla sua evoluzione, alle sue tragiche morti quotidiane, alla sua possibilità di tornare indietro dall’orrore e poter affrontare finalmente, l’oggetto del suo infinito amore. Filippo Dini
Lo spettacolo Momenti di trascurabile (in)felicità, programmato sabato 7 marzo alle 20.30, è stato annullato per problemi di salute del protagonista Francesco Piccolo. Lo scrittore era atteso sul palcoscenico del Teatro Verdi con Piefrancesco Diliberto, in arte Pif per la rassegna dei Fuoriserie del TSV. Una coppia di artisti che aveva riscosso l’interesse del pubblico padovano. Il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale si scusa con il pubblico, e sta già attivando gli uffici per informare tutti gli spettatori dell’annullamento e fornire le indicazioni per ottenere il rimborso. Per quanti hanno acquistato il biglietto online, il rimborso sarà automatico e avverrà entro domenica 15 marzo. Per chi ha invece comprato il biglietto fisico al Teatro Verdi, il rimborso avverrà in presenza alla biglietteria del Teatro entro martedì 10 marzo (compreso). La biglietteria del Teatro Verdi rimarrà aperta con i soliti orari, da martedì a sabato: ore 10.30 - 13.00 e 16.00 - 18.00. Con apertura eccezionale sabato 7 marzo fino alle ore 21.00.
Il Teatro Maddalene di Padova diventa palcoscenico europeo per una settimana, all’insegna di accessibilità e inclusione sociale. Provengono da Italia, Serbia e Polonia le sette compagnie teatrali che rispondendo al bando Creative Europe UAD, durante il 2025 hanno esplorato nuovi linguaggi artistici per un teatro più inclusivo, capace di mettere in luce temi come l’esperienza migratoria, la disabilità e l’identità di genere. A conclusione del progetto, il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale ospita il Festival UAD – Universal Art Design, dal 2 al 8 febbraio al Teatro Maddalene di Padova e in altri spazi della città con 15 appuntamenti tra performance teatrali, laboratori, conferenze e attività distribuite nel contesto urbano. UAD è un progetto Creative Europe che vuole portare i principi di accessibilità nati nel contesto architettonico dell’Universal Art Design all’interno delle arti performative. L’accessibilità che prima mirava a rimuovere le barriere architettoniche viene ora declinata nel creare spazi ed esperienze artistiche che si rivolgano a più persone possibili, senza il bisogno di fare speciali adattamenti in corso d’opera. Piuttosto, si chiede alle arti performative di essere il più inclusive possibile fin dall’inizio del processo artistico. Il progetto è guidato da WOAK Wojewódzki Ośrodek Animacji Kultury di Toruń (Polonia), con il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale che partecipa per l’Italia e Kulturanova per la Serbia. I tre enti di produzione artistica hanno riunito 36 giovani artisti e artiste dai loro rispettivi paesi. Provenienti da diverse culture e da differenti contesti di emarginazione e discriminazione, gli artisti hanno lavorato fianco a fianco per portare nel teatro temi come la giustizia sociale, l’uguaglianza e la diversità. Un percorso iniziato a giugno del 2025 a Toruń con nove giorni di workshop internazionale incentrato su pratiche antidiscriminatorie, linguaggi inclusivi e ricerca artistica. Incontrandosi, artisti e artiste hanno costruito un terreno comune, uno spazio di incontro e di scambio creativo, che li ha portati a luglio a Novi Sad per condividere idee e progetti artistici. Da qui nasce la proposta artistica del Festival UAD, che con cura e consapevolezza riflette sulla discriminazione, sull’identità, la disabilità, sul razzismo e sull’appartenenza alla comunità Lgbtqia+. Tutti gli spettacoli di UAD – Universal Art Design sono gratuiti, ma è consigliata la prenotazione disponibile a questo link.
Il terzo anno dell’ATCG, diretto da Giorgio Sangati, debutta venerdì 6 febbraio con Gli ultimi giorni dell’umanità. Studio per un cabaret di guerra. Lo spettacolo in scena anche sabato 7 febbraio. È davvero difficile definire un’opera come Gli ultimi giorni dell’umanità: per via della dimensione, della complessità e della varietà diregistri; non c’è dubbio, però, che si tratti prima di tutto dellatestimonianza di chi è sopravvissuto a un evento senza precedenti e ha sentitola necessità di lasciarne traccia. Da Karl Kraus Regia Giorgio Sangati Con le allieve attrici e gli allievi attori dell’ATCG Biglietti a 6 euro → Acquista ora
17 ottobre h. 20.30 – Teatro Goldoni, Venezia Alessandro D’Avenia II talento: non privilegio ma vocazione Scrittore, insegnante e sceneggiatore, Alessandro D’Avenia torna al Festival nella prestigiosa cornice del Teatro Goldoni per parlarci dei mille modi in cui il talento può esprimersi, talento non come privilegio ma come vocazione, una “chiamata interiore” che ci porta a dare al mondo un valore aggiunto, a trovare un senso al destino, a chiamare per nome la propria immaginazione. Il suo romanzo d’esordio è Bianca come il latte, rossa come il sangue (Mondadori, 2010), da cui viene tratto l’omonimo film prodotto da Rai Cinema, alla cui sceneggiatura partecipa in prima persona. Tra le altre pubblicazioni si ricordano: Cose che nessuno sa (Mondadori, 2011), Ciò che inferno non è (Mondadori, 2014), L’appello (Mondadori, 2020), e Resisti cuore. L’Odissea e l’arte di essere mortali (Mondadori, 2023). I suoi romanzi sono tradotti in più di venti paesi, e il 6 dicembre 2012 ha ricevuto il Premio Internazionale padre Pino Puglisi per “l’impegno mostrato a favore dei giovani”. Biglietti https://www.vivaticket.com/it/ticket/alessandro-d-avenia-il-talento-non-privilegio-ma-vocazione/272319 13 ottobre h. 20.30 – Teatro Goldoni, Venezia Massimo Recalcati psicoanalista, saggista Il talento del desiderio Filosofo e saggista, Massimo Recalcati è lo psicoanalista che più ha contribuito alla trasmissione del pensiero di Jacques Lacan in Italia. È membro della Società Milanese di Psicoanalisi, direttore dell’Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata di Milano e fondatore di Jonas (Centro di Clinica Psicoanalitica per i nuovi sintomi). Ha insegnato alle Università di Urbino, Bergamo, Losanna e Pavia, e attualmente all’Università di Verona e allo Iulm di Milano. Nel 2017 gli è stato conferito il Premio Hemingway “Testimone del nostro tempo”. Nel 2018 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro della città di Milano. Collabora con «la Repubblica» e con «La Stampa». Fra le sue ultime pubblicazioni: La legge della parola. Radici bibliche della psicoanalisi (Einaudi, 2022), La luce delle stelle morte. Saggio su lutto e nostalgia (Feltrinelli, 2022), A pugni chiusi. Psicoanalisi del mondo contemporaneo e Jacques Lacan. Ereditare il reale? (Feltrinelli, 2023). Castelvecchi ha pubblicato Il lapsus della lettura. Leggere i libri degli altri (2023). Biglietti https://www.vivaticket.com/it/ticket/massimo-recalcati-il-talento-del-desiderio/272320
Titizé – A Venetian Dream continua per tutta l’estate a stupire il pubblico del Teatro Goldoni raccontando Venezia con acrobazie, danze, virtuosismi funambolici e giocoleria. Mentre le repliche si susseguono ogni sera dal mercoledì alla domenica alle 19.00, per stupire ancor di più si dà la possibilità allo spettatore di salire sul palcoscenico: virtualmente, indossando un visore. Sono otto i visori di realtà aumentata voluti dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale e presentati oggi, 29 luglio, al punto IAT di Vela. Indossando i visori si entra nel vivo delle acrobazie e si diventa protagonisti dello spettacolo ufficiale della città di Venezia, prodotto dal TSV con la Compagnia Finzi Pasca in partnership con Gli Ipocriti di Melina Balsamo. Il video a realtà aumentata di Titizé prodotto dalla Fondazione Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale è stato registrato con sistemi di ripresa all’avanguardia composti da multicamere da circa 30 obbiettivi, che riprendendo da più angolazioni hanno creato una visione stereoscopica e tridimensionale dei quadri che compongono la magia di Titizé. Anche gli artisti della Compagnia Finzi Pasca sono stati coinvolti: hanno indossato bodycam e videocamere fissate su caschetti e corpetti per riprendere lo spettacolo dal punto di vista di chi realizza le acrobazie. Il risultato è un’esperienza soggettiva a 360 gradi con una visuale dinamica in prima persona. Sembra cioè di essere parte attiva dello spettacolo, di trovarsi sul palcoscenico stando con i piedi stabili a terra. La tecnologia utilizzata dai visori ha una risoluzione di 8K in ultra alta definizione, molto all’avanguardia rispetto alle soluzioni in mercato. Partner tecnologico del TSV per questa iniziativa è Impersive Srl. Gli otto visori saranno messi a disposizione di cittadini e turisti in più punti della città e della provincia di Venezia dove resteranno a disposizione per tutto il periodo in cui Titizé resta in cartellone al Goldoni: fino al 3 agosto e poi dal 20 agosto fino al 21 settembre. Due visori saranno nei punti IAT di Vela, altri due saranno disponibili al Teatro Goldoni, due saranno portati nei camping Marina di Venezia e Union Lido Mare a Cavallino Treporti e uno si troverà a McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet. Ma la magia non finisce qui: quello di Titizé è il primo momento di un progetto di innovazione appositamente pensato dal TSV – Teatro Nazionale per il Teatro Goldoni, in autunno sarà disponibile un altro video di realtà aumentata interamente incentrato sul Goldoni, rivolto a quanti vorrebbero scoprire il teatro. Il palcoscenico moderno più antico ancora in attività, nonostante i suoi 400 anni di storia, si attesta così tra i teatri più attenti alle ultime frontiere dell’innovazione tecnologica. “Un'iniziativa culturale in cui si fondono arte, tradizione e innovazione tecnologica, offrendo uno sguardo inedito sul mondo del teatro – ha commentato l'assessore al Turismo del Comune di Venezia, Simone Venturini - Questi visori non ci regaleranno solo un 'effetto wow' ma, grazie alla realtà aumentata, supereranno la semplice narrazione scenica di uno spettacolo che, già di per sé, mescola linguaggi e generi, tra commedia dell'arte, musica, danza e acrobazia. Una rappresentazione che ci riguarda tutti, che racconta il nostro territorio, il nostro essere veneziani. Questi visori ci permetteranno quindi di osservare le nostre vite e le nostre identità da prospettive inedite, arricchendole di significato come solo l'arte sa fare. “Il Teatro Stabile del Veneto si attesta tra i teatri nazionali più attenti alle ultime frontiere dell’innovazione tecnologica. Abbiamo scelto di sperimentare la realtà aumentata nel teatro moderno più antico ancora in attività in Italia, il Goldoni – ha affermato Claudia Marcolin, Direttore Generale della Fondazione Teatro Stabile del Veneto -. I visori con le immagini di Titizé sono un importante passo in un percorso di digitalizzazione che abbiamo intrapreso e a breve verrà realizzato un nuovo video, sempre in realtà aumentata, dedicato alla storia di questo teatro usufruibile da chiunque lo voglia visitare. Attraverso l'innovazione vogliamo raggiungere un pubblico che forse mai si avvicinerebbe ad un teatro così antico, così come stiamo sperimentando soluzioni digitali all'interno dell'Accademia Teatrale dove giovani attrici e attori sperimentano device digitali e riflettono sull'uso del digitale in scena e fuori scena, valorizzando le relazioni che ne possono nascere durante le restituzioni al pubblico. Insomma, non ci basta una storia prestigiosa: crediamo in un sistema teatrale e culturale che non si adagia sul presente e sul passato, ma coglie le sfide poste dal futuro e dialoga con il settore scientifico-tecnologico, solo apparentemente lontano dal teatro”. “Vela con la piattaforma Venezia Unica e con la propria rete sul territorio di punti IAT - ha dichiarato Fabrizio D’Oria Direttore Operativo di Vela S.p.A. - è partner del progetto di offerta di spettacolo di qualità e continuativa del Teatro Goldoni con Titizé. I visori, che saranno disponibili negli IAT di San Marco e della Stazione, non solo faciliteranno il dialogo sull’offerta culturale della città ma accoglieranno i visitatori con nuovi device in grado di raccontare in anteprima lo spettacolo con una tecnica unica, immersiva a 369 gradi”.