"Il gabbiano" prodotto dal TSV termina una tournée di 98 date in Italia, superando i 50mila spettatori

Da Nord a Sud, Il gabbiano di Filippo Dini ha attraversato tutta Italia per la tournée più lunga di una produzione della FondazioneTeatro Stabile del Veneto negli ultimi dieci anni. Per 98volte il sipario si è alzato su Il gabbiano, in 19 teatri italiani dove ha riscosso gli applausi di 50.329 spettatori. 

Una tournée iniziata in Veneto dai teatri dello Stabile Veneto, per poi toccare le maggiori piazze teatrali del Nord Est e scendere la penisola fino alla Sicilia, passando per Piemonte, Toscana, Campania, Liguria, Lazio, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna. Il gabbiano si attesta così tra gli spettacoli del panorama teatrale italiano con più presenze di pubblico e repliche nella stagione 2025/2026. Dopo la prima nazionale del 4 novembre 2025 al Teatro Verdi di Padova, la coproduzione dei Teatri Nazionali del Veneto, di Torino, di Roma, di Napoli e lo Stabile di Bolzano, ha calcato i più prestigiosi palchi italiani registrando ampio successo al Teatro Argentina di Roma, dove ha registrato 6.596 spettatori in 11 repliche, come anche al Teatro Mercadante di Napoli per 11 repliche e 4.913 persone tra il pubblico e le 12 repliche al Teatro Carignano per 6.388 torinesi. Lo spettacolo è arrivato fino in Sicilia, al Teatro Biondo di Palermo e ha concluso la sua lunga tournée il 30 marzo 2026 dopo 7 repliche al Teatro Ebe Stignani Imola.

Durante tutta la tournée lo spettacolo è stato seguito da una raccolta fondi promossa da Medici Senza Frontiere ed Emergency nei foyer dei teatri. Il pubblico italiano ha dimostrato grande sensibilità, e complessivamente sono stati raccolti 12.667 euro, che saranno utilizzati dai due enti per aiutare le popolazioni in zone di guerra.

Non posso far altro che dire 50mila volte grazie al pubblico di tutta Italia, che per 98 recite ci ha regalato tutto il suo calore e affetto. Un grazie va a questo meraviglioso cast, a tutto il TSV, ai teatri coproduttori e alle maestranze che abbiamo incontrato in questi mesi di tournée – dichiara Filippo Dini, Direttore Artistico del Teatro Stabile del Veneto e regista dello spettacolo -. “Il gabbiano” è stato una lunga avventura, una produzione ambiziosa per il Teatro Stabile del Veneto che ha attraversato la penisola in lungo e in largo. Da regista, attore e uomo di teatro confesso di aver avuto gli occhi lucidi a ogni chiusura di sipario. Il pubblico italiano ci ha dimostrato che quel fioco baglior di speranza negli occhi dei protagonisti è vivo in tutti noi. Serve avere fiducia nelle nostre migliori energie, nei nostri talenti e ambizioni per resistere al grigiore di una società sull’orlo del baratro”. 

A distanza di oltre 150 anni dalla prima rappresentazione, Il gabbiano di Anton Čechov continua a riscuote l’interesse del pubblico. È questo che ha spinto Filippo Dini a misurarsi con il capolavoro del drammaturgo russo, per la sua seconda regia da Direttore artistico del Teatro Stabile del Veneto dopo I parenti terribili. Nella doppia veste di regista e attore, nel ruolo di Trigorin, Dini ha scelto al suo fianco Giuliana De Sio per interpretare Arkadina. De Sio, già vincitrice del premio Le Maschere del Teatro Italiano 2025 come miglior attrice, si è misurata con un classico del teatro come raramente accaduto nella sua carriera. A completare il cast gli interpreti Virginia Campolucci, Enrica Cortese, Giuliana De Sio, Gennaro Di Biase, Giovanni Drago, Angelica Leo,Valerio Mazzucato, Fulvio Pepe e Edoardo Sorgente. Il testo rappresentato nasce dalla traduzione di Danilo Macrì; le scene dello spettacolo sono di Laura Benzi, i costumi di Alessio Rosati, mentre a curare le luci e le musiche sono stati rispettivamente Pasquale Mari e Massimo Cordovani. Novità assoluta de Il gabbiano di Filippo Dini è stata la doppia regia. Lo “spettacolo di Kostja” è stato infatti affidato al giovane e talentuoso regista Leonardo Manzan, due volte vincitore della Biennale di Venezia nel 2018 e nel 2020. Una scelta inedita, che ha portato in scena un incontro generazionale tra artisti, permettendo a Manzan di lavorare in totale autonomia nella realizzazione di quello che anche nel testo di Čechov è lo spettacolo di un giovane regista. 

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