• 24 Gennaio 2021 18:00

Con questa produzione live, il Teatro Comunale Quirino de Giorgio di Vigonza (PD), propone uno spettacolo che rientra nel percorso #TempoPresente del programma 2020-21 in cui ci eravamo fatti questo augurio “a Teatro e con il Teatro possiamo riconoscerci comunità ogni volta nuova e gioire insieme per le continue sorprese”.

Nonostante la temporanea chiusura dei teatri l’Amministrazione Comunale e l’associazione Echidna, che con Cristina Palumbo cura la rassegna #TempoPresente, ha ugualmente deciso per la settimana della Memoria 2021 di invitare a Vigonza la compagnia teatrale di Jacob Olesen per rappresentare dal vivo lo spettacolo dedicato a Primo Levi che è stato molto apprezzato in Italia e all’estero, PRIMO, tratto da Se questo è un uomo.

In scena Jacob Olesen con le musiche originali di Massimo Fedeli e le immagini tratte dalle opere di Eva Fischer.

L’Assessora alla Cultura Catia Facco, da poco insediata, ha voluto questa iniziativa sia per offrire alla cittadinanza e alle scuole un importante appuntamento in occasione della Settimana della Memoria che per ristorare, anche se in parte, gli artisti e operatori della cultura fermati nella loro attività occupazionale dalla lunga pandemia.

 

Note di regia

A volte si sopravvive per poter raccontare. Primo Levi è sopravvissuto per raccontare.
Lo spettacolo Primo vuole dare voce alla sua testimonianza, perché non si può dimenticare, non si deve. L’intensità e la leggerezza della parola di Levi, insieme alla grande valenza letteraria del suo racconto, hanno favorito il nostro lavoro e mostrato la strada da seguire. I suoi dialoghi hanno già una forza teatrale e la descrizione che fa degli uomini aiuta il lavoro dell’attore.
Si tratta quindi ancora di raccontare, anzi di raccontare nel modo più immediato e amplificato, di far rivivere l’esperienza di Levi e dei suoi compagni scomparsi, a un pubblico diverso e più vasto, alle nuove generazioni. La sua testimonianza viene rappresentata con stupore razionale, semplicità e, per quanto possibile, con leggerezza, per guidare lo spettatore a una conclusione, a una sentenza, senza gridargliela nelle orecchie, senza dargliela già fabbricata. Per questo motivo c’è molta attenzione, oltre che alle atrocità, anche ai momenti ed episodi di vita quotidiana, di distensione, di sogno. Cercando di conservare la carica umana dei personaggi, anche se annientati dalla violenza e consumati dal conflitto permanente al quale cercavano di sopravvivere.

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