• 19 Aprile 2020 18:00
  • UNA STAGIONE SUL SOFÀ

    Il Nordest in tournée

     

    spettacolo in versione integrale

    ONLINE domenica 19 aprile, ore 18.00

     

    Goldberg: È questo il migliore dei mondi?

    Mr. Jay: Ne conosci uno migliore?

    Goldberg: Nella mia immaginazione

    «Al tempo stesso Genesi teatrale, Passione e commedia-backstage» questo è Le variazioni Goldberg nelle parole di Ivica Buljan, che firma l’adattamento drammaturgico della nuova produzione del Teatro Stabile Sloveno. Il regista di questa commedia satirica, che con spietata acutezza ebraica tratta del teatro, del mondo e dei dogmi di fede, è Robert Waltl, che il pubblico del Teatro Stabile Sloveno ha già conosciuto come attore negli spettacoli Porcile di Pierpaolo Pasolini e Zio Vanja di Nejc Gazvoda da Čehov.

    La sua prima regia a Trieste porterà sul palcoscenico il linguaggio tagliente dell’autore di Mein Kampf, che in questo testo del 1991 tratta le storie del Vecchio e Nuovo Testamento sul palcoscenico di una bizzarra e altrettanto realistica compagnia teatrale.
    Secondo Buljan il testo rivela «la natura eretica del teatro»: in un teatro di Gerusalemme il regista Jay decide di mettere in scena lo spettacolo più importante della sua vita. Tabori ci presenta le vicende più riconoscibili delle Sacre Scritture, coinvolgendo nel suo humor corrosivo Adamo ed Eva, Caino e Abele, Abramo, Sara e Isacco, il libro di Giona, Mosè, Aronne e la crocifissione di Cristo. Errori e scivoloni attendono la compagnia ad ogni passo, mentre la prima si avvicina inesorabilmente. Il rapporto tra il regista egocentrico e autoritario e l’assistente Goldberg, sempre più esaurito, suggerisce chiaramente la questione esistenziale del rapporto tra l’uomo e il Regista superiore dell’esistenza.

    George Tabori e Heiner Muller sono i continuatori ideali del teatro di Bertolt Brecht. Mentre Muller ha decostruito e radicalizzato la posizione del maestro, Tabori ha colto la vena giocosa del teatro popolare di Brecht, gli elementi del cabaret, unendoli con un senso dell’umorismo peculiare. Dei contenuti e del concetto dello spettacolo Le variazioni Goldberg il regista Robert Waltl ha scritto: «Con un viaggio attraverso le vicende che compongono la civiltà ebraico-cristiana, Tabori mostra la propria versione sul destino del popolo eletto. Parallelamente assistiamo alle comiche vicende che ruotano attorno alla preparazione dello spettacolo, scopriamo le scorribande erotiche del regista con la donna di servizio, con la scenografa e infine con la femme fatale della situazione, l’attrice Tereso Tormentina. Lo spettacolo è al tempo stesso didattico e woodyalleniano, fondendo elementi del Vecchio Testamento con immagini di cultura pop, come sono ad esempio gli Hell’s Angels.»
    In questo folle backstage il regista non proprio onnipotente ha le sembianze di Vladimir Jurc, mentre la sua vittima sacrificale Goldberg è l’attore Tadej Pišek. Sul palco si trasformano di ruolo in ruolo Primož Forte, Jernej Čampelj, Maja Blagovič, Saša Pavlin Stošić, Nikla Petruška Panizon, Jose e Franko Korošec.

    Il testo nella traduzione di Mojca Kranjc vive nelle scenografie del tandem Ben Cain e Tina Gverović, il light design è a cura di sonda57 & Toni Soprano Meneglejte, le coreografie sono di Selma Banich sulle musiche scelte da Tamara Obrovac. I costumi sono firmati da Ane Savić Gecan.

     

    Il parallelismo con Heiner Müller è inevitabile. Furono entrambi allievi di Brecht e hanno ereditato il compito di creare un mondo di finzione autentico e al contempo di sperimentare, ricercando i confini della nuova drammaturgia. Come Müller, anche Tabori produce variazioni del medesimo grande dramma. Se il primo si è votato alla radicalizzazione del mezzo teatrale, Tabori ne svela con gioia e ironia il suo volto istrionico.

    Mr. Jay è il regista e il Dio del teatro, il suo palcoscenico pertanto è l’immagine del mondo. La prima è prevista tra sette giorni, ma tutto va storto, «proprio come era successo a Dio» ironizza Tabori, dal momento che il mondo non si è rivelato come lo aveva immaginato il suo Creatore. Müller si chiede se dopo Auschwitz si possa ancora produrre poesia, ma George Tabori ne Le variazioni Goldberg dimostra che dopo Auschwitz non solo si possono scrivere poesie, ma anche battute di spirito.

    Ivica Buljan

    Assistente di Brecht, sceneggiatore di Hitchcock, amico di Charlie Chaplin e amante di Greta Garbo, autore drammatico ungherese che scrive in tedesco, ebreo, agente dei servizi segreti britannici, che ha tratto ispirazione dalla propria imponente autobiografia per scrivere drammi e che con la propria incredibile carriera incarna appieno la storia dell’arte scenica, del teatro e del cinema del XX secolo.

    Da quando ho fondato il Centro Culturale Ebraico di Lubiana cerco di tracciare su un foglio bianco nomi e fatti del passato che possano contribuire in qualche modo a scrivere la storia del XX secolo e a indicarci la strada per il futuro.

    George Tabori è un grande drammaturgo che è oggi ricordato soprattutto per la sua farsa antihitleriana dal titolo emblematico Mein Kampf, da lui scritta, diretta e interpretata. Secondo lui bisognava divertire il pubblico con i mostri dell’era nazista per ridimensionali e umiliarli.
    Questo messaggio, inviato da un ebreo che ha perso quasi tutti i membri della propria famiglia ad Auschwitz, ha avuto una forte risonanza negli anni Novanta quando sembrava che la nuova Europa, fondata sull’onore, avesse sepolto per sempre i traumi del passato.

    Robert Waltl