foglio di sala

note di drammaturgia

di Dario Merlini

Nel corso degli anni con Compagnia Oyes ci siamo confrontati con Zio Vanja e con Il gabbiano, rispettivamente negli spettacoli Vania e Io non sono un gabbiano, ma Čechov è sicuramente il nostro autore di riferimento, e il suo sguardo al contempo spietato e affettuoso sulle vicende e miserie umane restano un punto di riferimento per noi anche quando lavoriamo su drammaturgie originali.

L’amore e il rispetto per il grande drammaturgo russo si esprimono, nei nostri lavori, attraverso un tradimento e una riscrittura radicali dei testi originali, dei quali però cerchiamo di rispettare fedelmente l’essenza e le atmosfere esistenziali, avvicinandoli alle nostre esperienze personali e alle nostre sensibilità e cercando di costruire qualcosa che sia profondamente contemporaneo ma non una semplice attualizzazione.

Partiamo sempre da un lavoro di improvvisazione, durante il quale gli attori possano trovare punti di risonanza tra loro stessi e i personaggi originali, mischiando e fondendo le rispettive biografie.

Abbiamo lasciato agli allievi molta libertà di attingere dai materiali cechoviani: sia dai racconti che dagli atti unici e dalle commedie più famose, chiedendo loro di fornire aneddoti personali o inventati che avessero un’affinità tematica con le situazioni di partenza, contaminandoli con scritture automatiche e improvvisazioni via via più strutturate.

Il risultato è una festa che ci sembra costituire una summa dei temi e delle atmosfere presenti nelle opere di Čechov e nei nostri precedenti spettacoli: il fallimento, il trascorrere del tempo, l’amore non corrisposto, le differenze sociali e le aspirazioni artistiche. Uno spettacolo collettivo che è un atto d’amore nei confronti dell’Autore.

 

note di regia

di Stefano Cordella

Čechov Bordello è il racconto di una società narcisistica fortemente condizionata dal bisogno di consenso. Tutto è performance: che si tratti di una dichiarazione d’amore, una richiesta d’aiuto, la condivisione di un successo o di una crisi. Le storie personali vengono strumentalizzate per aumentare il gradimento, rendendo sempre più ambiguo il confine tra verità e finzione. La grande festa per l’inaugurazione di una villa diventa il pretesto perfetto per scatenare i conflitti tra gli invitati. In un’atmosfera surreale si incontrano alcuni personaggi dei testi più importanti di Čechov spogliati del loro passato e in balia di un meccanismo perverso che proverà a smascherarli in tutti i modi.

Lo spettacolo affronta in chiave tragicomica anche il rapporto tra tradizione e nuove forme tanto caro a Čechov: «Non lo capisco più questo mondo qui. Che bisogno c’è di distruggere sempre tutto?» si chiede a un certo punto il vecchio Firs.