• 7 Giugno 2020 20:00

UNA STAGIONE SUL SOFÀ

Il Nordest in tournée

 

spettacolo in versione integrale

ONLINE domenica 7 giugno, ore 20.00

 

Un tramonto infuocato sullo sfondo e in primo piano il crepitio degli spari a scandire il trittico tratto da Anomalie dello scrittore triestino Mauro Covacich, che con rara intensità e acutezza compone una riflessione universale ed emozionante sul tema della guerra. Ripercorre il conflitto nell’ex Jugoslavia, usato come pars pro toto per raccontare di atrocità ancora attuali.

«Ogni parte del trittico» spiega Igor Pison, ottimo regista cui è stato affidato questo significativo lavoro che intreccia linguaggi letterari e di scena «presenta una peculiarità estetica e poetica, perché viene filtrata dal personaggio che la racconta. Anche il lavoro sugli attori è stato portato avanti in questa direzione: si mischiano infatti realismo e formalismo. La guerra è una situazione che nega la vita. Tutti ne sono possibili e potenziali vittime».

Pison, che si è formato ed è molto richiesto in Germania, Austria e Slovenia, ha già lavorato con successo con la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e qui dirige con la meticolosità che lo contraddistingue Filippo Borghi, Federica De Benedittis, Andrea Germani e Riccardo Maranzana il cui concentrato apporto, inserisce in una partitura stimolante e significante di gesti, toni, suoni, movimenti dove nulla è casuale. Basti l’esempio del collegamento con i Balcani, espresso attraverso la ricerca musicale che si snoda durante lo spettacolo: attraverso canzoni che dicono molto di quegli anni, come Nakon svih ovih godina (Dopo tutti questi anni) dei Bijelo Dugme che sono stati il gruppo rock più famoso della Jugoslavia, Samo da rata ne bude (Che non ci sia più la guerra) del cantautore serbo Djordje Balaševi

e Imam pjesmu za tebe (Ho una canzone per te) dell’attore e musicista croato Rade Serbedija.

Un linguaggio registico che valorizza i tre diversi racconti sulla guerra, come pure la poetica di Covacich che con quei temi ha saputo fare i conti «proprio negli anni» scrive «in cui mi stavo abituando a pensare alla guerra come a un’esperienza televisiva».

È anche in ciò il senso dell’operazione voluta dallo Stabile: nella dura presa di coscienza che il dolore, l’atrocità e l’insensatezza appartengono a ogni guerra, ad ogni tempo, e che non si tratta mai, purtroppo, di orizzonti lontani. Inquietante sottolinearlo, ispirandosi alla memoria di un conflitto che un paio di decenni fa ci ha sfiorato appena. In Anomalie il conflitto è osservato da occhi diversi in balia della violenza, accomunati dal fatto di poter diventare in un istante vittime o carnefici, di anelare all’amore o alla morte. Ci sono i ragazzi di Sarajevo che marinano la scuola per giocare a pallacanestro. La più banale delle bravate, che per loro è un ostinato aggrapparsi alla normalità, un’ostinata sfida alla realtà: il campo di basket, come il posto di lavoro, la scuola, il mercato, si raggiunge infatti sfidando la mira dei cecchini, abbassandosi sul tram sotto gli spari nemici, schivando la paura dei campi minati. C’è poi chi sta dall’altra parte: un cecchino rintanato in cima a un grattacielo che, prima di colpirle, immagina con cinismo la vita delle sue prede e alla fine diverrà preda egli stesso. E poi l’amore struggente di due giovani, cui l’odio di razza e di religione ha rubato anche la speranza.