• 5 dicembre 1995 17:30
  • E’ considerata la commedia dell’addio di Goldoni a Venezia; infatti, è stata rappresentata la sera del 16 febbraio 1762, in piena stagione di carnevale, poco prima che il commediografo veneziano par­tisse per Parigi. Da allora il lavoro è stato riletto prevalentemente come una metafora del distacco dalla sua città: seppure sia inne­gabile il riferimento autobiografico, la tema­tica-guida è fortemente condizionata dalla felice descrizione dell’ambiente dei tessitori lagunari.
    Goldoni non solo mostra di conoscere il fondo la “lingua” della corporazione, la loro struttura organizzativa e produttiva, la loro condizione sociale, ma appare anche consa­pevole della crisi in cui versa l’industria tes­sile in quegli anni, a causa della concorren­za dei prodotti francesi.
    In tal modo la commedia acquista una luce nuova e rivela una prospettiva interpretativa inedita; la riforma di teatro che Goldoni spe­rimenta, nell’età dei capolavori, valorizza l’osservazione della realtà d’ogni giorno, accentua l’attenzione verso la “drammatur­gia quotidiana” di Venezia. Non a caso negli anni sessanta del Settecento la scena goldo­niana presenta personaggi corali, che sono fortemente legati al proprio gruppo di appartenenza, che agiscono e parlano in modo coerente, secondo regole proprie. Si tratta, perciò di verificare il loro rapporto con il mondo esterno, con quanti parlano una lingua differente.

    La festa che il testor Zamaria organizza in casa sua per festeggiare con altri “fabbrica­tori di stoffe” e con i garzoni e i lavoranti, non interrompe l’esercizio della loro profes­sione, non sospende i problemi lavorativi; il quadro goldoniano esalta il manifestarsi dei sentimenti, il piacere della conversazione, le schermaglie giovanili, il gioco della mene­ghella, intrecciandoli con l’operatività del mestiere, con la preoccupazione di perdere i migliori artigiani, pronti a partire verso altre destinazioni, e con i rapporti commer­ciali con altri paesi.
    Lungo tale linea interpretativa ciascuna figu­ra goldoniana ritrova una dimensione più incisiva all’interno di un gruppo sociale ben riconoscibile; la presenza di Madame Gatteau, la ricamatrice francese, ha il signifi­cato di un confronto con una differente mentalità imprenditoriale; l’addio di Anzoleto, disegnatore di stoffe in partenza per la Moscovia, dà un significato più alto al progetto del commediografo, nel momento stesso in cui s’accinge a riIanciare la propria sfida teatrale in una nazione forse più pro­pizia.
    Una delle ultime sere di Carnovale è una commedia piena di brio e divertimento. che suscita continuamente il riso e propone allo spettatore di oggi l’immagine vivace e colo­rita della Venezia settecentesca, facendogli gustare la sua musicalissima lingua e la fre­schezza del gioco, come desiderio di fuga dalla vita d’ogni giorno.

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