• 16 marzo 2018 20:45
  • La nuova produzione della MM Contemporary Dance Company porta in scena la rivisitazione di due titoli tratti dal repertorio di balletto del ‘900, entrambi messi in scena a Parigi, agli inizi del secolo, dai Ballets Russes di Diaghilev: Le Silfidi, nella versione del coreografo spagnolo Gustavo Ramirez Sansano, artista che da anni crea lavori per importanti compagnie come, tra le altre, il Nederlands Dans Theater, il Balletto di Amburgo, la Hubbard Street Dance Chicago, la Compañía Nacional de Danza, e Pulcinella, a opera di Michele Merola, direttore artistico e coreografo principale della MM Contemporary Dance Company.

     

    Le Silfidi, creazione di Gustavo Ramirez Sansano per la MM Contemporary Dance Company, utilizza le partiture di Fryderyk Chopin impiegate nel 1907 da Michail Fokine al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo per la sua Chopiniana, ribattezzata Les Sylphides (spiriti femminili del vento e dei boschi nella mitologia germanica) per il suo debutto in Occidente, a Parigi nel 1909, nella prima stagione dei leggendari Ballets Russes di Djagilev. Definito un balletto concertante, termine con il quale si indica la danza pura, astratta, priva di trame e personaggi, illustrazione e specchio di una partitura, la coreografia originale è un omaggio al balletto romantico dei primi decenni del 1800 e alle sue eteree e diafane creature, colte in un trasognato dialogo con un poeta.          Nella propria versione, Ramirez Sansano rispetta il fascino e le atmosfere del balletto originale. Ne dà però una propria personale lettura servendosi per questo di una breve e fantasiosa narrazione, nella quale ciascuno dei danzatori simboleggia una certa ispirazione. Il coreografo, consapevole e noncurante dell’usanza di interpreti femminili per Les Sylphides, usa all’unisono uomini e donne, a cui affida il compito di rovesciare ruoli e identità in palcoscenico, mentre la figura del poeta è incantata da una delle più potenti fonti d’ispirazione: l’amore

     

    La prima rappresentazione del balletto Pulcinella è all’Opéra di Parigi, nel 1920, ad opera dei Ballets Russes di Djagilev; le musiche, di Igor Stravinskij, sono ispirate da pagine di G. B. Pergolesi e di altri autori del ‘600 e ‘700. A pagine danzanti di per sé, come tanta musica del ‘700, il compositore imprime il proprio segno: in sintonia con il soggetto, ne fa una garbata caricatura, celebrata per ricchezza di ritmi e freschezza di armonie, esaltata da Leonide Massine, coreografo, e Pablo Picasso, per scene e costumi.

    Nel realizzare la propria versione, Michele Merola rispetta il passato, e i grandi capolavori prodotti sul tema, ma si muove per una propria strada. La colonna sonora è composta da alcuni brani del balletto e dalle “escursioni” realizzate dal compositore Stefano Corrias. La contaminazione della partitura originale è dettata dall’esigenza di disporre di momenti più intimi, più scarni dal punto di vista musicale, per poter chiarire chi sia veramente  Pulcinella: il coreografo ha voluto mettere in evidenza in questo lavoro il versante solitario, malinconico e drammatico dell’alfiere napoletano. “Pulcinella – dice il coreografo – è una persona, è un immagine, è un pensiero anche di solitudine. È un pensiero che non muore mai, infatti nella coreografia questo personaggio sembra morire più volte, ma poi sempre si rialza, segno della sua continua possibilità di rinascita, perché la libertà che porta in sé Pulcinella, tutto quello che è nuovo, tutto quello che è verità potrebbe essere soffocato, ma sempre torna a vivere.” Nel bianco e nero predominante dei costumi e della scena, compare solo una punta di rosso: è Pulcinella, il cui cuore batte al di là di ogni tentativo di farlo morire, e continua a pulsare, nel bene e nel male, nel bianco e nel nero. Cosa resta, in questo balletto, della sua prima edizione? Ridotta all’essenziale la vicenda, ed eliminati i personaggi accessori, restano Pimpinella, la giovane amata da Pulcinella, il Mago, che usa la luce come guida per trovare una via di uscita nel percorso della storia, e le due coppie di amanti. Il coreografo non ha voluto infatti seguire la trama costruita nel 1920, ma si concentra sulla personalità del protagonista e sulle vicende principali, che ruotano attorno a lui: il suo amore per Pimpinella, la presunta morte, il finale, simbolo di rinascita. “La scena conclusiva – dice Merola – in cui Pulcinella indossa di nuovo il suo cappello, che tante volte ha all’interno dello spettacolo, ma che spesso si toglie per essere simile al resto della società, simboleggia la sua scelta: si rende conto che essere come la società lo vorrebbe non lo porta da nessuna parte, e quindi sceglie di essere se stesso, sceglie la verità”.

    Teatro Verdi

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    Orario di biglietteria  

    Fino al 24 giugno 2018
    dal martedì al sabato 10.00/13.00 – 15.00/18.30
    in tutte le giornate di spettacolo 10.00 /13.00 – 15.00 / inizio spettacolo
    domeniche con spettacolo 15.00 / inizio spettacolo

     

    Via dei Livello 32 - Padova - 35139 - Italia