• 26 novembre 1997 16:24
  • Poco conosciuta e rappresentata, La guerra, andata in scena per la prima volla a Venezia durante il Carnevale del 1760, è frutto delle esperienze maturate da Carlo Goldoni molti anni prima. Per scri­verla egli attinge a piene mani ai ricordi di un anno cruciale, il 1733, durante il quale, a seguito di molte avventure, lascia l’impiego e si dedica al teatro. È lo stesso Goldoni a raccontare le proprie avventure nelle prefa­zioni ai diciassette tomi delle commedie edite a Venezia dal Pasquali e al termine della propria vita nelle Memorie. Egli ricorda come nel 1733, assunto in qualità di segretario del residente della Serenissima a Crema, ebbe modo di visionare le corri­spondenze riguardanti progressi o disegni dei belligeranti, di essere inviato in missione e di assistere alla resa di Pizzighettone dopo dodici giorni di assedio. “Non credo si dia spettacolo al mondo più bello, più vivo, più dilettevole di un armistizio. Il campo parea una cuccagna. Danze, giochi, gozzoviglie, tripudi. Un infinito concorso di popolo, che vi accorrea da tutti i luoghi circonvicini. Un ponte gettato sopra la breccia, per dove comunicavano gli inimici, divenuti amici per il momento. Tutt’era in festa, tutt’era in gioia. lo ho dato una picciola idea di questo ameno spettacolo nella commedia intitolata La Guerra” (Prefazione al XII tomo del­l’ediz. Pasquali). Nelle Memorie Goldoni ammette di essersi anche ispirato alla impressionante vista della battaglia di Parma (1734). L’argomento, già trattato da Goldoni ne L’amante militare, viene mag­giormente sviluppato in questa commedia che narra dell’assedio di una fortezza e “di virtuosi caratteri militari” (come precisato nella dedica). La scena si sposta continua­mente dal campo degli assedianti alla piaz­za assediata senza che, diplomaticamente, vengano mai nominate le forze in campo (identificabili nel conflitto tra francesi e tedeschi). Quest’opera comica è densa­mente popolata di ritratti assai diversi tra loro: il luogotenente storpio che nonostan­te le grucce non si tira indietro di fronte alle schermaglie – siano esse belliche che amorose – il commissario che anticipa denaro agli ufficiali per un interesse pro­porzionato ai rischi, la donna che sa sacrifi­care all’onore dell’amato la propria passio­ne. Non mancano poi amoretti in campo e in cittlà, ufficiali intraprendenti e famiglie in discordia, finché la pace non accomoda tutto e sancisce il finale lieto della comme­dia. Il Teatro Stabile del Veneto allestisce un’opera scarsamente frequentata dalle compagnie per l’impegnativo numero di interpreti e affida all’esperienza e alla sen­sibilità di Luigi Squarzina il compito di resti­tuire questo complesso affresco goldonia­no su di un tema tornato purtroppo di tra­gica attualità in questi anni, coadiuvato da Graziano Gregari per scene e costumi e Germano Nlazzocchetti per le musiche. Ad un’ Europa che torna a fare i conti con le proprie radici storiche e culturali sembrano rivolte le ultime battute della commedia: ” … auguriamo a tutti la pace [… ] preghia­mo dal cielo la continuazione di quella tranquillità che è frutto di sapere, di prudenza e di perfetta moderazione.»