• 21 novembre 2007 13:42
  • La famiglia dell’antiquario è un’opera leggera come il fumo e delicata come una ragnatela. Goldoni la colloca in una lontana Palermo, che è come dire Venezia. E i suoi personaggi sono più veneziani dello stesso Rialto, tutti toccati dalla stessa luce del miracolo e avvolti dalla stessa acqua che li riflette. Un lunatico collezionista di “anticaglie” e suo figlio, una contessa che non va d’accordo con sua nuora, figlia di un bottegaio danaroso che finirà per mettere ordine nella casa, una coppia di amici che aiutano a ingarbugliare “la pièce” e tre maschere che sopravvivono come possono approfittando della follia generale. Tutto qui. Un intero universo. E vita. Tonnellate di vita in forma di teatro. Di quando stiamo parlando? Goldoni ci parla di lui e dei suoi contemporanei, …è chiaro …però, solamente? Mi sembra di intuire che, nel delicato esercizio di scrivere una commedia senza trama, Goldoni dia ai suoi personaggi con poche pennellate un’essenza molto profonda e molto nitida e così fresca e profumata che come un raggio di luce attraversa con nitidezza i tempi, si ferma e li illumina per un attimo, per poi arrivare fino al nostro presente. In qualsiasi angolo della città possiamo ancora sentire l’eco delle sue parole che non sappiamo bene se siano uscite da una finestra duecento anni…o due minuti prima, parole come anelli di una lunga catena che è stata tessuta attraverso gli anni. L’umanità, col tempo, ha accumulato tante cose buone e cattive che dovrebbero aver sepolto una voce di due secoli fa, come quella di Goldoni, e invece l’eco di questa voce è ancora chiara e vicina. Forse perché visti dal suo sguardo, i sentimenti e le manie sonno le stesse? Chi osserva chi in questo testo raffinatissimo e misterioso? Siamo noi che osserviamo Goldoni o è lui che ci guarda malizioso e sorridente soprattutto contento di aver indovinato una specie di codice genetico di comportamento che perdura allegramente e si ripete e continua a girare come gira il mondo? È questo viaggio dalla sua voce fino alla nostra eco, con le sue fermate e le sue riprese, quello che osserva da qualche parte lo sguardo giocondo di Goldoni?

    Lluis Pasqual