Cos’è per un giovane che ha 30 anni nel 2015 la guerra del 1915? Quanto quella parte di storia lo riguarda in prima persona? Quanto una strada, una piazza, un monumento vengono associati a colui o colei a cui sono intitolati o quanto piuttosto si collegano a qualcosa che ha a che fare con la quotidianità delle nostre vite? Tutto è giocato sulla metafora calcistica, che diventa campo d’azione per costruire accostamenti arditi su di un tema intoccabile come la Grande Guerra. Un testo anti-narrativo, dove un coro di voci, come un gruppo di ultrà da stadio, discetta sul tema con sano distacco, rispedendo al mittente la retorica delle celebrazioni. Un’opera che si colloca fuori dal coro, potente, dissacrante e comunicativa.

 

 

MICHELE RUOL (Padova, 1986)

Laureato in Medicina e Chirurgia si sta specializzando in Chirurgia Pediatrica. Ha pubblicato racconti in diverse raccolte, tra cui “Il veneto del futuro” (Marsilio 2005); “Giovani Cosmetici” (Sartorio 2008); “L’amore ai tempi dell’Apocalisse” (Galaad 2015). Nel 2013 è stato finalista al concorso nazionale Subway-Letteratura. Collabora come drammaturgo con la compagnia teatrale Amor Vacui, per la quale ha curato i testi dello spettacolo “Ho un pinguino nella scarpa e due attori nel cappello” (2015).

 

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