• 20 novembre 2009 16:44
  • La schiava troiana Andromaca trova protezione presso il santuario della dea Teti, per sfuggire alla persecuzione di Ermione, figlia di Elena e moglie di Neottolemo, figlio di Achille. Ermione, che nutre un odio profondo per Andromaca, colpevole di aver partorito a Neottolemo come concubina un figlio che lei non ha saputo dare al marito, aiutata dal padre Menelao, cerca con ogni mezzo di uccidere Andromaca e il figlio Molosso.
    Neottolemo nel frattempo si è recato a Delfi, per chiedere perdono ad Apollo di avergli, un tempo, domandato ragione dell’uccisione di Achille. Andromaca e il figlio sfuggono alla morte, mentre Ermione, temendo il castigo da parte del marito, lascia il palazzo di Ftia per seguire Oreste, cugino e un tempo sposo promesso di Ermione. Le allusioni a Neottolemo sono frequenti nel corso della tragedia e creano un clima di sospensione e di attesa che in realtà non verrà mai soddisfatta, perché il figlio di Achille farà ritorno da Delfi solo dopo aver trovato la morte per disegno di Apollo e per mano di Oreste.

    Sono rimasto affascinato dalla struttura di Andromaca. Le aree di indagine di Euripide si susseguono e si intersecano scandagliando argomenti su argomenti: l’umanità in piena crisi, dove ciascuno è causa della disperazione dell’altro; le conseguenze della guerra, manifestate in un’alterazione di equilibri familiari prima stabili; la condizione della donna, i suoi impulsi di generosità, la sua astuzia paziente, la violenza cupa dei suoi sentimenti; i temi di fondo sui quali vive la tragedia si offrono numerosi e si commetterebbe un errore se se ne afferrasse uno e lo si rendesse motivo dominante.
    Ma qual è davvero la strategia drammaturgica di Euripide? A un’indagine approfondita, un personaggio – Neottolemo – viene frequentemente citato, evocato e, via via che il testo procede, diventa un principio ispiratore attraverso il quale si sviluppa programmaticamente l’esplorazione del modulo della presenza assente. L’orchestrazione è sapientissima, il presente-assente si trasforma continuamente: dall’attesa di Neottolemo salvatore per Andromaca, il ruolo si ribalta poi in rapporto con Ermione e il potenziale soccorritore diventa potenziale persecutore, la tragedia cambia forma con uno sviluppo antitetico delle sue premesse. Questa evoluzione non esaurisce lo sviluppo del modulo: con l’arrivo di Oreste l’ipotetico persecutore Neottolemo si trasforma in vittima. A sua volta, questo stratagemma provoca la rotazione dei ruoli svolti dai diversi personaggi: nello svolgersi del dramma si succedono l’attesa di un liberatore, l’attesa di un persecutore, l’ansia e la sofferenza connesse al ritorno di un eroe in pericolo, ossia le tre situazioni fondamentali dell’attesa tragica. Quando il presente-assente giunge in scena è troppo tardi: in questo caso, un Godot entra sul palcoscenico in pompa magna, ma da morto.
    La trama da intrigo di Andromaca restituisce il senso di una realtà inafferrabile e sfuggente, che rende sistematicamente vane le aspettative dei personaggi in scena, nell’attesa continuamente frustrata di un miraggio. In tutto questo, Andromaca assurge a protagonista, centro di questo errore che viene risolto dalla profezia di Teti, che ci lascia un amaro in bocca da favola distorta. Sposo le tesi che vedono Andromaca in scena nel finale, con una disperazione senza pianto che la conduce a individuare il nuovo pericolo: il morbo della vendetta, che pervade con una costanza raffinatissima e chirurgica le pieghe di questa tragedia, potrebbe contagiare anche il piccolo Molosso (lo stesso Oreste ne è stato contagiato e io lo evidenzio facendogli aprire lo spettacolo, con un intervento che chiarifica la concatenazione da intrigo della pièce). Il mutismo di Andromaca della versione originale euripidea, giunge a uno sviluppo che trova le sue ragioni anche nella fruibilità di questo testo oggi. È ipotesi fondata che in origine, il protagonista della tragedia ricoprisse i ruoli di Andromaca e Oreste, il deuteragonista quelli di Ermione e di Peleo e il tritagonista tutti gli altri. Questa distribuzione avrebbe reso possibile la presenza di Andromaca nel finale.
    In sintesi, Andromaca è tragedia del caos e dell’ordine, un meraviglioso pot-pourri di personaggi fuori dai ranghi dell’equilibrio che ruotano intorno a una donna che vacilla ogni volta per motivi diversi e veementi, ma che sempre si rialza, sempre prende una decisione, sempre estrae dal suo ventaglio di possibilità una soluzione da tentare. Con un obiettivo di fondo: assicurare la continuità, la stirpe, la discendenza. Ha vacillato tragicamente una volta quella di Peleo, che ha perso Achille, suo figlio. Ma anche quella di Andromaca, cui è stato ucciso Astianatte, gettato dalle mura di Troia. Genitori di figli uccisi, trauma disperato che anche gli dei possono condividere, perché di Achille Teti è madre e presso il suo santuario Andromaca cerca rifugio dalla persecuzione di Menelao e della figlia Ermione. Ermione unica sposa possibile per Oreste, che cerca discendenza in lei, in un ratto consensuale e perverso che ignora la sterilità della figlia di Elena. In questa storia senza tempo che è storia di sempre, l’equilibrio di Andromaca è labile e cangiante, ma Molosso, il figlio avuto da Neottolemo, vivrà. La chiosa finale è paideia, ora è il momento di educare il figlio rimasto. L’Apollo-dio della sapienza che esce massacrato dalla visione di Euripide: il dio che distribuisce agli altri sentenze oracolari e fa da giudice del diritto per tutti gli uomini ha conservato memoria di discordie passate, come farebbe un uomo meschino: come è possibile considerarlo saggio? In questa logica il quarto stasimo recupera il senso di vero e proprio contro-inno ad Apollo, il dio cui Oreste ha dato ancora una volta ascolto nella sua ennesima azione omicida.

    Alessandro Maggi

    Mascia Musy Andromaca
    Antonio Zanoletti Peleo
    Irene Vecchio Ermione
    Stefano Scandaletti Oreste
    Alessandro Lombardo Menelao
    Woody Neri Messaggero
    Mirella Mastronardi La donna di Ftia
    Beatrice Niero La serva
    Elisabetta Balia Teti
    Luca Vecchiarino Figlio di Andromaca

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