• 2 agosto 2015 19:00
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    In questo lavoro Elsinore è la stanza del trucco che lentamente diventa il Regno di Danimarca. Il regista ci trasporta un attimo prima che la tragedia abbia inizio, quando gli attori si preparano davanti allo specchio a divenire personaggi, in quel luogo dove l’esistenza si trasforma nel suo doppio, lungo il sottile crinale tra arte e vita.

    Scrive il regista lituano: “Abbiamo un bisogno estremo di autoanalisi per capire il mondo e le decisioni che prendiamo sulla nostra vita. Può anche darsi che abbiamo bisogno di nutrire una certa paranoia per proteggerci dagli errori nell’interpretare il mondo. Abbiamo bisogno di vincere la calma che ci circonda, di imparare e di re-imparare che è un’illusione. Ecco perché Amleto è la più attuale delle opere del nostro tempo. La domanda di Amleto ci sembra assurda di primo acchito. La nostra esistenza è così confortevole. E il futuro sembra quasi garantito. In realtà il futuro va cercato dentro di noi, non negli slogan della politica o nella pubblicità commerciale. Dobbiamo squarciare il velo che nasconde la vita ai nostri occhi, dobbiamo fare a pezzi questa supposta esistenza sicura. La sicurezza può essere molto pericolosa”.

     

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    Teatro Goldoni

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