drammaturgia collettiva degli allievi attori dell’Accademia Carlo Goldoni

a cura di Paola Bigatto

 

Si tratta di un progetto che viene da lontano, poiché questo nostro lavoro era previsto per il novembre 2020: usciti dal primo lock down, avevamo proposto ai nostri allievi alcuni compiti di ricerca testuale che stimolassero la rielaborazione di quegli accadimenti che avevano vissuto direttamente e drammaticamente: l’isolamento, la malattia, la prossimità della morte. Da questo primo materiale sono stati individuate delle costanti, tra cui immagini ricorrenti, figure, situazioni, che hanno aiutato a identificare alcuni testi di riferimento che ci hanno accompagnato per tutto il lavoro, e che si trovano, citati, rielaborati, o soltanto evocati, nel copione finale. Si tratta, prima di tutto, dei Drammi marini di O’Neill, visto che le immagini e le evocazioni relative al mare si erano presentate come la più solida costante nei compiti degli allievi. A questo si sono uniti alcuni grandi classici della letteratura marina: La ballata del vecchio marinaio, Ventimila leghe sotto i mari, la Fine del Titanic, ma anche la Sirenetta (da Andersen alla Yourcenar), nonché la quattrocentesca Nave dei folli (e il film omonimo del ’65), ma anche il film Exodus e La nave dei dannati, oltre alla vera storia della nave Capitaine Lemerle e il suo gruppo di artisti in fuga dall’Europa nazista. Storie di ricerca di salvezza, di evoluzione, ma anche di malattia, allontanamento, disperazione. Questo complesso materiale è stato rielaborato seguendo delle scelte strutturali determinate dalle limitazioni imposte dalla situazione pandemica: in scena potevano essere solo pochi attori per volta, e che non giungessero a un contatto fisico.  Tutto questo, prima di una quarantena che ha interrotto il nostro lavoro proprio nel momento in cui la drammaturgia si sarebbe confrontata con la scrittura scenica. Così, in questo modo avventuroso, sono arrivati a noi, a quasi un anno dalla prima elaborazione dei compiti drammaturgici, tre quadri con sei personaggi, legati insieme da due figure che le presentano e commentano: tre canovacci di Commedia, in cui il realismo dei Drammi marini ha incontrato il potente linguaggio della maschera, con la sua capacità evocativa del mondo ctonio e ancestrale degli spiriti, testimoni della prossimità tra la vita e la morte.

Paola Bigatto

 

La terra in cui scavano Gog e Magog, i mostri- avvoltoi mangiatori di cadaveri, e il mare che contiene le tre storie del nostro spettacolo: questi elementi hanno determinato la scelta dei colori, delle atmosfere e delle immagini, caratterizzate dalla commistione tra elementi realistici e elementi extra quotidiani. L’elemento centrale del lavoro è stata la costruzione di una logica scenica che facesse rientrare i diversi materiali del testo nel linguaggio della maschera. Questa necessità espressiva si è sposata bene con l’esigenza didattica, sempre presente quando lavoriamo registicamente in un contesto formativo: la necessità che gli allievi acquisiscano, al di là dell’uso o meno della maschera (non tutti i personaggi la portano), i codici, i metodi e la sapienza di un teatro di tradizione che ha sviluppato nei secoli una straordinaria e unica efficacia comunicativa, e che rimane la base del teatro moderno.

Michele Modesto Casarin

 

In scena il 17 e il 18 settembre 2021 nella sala del Ridotto del Teatro Verdi di Padova.