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Nel giorno in cui Carlo Cecchi lasciò la vita

Scritto da Redazione | 24 gennaio 2026

Oggi l’arte drammatica è un po’ più povera. Oggi gli attori e le attrici in Italia hanno perso la loro luce più violentemente luminosa, hanno perso un po’ del loro fuoco, del loro desiderio, della loro urgenza. Oggi la “prova” non è più “in atto”. Oggi l’accadimento del teatro non accade. Oggi brancoliamo nel buio, sentiamo la tua voce, Carlo, crudele, che ci saluta da lontano, impietosa come sempre, e come sempre ci sprofonda nell’oblio, lasciandoci inebetiti davanti alla mancanza del tuo furore, e della tua ironia, che ci permetteva di osare oltre la nostra immaginazione, oltre la nostra volontà, oltre le meschine paure umane. Buon viaggio. Noi restiamo qui, orfani, per il tempo che ci è concesso, nel tentativo quotidiano di dar prova di quel furore, di quell’essere estremo che tu sei stato. Ora sei nella Verità, che ti sia di conforto, finalmente.

Filippo Dini