Come materiale di lavoro per le allieve e gli allievi attori del secondo anno dell’Accademia Palcoscenico ho scelto un grande classico: ‘Il Misantropo’ di Moliere.

Scritto nel 1666 rappresenta uno dei testi più interessanti e complessi del drammaturgo francese che, dopo la censura delle sue ultime opere, abbandona una comicità libera e dissacrante per elaborare un nuovo genere che mescola dramma e commedia.

Moliére mette in discussione il concetto stesso di ridicolo, lo vira al nero e porta in scena la sua totale sfiducia nei confronti del mondo della corte e della sua cronica ipocrisia.

Da grande autore, però, non risparmia nessuno, nemmeno se stesso e così il misantropo che è in lui si svela sul palco anche nelle sue incoerenze e debolezze (emotive e affettive).

In particolare emerge l’insanabile contraddizione tra amore e ragione, il compromesso tra l’ideale e il reale, tra natura e civiltà. Sarebbe impossibile, però, sintetizzare tutti i temi nascosti in questo capolavoro che attraverso una mirabile galleria di personaggi non smette di parlarci attraverso i secoli.

Durante le quattro settimane del laboratorio abbiamo letto e analizzato insieme il testo, familiarizzato con le difficoltà del verso e della rima che lo caratterizzano e studiato alcune ipotesi di interpretazione e di messa in scena per un pubblico contemporaneo.

Giorgio Sangati

 

Sala del Ridotto

30 Novembre 2018