Teatro e Formazione
Peter Stein guida 22 giovani attori
alla scoperta di Platonov di Anton Čechov

Il maestro del teatro europeo, ospite alla Giudecca del Teatro Stabile del Veneto, per il laboratorio della fase specialistica del Modello Veneto TeSeO_Teatro Scuola e Occupazione

Un tavolo con sopra degli scacchi, un pianoforte, uno specchio, un divano e una porta. Sono gli elementi di scena del laboratorio teatrale su Platonov di Anton Čechov tenuto dal maestro del teatro europeo Peter Stein, ospite fino al 31 luglio del Teatro Stabile del Veneto, per i 22 giovani attori e registi della fase Specialistica del Modello Veneto TeSeO_Teatro Scuola e Occupazione, il programma di formazione teatrale sviluppato dallo Stabile e dalla Regione del Veneto, in collaborazione con Accademia Teatrale Veneta.

Iniziato lo scorso 18 luglio, nelle aule del Teatro Junghans alla Giudecca, il laboratorio teorico e pratico ha dato ai ragazzi la possibilità di leggere il testo, preparare la scena e immedesimarsi nei ruoli del primo atto di Platonov, guidati da Peter Stein, annoverato tra i più importanti artefici del teatro tedesco ed europeo della seconda metà del Novecento, nonché il regista cecoviano più acclamato in Russia.

Platonov, è una delle opere giovanili di Čechov, scritta dall’autore all’età di ventuno anni, lasciata incompiuta e pubblicata postuma nel 1920 e senza titolo. Un meraviglioso affresco corale popolato da personaggi incompleti e resi fragili dall’intrinseco dualismo tra ciò che vorrebbero essere, che inevitabilmente si scontra con quello che sono (o non sono) nella realtà. Un testo che parla di giovinezza, dal quale traspare il fallimento del tentativo del giovane Čechov di raccontare la vita, cogliendone i profondi meccanismi nella finitezza della rappresentazione teatrale, e scelto appositamente da Stein per lavorare con il gruppo di giovani. Secondo Stein, infatti, Platonov racchiude in sé tutto il genio teatrale di Cechov e ciò che serve ai ragazzi per misurarsi veramente con il mestiere dell’attore.

 

Platonov
L’azione si svolge nella profonda campagna russa, in una casa che ha conosciuto tempi migliori. Protagonista è il ventisettenne maestro elementare Platonov, coniugato con Sàscia, del quale sono innamorate sia la proprietaria terriera Anna Petròvna, sia Sòfia Egòrovna, moglie del figliastro di Anna, sia una delle sue colleghe insegnanti. Platonov è un personaggio cinico, che ama apparire in società come un gaudente e un tipo di spirito. Nel corso dell’opera egli viene paragonato ora ad Amleto ora a Don Giovanni. È un uomo consapevole della vacuità ideale e morale del mondo in cui vive, ma sa con altrettanta certezza di essere parte integrante di quel mondo. Da questo dilemma non trova via d’uscita, rendendosi per di più conto della propria inadeguatezza di fronte ai sentimenti che suscita nei personaggi femminili del testo. Finisce perciò per rinchiudersi in se stesso cadendo vittima dell’alcolismo.

Peter Stein
Peter Stein è allievo di F. Körtner e seguace delle teorie brechtiane. Debutta nel 1967 mettendo in scena Saved di E. Bond, e si segnala col Torquato Tasso di Goethe (1969), di cui offriva una lettura fortemente ideologizzata. Per la Schaubühne am Halleschen di Berlino Ovest, di cui è stato direttore dal 1970 al 1985, ha realizzato alcuni dei suoi spettacoli più riusciti per qualità di invenzione registica (Die Mütter di Brecht, da Gorkij, 1970; Peer Gynt di Ibsen, 1971; Prinz Friedrich von Homburg di Kleist, 1972; As you like it di Shakespeare, 1977). Particolare attenzione ha riservato alla drammaturgia contemporanea di lingua tedesca e non, mettendone in luce gli aspetti più dichiaratamente politici. Dopo una discussa versione dell’Orestea di Eschilo (1980) e le emozionanti edizioni di Tre sorelle (1984) e Il giardino dei ciliegi (1989) di Čechov, ha lasciato la Schaubühne e nel 1992 è stato nominato direttore della sezione teatrale del festival di Salisburgo, carica che ha mantenuto fino al 1997. In Italia ha diretto Tito Andronico (1990) di Shakespeare e Zio Vanja (1996) di Čechov. Nel 2008 mette in scena “I Demoni” da Dostoevskij, kolossal di 12 ore che gli fa vincere il premio Ubu.

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