Con Uno nessuno e centomila, il suo ultimo romanzo del 1925, Luigi Pirandello porta all’estremo il processo di scomposizione del personaggio caratteristico della sua narrativa e del suo teatro. Giuseppe Emiliani distilla il cuore del testo dando vita ad un adattamento per il teatro che trova un giusto equilibrio tra narrazione in prima persona, confessione pubblica, enunciazione filosofica e rapporti dialogici tra i personaggi. All’umorismo e al sentimento del contrario si associa spesso una dimensione grottesca, necessaria per descrivere la follia in cui il protagonista, Vitangelo Moscarda detto Gengè, cade progressivamente. Prende forma così uno spettacolo vivace, a volte concitato e nervoso, che può contare sull’entusiasmo e sull’energia degli attori della Compagnia Giovani.