il foglio di sala

lo spettacolo

Il duca di Atene, Teseo, si appresta a sposare Ippolita, regina delle amazzoni, ma i preparativi delle nozze sono interrotti da Egeo, padre di Ermia che invoca la legge dello stato per imporle di sposare Demetrio, a sua volta amato da Elena, da lui rifiutata. Ermia, però, ama Lisandro, che la covince a fuggire dalla città per raggiungere un luogo dove poter coronare il loro sogno d’amore.

Elena, informata della fuga, informa Demetrio e i quattro giovani si ritrovano tutti nel bosco. Nel frattempo una compagnia teatrale di artigiani, capitanata dall’istrionico Bottom decide di andare a provare una recita da presentare la notte delle nozze di Teseo proprio nel bosco. Questo non-luogo selvaggio è popolato da fate e folletti, guidati da Oberon, re degli spiriti e Titania, regina delle fate, a loro volta amanti, ma al momento in lotta tra loro per via di un giovane paggio conteso. Le tre trame finiscono per incrociarsi: le coppie di innamorati, sotto l’effetto di incantesimi, scoppiano e si rimescolano e per opera di Puck, fool servo di Oberon Bottom verrà trasformato in un mostro con la testa d’asino di cui si innamorerà Titania, sotto l’effetto di un filtro d’amore. Tutto sembra precipitare in un caos pericolosamente violento, ma al termine della notte, sempre per opera degli spiriti, ogni cosa tornerà a posto: Oberon e Titania ritroveranno la loro armonia, le coppie di amanti si ricomporranno e convoleranno a nozze ad Atene in un triplo rito insieme a Teseo e Ippolita. Anche Bottom tornerà al suo aspetto umano e insieme agli artigiani reciterà, non senza tragicomici incidenti davanti alla corte. Al termine della recita suona la mezzanotte, è tempo di tornare a dormire, ma rimane l’eco di questa notte folle, di questo sogno, di questo incubo e ci si chiede: ma abbiamo sognato o eravamo svegli?

nota di regia

di Giorgio Sangati 

Ho fatto un sogno che non c’è cervello che possa dire che sogno era. Se uno si mette a spiegare questo sogno è un asino.

Il Sogno di una notte di mezza estate è senza dubbio la commedia più famosa di tutta la storia del teatro (ma anche una delle più difficili da decifrare): non c’è scuola di recitazione che non la utilizzi come materiale di studio. Il suo segreto, forse, è proprio quello di essere un’opera iniziatica che introduce alla vita vera, dura, adulta, dopo le fantasticherie ideali dell’infanzia.

Nel testo tutto è doppio: reale e immaginario, maschile e femminile, razionale e irrazionale, linguaggio e corpo, e il sogno stesso, in fondo, è anche, inevitabilmente, un incubo. Di commedia si tratta perché non muore nessuno; per il resto la violenza delle emozioni e l’inconsapevolezza dei meccanismi che le regolano porterebbero i protagonisti a un destino decisamente drammatico se non intervenisse, per l’appunto, il teatro. Il teatro che nella commedia entra anche sotto forma di una sgangheratissima compagnia amatoriale che porta in scena, invece, una tragedia vera e lo fa con tale godibilissima inadeguatezza (e onestà) da risultare commovente. Risate e lacrime: qui sta il punto.

Shakespeare, non lo dico io, non può che essere contemporaneo proprio perché è universale e così Atene (la città della ragione e delle regole) deve necessariamente rimandare al vivere civile dell’oggi e alle sue tecniche (più o meno efficaci) per proteggersi dal disordine o per rimuoverlo. Allo stesso modo, ma in direzione opposta, immagino una foresta minacciosa, pericolosa, proprio perché al suo interno le leggi del mondo civile sono sospese, come certi non-luoghi ai margini delle nostre città dove tutto è possibile, dove all’istinto non corrisponde colpa, né tantomeno punizione. Una discesa agli inferi (dentro noi stessi) per mostrare (a chi ne avrà voglia) come le donne e gli uomini possano essere incredibilmente incoerenti, soprattutto in amore. Ma, come sempre in Shakespeare, il mondo interiore si rispecchia in quello esterno e, così il disordine del mondo (se non viene gestito) ce lo troviamo dentro: la causa siamo sempre e soltanto noi, allora come oggi e oggi più di allora proprio perché ci siamo allontanati ancora di più dalla (nostra) natura.

In fondo, senza bisogno di scomodare Freud o Jung, i sogni che facciamo ogni notte ci appartengono non meno di quello che ci accade da svegli (proprio perché siamo noi a produrli) e quando sogniamo quella è, indubbiamente, la nostra realtà: il fatto di non poterla controllare con la ragione non la rende meno presente.

Il testo si presta in modo particolare al lavoro con le attrici e gli attori della Compagnia Giovani proprio perché la giovinezza (e i suoi labili confini) è la protagonista indiscussa di quest’opera corale. Accanto a loro però, nei ruoli cardine di Oberon e Titania (il re e la regina delle fate) così come nella parte di Bottom (l’istrione naif a capo della compagnia di filodrammatici) ci saranno tre professionisti navigati pronti ad affiancarli e a guidarli in questo viaggio alla scoperta del Sogno e del mestiere (magico) del teatro.

Il Progetto della Compagnia Giovani è parte dell’Accordo di Programma tra Regione Veneto e Teatro Stabile del Veneto con la partnership di Accademia Teatrale Veneta per la realizzazione di un Ciclo Completo di Formazione Professionale per Attori – Modello TeSeO Veneto – Teatro Scuola e Occupazione (DGR n. 1037 del 17 luglio 2018). Gli attori della Compagnia Giovani sono diplomati presso Accademia Palcoscenico e Accademia Teatrale Veneta.

 

il teaser

Some contents or functionalities here are not available due to your cookie preferences!
This happens because the functionality/content marked as “Google Youtube” uses cookies that you choosed to keep disabled. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences.

Some contents or functionalities here are not available due to your cookie preferences!
This happens because the functionality/content marked as “Google Youtube” uses cookies that you choosed to keep disabled. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences.

interviste di un Sogno

a Giorgio Sangati (regista)

Pt 1

Some contents or functionalities here are not available due to your cookie preferences!
This happens because the functionality/content marked as “Google Youtube” uses cookies that you choosed to keep disabled. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences.

Pt 2

Some contents or functionalities here are not available due to your cookie preferences!
This happens because the functionality/content marked as “Google Youtube” uses cookies that you choosed to keep disabled. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences.

ai collaboratori (Eleonora Rossi – costumista, Paolo Pollo Rodighiero – lighting designer, Marco Angelilli – coreografo)

Some contents or functionalities here are not available due to your cookie preferences!
This happens because the functionality/content marked as “Google Youtube” uses cookies that you choosed to keep disabled. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences.

a Sandra Toffolatti (Ippolita/ Titania)

Some contents or functionalities here are not available due to your cookie preferences!
This happens because the functionality/content marked as “Google Youtube” uses cookies that you choosed to keep disabled. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences.

a Luciano Roman (Teseo/ Oberon)

Some contents or functionalities here are not available due to your cookie preferences!
This happens because the functionality/content marked as “Google Youtube” uses cookies that you choosed to keep disabled. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences.

a Valerio Mazzuccato (Nick Bottom)

Some contents or functionalities here are not available due to your cookie preferences!
This happens because the functionality/content marked as “Google Youtube” uses cookies that you choosed to keep disabled. In order to view this content or use this functionality, please enable cookies: click here to open your cookie preferences.

 

diario di un Sogno

A tre settimane dal debutto nazionale Sogno di una notte di mezza estate prende forma, un po’ alla volta, scena dopo scena. Giorgio Sangati annota sul suo taccuino le migliorie sceniche da riportare agli attori insieme al prezioso aiuto di Marco Angelilli, curatore del movimento sul palcoscenico.

Se dovessimo scegliere una parola riassuntiva che descriva questa settimana sarebbe sicuramente costruire.

Si costruiscono i movimenti e le uscite di ogni singolo personaggio.

Si costruiscono i toni e i gesti da usare nelle battute.

Si costruiscono il suono e le luci dello spettacolo.

La forma, ben definita da scenografie e costumi, aspetta solo di prendere vita grazie al contenuto.

E così proprio come in una bottega di artigiani, tutto il team della produzione lavora e si dedica alla cura dei dettagli della messinscena.

Tanti diversi ruoli, un unico solo obiettivo: costruire un Sogno.

Il tempo stringe, il debutto si avvicina.

Una settimana divide lo spettacolo dal palcoscenico del Teatro Romano dell’Estate Teatrale Veronese.

Gli ingranaggi del Sogno di una notte di mezza estate lavorano in sintonia verso la ricerca di una perfetta melodia scenica.

Gli attori calcano incessantemente le assi del Teatro Del Monaco mentre tutto introno a loro segue i movimenti e le parole, i quali accendono una volta una luce, un’altra volta danno vita ad un suono.

Nulla sfugge agli occhi critici del regista Giorgio Sangati e del suo assistente Tommaso Fermariello, muovendo con fili invisibili ogni particella dello spettacolo.

Ormai le filate sono all’ordine del giorno, con costumi di scena ed acconciature. Tensione e adrenalina alimentano gli animi e le pause sono un momento utile per dare altre indicazioni.

Il Sogno è quasi pronto, manca solo il pubblico!

È trascorsa una settimana dal debutto all’Estate Teatrale Veronese del Sogno di una notte di mezza estate, ma per noi le emozioni si sono cristallizzate a quel momento in cui il Teatro Romano è scoppiato in uno scroscio di applausi.

Vogliamo continuare a sognare: seguiteci in questo viaggio a ritroso.

5 luglio, lunedì, -3 giorni al debutto.

C’è il sole, gli attori provano al Camploy mentre i tecnici montano scenografie e tecnica.

6 luglio, martedì, -2 giorni al debutto.

Il sole splende, si continua a provare.

7 luglio, mercoledì, -1 giorno al debutto.

Ormai il Sogno è più che pronto, bisogna solo salire sul palco!

8 luglio, giovedì, giorno del debutto.

Tutto è pronto, cresce l’adrenalina nei camerini.

Shakespeare però decide di mettere in scena un’altra sua opera: La Tempesta.

Una pioggia incessante si abbatte su Verona. Così violenta da lasciare danni al palcoscenico, così crudele da far annullare lo spettacolo.

9 luglio, venerdì, giorno del debutto vol.2.

Il sole è tornato a scaldare Verona.

Ore 20:15. Inizia ad entrare il pubblico.

“Merda! Merda! Merda!” si sente urlare sette minuti esatti prima di andare in scena.

Ore 21:30. Il Sogno diventa realtà. Un tornado di emozioni travolge il Romano facendo ridere e commuovere gli oltre 500 presenti.

Ore 23:30. Finisce lo spettacolo e piove…questa volta, però, sono gli applausi dell’intero Teatro.