Un raffinato intreccio di diversi linguaggi espressivi, di parole e musica, che non può essere etichettato come melologo o come opera lirica, ma rappresenta un esperimento unico nel suo genere. È l’incrocio di tre diverse sensibilità e competenze artistiche: quella di Elio, dello scrittore e poeta Franco Marcoaldi e del compositore Giorgio Battistelli. Dal loro incontro torna in scena, dopo una prima versione del 2010, questo singolare pastiche che può essere descritto come una sorta di “Prova d’orchestra felliniana” al contrario. Qui, infatti, non sono i musicisti dell’Orchestra di Padova e del Veneto a ribellarsi, ma è Elio stesso nei panni di direttore a entrare in confusione («ho troppo mondo nella testa», dice), perdendo ogni capacità di dirigere la sua orchestra. Dal concerto si passa così allo “sconcerto”, che poi è la condizione esistenziale più consona al tempo presente. Nello spettacolo la voce si fa strumento musicale e spetta a Elio prestare la sua al testo, costruendo una partitura che suona e risuona nelle orecchie dello spettatore.

note di Daniele de Plano

“Sconcerto” di Battistelli e Marcoaldi è una metafora della vita. I personaggi sono due: un direttore d’Orchestra e un’Orchestra.
Il direttore, comme d’habitude, conduce, l’Orchestra esegue. È cosa comune, nell’esistenza di chiunque, avere qualcuno che ti

offra la chiave di lettura su come eseguire un pianissimo o come essere più incisivi con un fortissimo. Questo
ci accompagna verso scelte importanti, che non sono solo scelte di stile, ma rappresentano la sostanza della nostra ragion d’essere.
E se questo qualcuno entra in crisi, perde il senso del comando e non vuole dirigerci più? Noi, comuni mortali, noi professori d’orchestra, ci perdiamo in un disagio morale, ideologico e politico senza eguali. “Sconcerto” racconta proprio questo: la crisi di un’armonia e la lotta affinché la musica non abbia fine, perché la musica esiste proprio per salvare il mondo. La musica è la cosa più divina non creata
da Dio e, in quanto tale, unico elemento endemico e virale a cui il genere umano
può attingere per salvare se stesso. “Sconcerto” è l’atto implorante di una “massa sociale” affinché venga perpetrato l’unico modo per sottrarsi al degrado, al terrificante caos in cui non si capisce più nulla: suonare, suonare e continuare a suonare. Il resto è di chi osserva.