Leggi il libretto de La vedova allegra

La vedova allegra (titolo originale Die lustige Witwe) del compositore ungherese Franz Lehár è una delle operette più amate dal grande pubblico e fra le maggiori rappresentate nel mondo, dopo il suo debutto avvenuto al Theater an der Wien a Vienna sabato 30 dicembre 1905 con enorme successo (ben 400 saranno le repliche successive). Due anni dopo debutta in Italia al Teatro Dal Verme di Milano sabato 27 aprile 1907 con la traduzione di Ferdinando Fontana dal libretto originale di Victor Léon e Leo Stein che si erano basati su L’Attaché d’ambassade di Henri Meilhac (1861). Il Valzer dell’atto III, la Romanza della Vilja cantata dalla protagonista femminile Hanna Glawari, Tace il labbro, il noto duetto tra Hanna e Danilo sono alcune delle melodie che tutti ricordano e amano. L’ambientazione è a Parigi e parla del tentativo dell’ambasciata Pontevedrina (Hanna Glawari è rimasta presto vedova del ricchissimo banchiere di corte del piccolo stato di Pontevedro) di far sposare la ricca vedova con il conte Danilo, sua antica fiamma, ma anche altri intrecci amorosi appariranno sulla scena unitamente a balli, feste, dialoghi parlati, musiche bellissime, profumi e paillettes. Gioia e sorrisi saranno di casa.

online on demand su backstage.teatrostabileveneto.it e sul canale YouTube del Teatro Stabile del Veneto

a partire da domenica 21 febbraio 2021 alle ore 17.00

Intrecci amorosi, balli, feste, dialoghi parlati, musiche bellissime, profumi e paillettes appariranno sulla scena in una delle operette più amate dal grande pubblico

 

Note di regia

di Paolo Giani Cei

Il gioco dell’operetta è non prendersi mai sul serio. In un mondo sempre più virtuale e sempre più privo di ironia, giacché il filtro della distanza sopprime le espressioni umane, riscoprire l’immediatezza e il brio dell’opera leggera è di sicuro un’occasione unica.  Ma per approfittare a pieno di questi titoli, bisogna capirne profondamente lo stile: spesso si declassa questa forma ad un genere di serie B, senza collegarla direttamente ad antenati nobili quali l’opera buffa e il Singspiel tedesco. Rispetto al teatro comico, l’operetta ha tuttavia una marcia in più. Essendo la figlia più giovane del melodramma, ha il vantaggio di poter osservare con distacco tutta la produzione precedente: come gli ultimi arrivati in famiglia, può permettersi di prendere in giro nonni e zii senza suscitare risentimenti, senza quasi che le vittime se ne accorgano. Così, il comico dell’operetta non deve nascere da mezzi qualunque, bensì dalla libertà di esagerare tutte le convenzioni teatrali dei secoli precedenti: l’opera seria vive di codici che fuori dal palcoscenico sembrano ridicoli, mentre l’operetta gioca con gli stessi espedienti dimostrandoci che in realtà sono più veri di quanto non si creda.

Questa messa in scena della Vedova allegra, che è la principessa delle operette, vuole quindi dimostrare la bellezza e lo charme dell’elegante vacuità della frivolezza, senza rinunciare a mostrare la profondità di un mondo delicato e complesso. Un viaggio un po’ sognato e un po’ rimpianto, al limite fra il malinconico e il grottesco, fra il surreale e il quotidiano. Tra il ridicolo e il sublime non v’è che un passo, si dice: la Vedova allegra ne è l’esempio vivente.

Oltre la scena – Incontri dal backstage

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