• 29 Marzo 2020 20:00
  • UNA STAGIONE SUL SOFÀ

    Il Nordest in tournée

     

    spettacolo in versione integrale www.ilrossetti.it

    ONLINE domenica 29 marzo, ore 20.00

     

    Poco frequentata sui palcoscenici italiani, ma ricca di spunti di riflessione e capace di affrontare con leggerezza un tema complesso e universale, La guerra di Carlo Goldoni, che il direttore Franco Però ha scelto di produrre e dirigere nel 2017, è stata premiata dall’attenzione e dal plauso del pubblico.

    In scena tutti gli attori della Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia a cui si aggiungono Giulio Cancelli e Adriano Giraldi e la partecipazione di Mauro Malinverno, per dipingere con ricchezza di chiaroscuri quel microcosmo di umanità messo alla prova dalle urgenze, dalle necessità e dalle opportunità collegate ad un evento bellico. È infatti questo l’oggetto dell’attenzione dell’autore. Un dipinto di cui colpiscono i colori vividi e le assonanze con il mondo attuale, che confermano la potente incisività di Goldoni nel cogliere altezze e cadute dell’uomo.

    Sappiamo dai Mémoires che La guerra è stata ispirata all’autore veneziano dall’impressione diretta di una battaglia, a cui gli era capitato di assistere: il turbamento dell’assedio non ha certo obnubilato il suo spirito d’osservazione. Egli infatti nella commedia denuncia con chiarezza come la guerra sia soprattutto un grande affare, dimostrando una sorprendente modernità di pensiero. E se le battute e i tormentoni dell’avido Commissario Don Polidoro, che sulle miserie dell’assedio cinicamente si arricchisce, da un lato divertono gli spettatori, dall’altro suggeriscono efficacemente un filtro critico a chi oggi si trova a giudicare coloro che lucrano vendendo armi a paesi in guerra o costruiscono affari sulle macerie delle vite altrui.

    Scritta nel 1760 e messa in scena per la prima volta con successo a Carnevale al Teatro San Luca (l’attuale Teatro Goldoni di Venezia), La guerra si svolge proprio nel corso di un assedio: nella claustrofobica attesa della battaglia, sono posti sotto una lente gli atteggiamenti degli assedianti, stretti in una dimensione quasi irreale, senza tempo e percorsa da eccessi e arroganze, paure e ambizioni. Equilibrando impeccabilmente nel testo bonarietà e stoccate di cinismo, Goldoni sbalza il profilo di ogni personaggio, ponendo alla berlina chi è mosso da biechi interessi e lasciando invece un orizzonte di speranza a coloro che nell’agire si appellano alla rettitudine o ai sentimenti: a suggellare questa linea, la proclamazione della pace, che nel finale unisce gli amanti e punisce i colpevoli.