• 31 Maggio 2020 20:00
  • UNA STAGIONE SUL SOFÀ

    Il Nordest in tournée

     

    spettacolo in versione integrale

    ONLINE domenica 31 maggio, ore 20.00

     

    Sensibile, intuitiva, intensa, Manuela Mandracchia incarna in questo spettacolo del 2013 una fra le più problematiche e febbrili creature di Ibsen, attualissima nella sua seduttiva inquietudine. La dirige Antonio Calenda in un allestimento che ha posto in luce la potente universalità del testo di Ibsen, e la sorprendente modernità che vibra negli animi dei protagonisti, soprattutto in quello di Hedda Gabler: una donna tormentata e contraddittoria, gelida e altera, consapevole del proprio fascino eppure fragile nella sua intima frustrazione, nella sua incapacità di vivere la propria femminilità, ossessionata dal successo e rapita da un vortice di egoismo, rivalità, deleteria intransigenza.

    È notevole il cast che circonda la Hedda Gabler di Manuela Mandracchia: vi figurano Luciano Roman (nel ruolo del giudice Brack) Jacopo Venturiero (Jorgen Tesman), Simonetta Cartia (la zia Juliane Tesman), Federica Rosellini (la signora Elvsted) Massimo Nicolini (Ejlert Lovborg), Laura Piazza (Berte)

    Dopo la morte del padre, il generale Gabler, con cui aveva condotto vita altolocata, la giovane Hedda deve sposare per interesse un mediocre intellettuale, Joergn Tesman. Egli ambisce a una cattedra universitaria e nella prospettiva di quest’incarico, per amore di Hedda ha contratto debiti, intrapreso un lungo viaggio di nozze e acquistato una villa. Hedda appare tuttavia insoddisfatta della sua nuova vita, confusa dalla sua stessa femminilità e ancor più dal fatto di essersi scoperta incinta, stato che invece il marito non sa intuire.

    È dirompente il ritorno di Løvborg un antico amore di Hedda, scrittore tutto genio e sregolatezza che ora è amato e ispirato dalla giovane Thea, e che potrebbe concorrere alla cattedra di Tesman.

    «È in questo tormento scuro» commenta il regista a proposito dei personaggi «la chiave che li rende moderni. Trovo da questo punto di vista molto significativo un prezioso intervento di Roberto Alonge, che sottolinea come Ibsen appaia come una sorta di gemello di Freud. Capace di scavare nel pozzo nero dell’inconscio e di raccontare attraverso il suo teatro inquietudini di assoluta attualità: se da scienziato Freud esterna le proprie scoperte, Ibsen lo fa da artista».

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