• 15 Maggio 2022 11:00
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    Io son poi da solo, e loro sono tutti. 

     

    In un dialogo con il presidente del Teatro Stabile del Veneto Giampiero Beltotto, Paolo Nori presenta al Teatro Verdi il libro L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij edito da Mondadori e finalista del Premio Campiello.

    Delitto e castigo è stato il primo libro russo che ho letto, avevo 15 anni. La prima reazione che ho avuto, quando ho capito di cosa parlava Dostoevskij in Delitto e castigo, quando Raskol’nikov, il protagonista, si chiede «Ma io, quanto valgo? Sono come un insetto, o sono come Napoleone?» ecco quella domanda, io quindicenne, me la sono rivolta anch’io: «Ma io» mi son chiesto, «sono come un insetto o sono come Napoleone?».

    E ho avuto la sensazione che quel libro, pubblicato centododici anni prima a tremila chilometri di distanza, mi avesse aperto una ferita che non avrebbe smesso tanto presto di sanguinare. Avevo ragione. Sanguina ancora. Perché? 

    Sanguina ancora, il romanzo che ho scritto, attraverso il racconto dell’incredibile vita di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, ingegnere senza vocazione, traduttore umiliato dai propri editori, genio precoce della letteratura russa, nuovo Gogol’, meglio di Gogol’, aspirante rivoluzionario miseramente scoperto e condannato a morte, graziato e mandato per dieci anni in Siberia a scontare la sua colpa, riammesso poi nella capitale, quella Pietroburgo il cui mito, con le sue opere, contribuirà a costruire, «la più astratta e premeditata città del globo terracqueo», secondo una celebre definizione del suo uomo del sottosuolo, giocatore incapace e disperato, scrittore spiantato vittima di editori cattivi, marito innamoratissimo di una stenografa di venticinque anni più giovane di lui, padre incredulo che scrive a un amico: «Abbiate dei figli! Non c’è al mondo felicità più grande», pazzo benedetto che mette per iscritto le domande che tutti noi ci facciamo e che non osiamo confessare a nessuno, uomo dall’aspetto insignificante, goffo, calvo, un po’ gobbo, vecchio fin da quando è giovane, uomo malato, confuso, contraddittorio, disperato, ridicolo, così simile a noi, che riesce a morire nel momento del suo più grande successo, attraverso il racconto di questa vita romanzesca, questo libro che crede di essere un romanzo prova semplicemente a rispondere a quella domanda: perché?

    Perché sanguina ancora?

     

    PAOLO NORI

    Paolo Nori (Parma 1963), laureato in letteratura russa, ha pubblicato romanzi e saggi, tra i quali  Bassotuba non c’è (1999),  Si chiama Francesca, questo romanzo (2002),  Noi la farem vendetta (2006),  I malcontenti (2010)  I russi sono matti (2019). Ha tradotto e curato opere di autori russi, tra cui Puškin, Gogol’, Turgenev, Tolstòj, Chekhov, Dostoevskij.

     

    Ingresso gratuito su prenotazione obbligatoria

    Teatro Verdi

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    Orario di biglietteria martedì > Sabato, ore 10.00 > 13.00 – 15.00 > 18.30

    domenica e lunedì chiuso

    domeniche e lunedì con spettacolo la biglietteria parte 1 ora prima dello spettacolo

    Per rinnovare o acquistare il proprio abbonamento, da quest’anno sarà possibile anche prenotare il proprio appuntamento online per saltare la fila!

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