• 20 Febbraio 2021 21:45

NOTE DI REGIA

La domanda di matrimonio e L’orso sono due celebri atti unici che Ĉechov chiama “Scherzi”. Entrambe le storie sono scritte secondo un principio di simmetria: in ogni atto un uomo si presenta all’improvviso in un salotto, si sente male e finisce per baciare la padrona di casa.

Così come i drammi giocosi, questi scherzi vivono di personaggi colti in una dimensione semplice e quotidiana.   Le storie si avviano sempre a partire da banali disquisizioni come la proprietà di un terreno, i malanni di salute, la noia di una giornata dove non succede nulla, la biada per i cavalli, i piselli da sgranare, la mandibola di un cane…

All’interno di questa cornice domestica i personaggi prendono vita e fanno emergere sfumature che li rendono affascinanti e complessi.

Dietro ad un’immagine apparentemente bonaria i vari Lomov, Ĉubukov, Smirnov, Natal’ja e Luka presentano dei microdrammi fatti di nevrosi, sogni infranti, inquietudini, ansie e rimorsi.

Un lato interiore e non detto, fatto di piccole fratture che emergono attraverso vari dettagli come un braccio indolenzito, una gola secca, una breve confessione riguardo agli amori passati.

Ĉechov crea un mondo interiore all’insegna della fragilità. Una fragilità che diventa esasperante e che porta allo scontro. I personaggi arrivano a puntarsi contro pistole e fucili: “se ne vada o sparo”  oppure  “sta zitto, se no prendo il fucile e ti impallino!”. In entrambi gli episodi si parte dalla calma e si arriva alla catastrofe. Il tutto in meno di mezz’ora.

Il piacere di scoprire questa umanità, che diverte per il fatto di essere così fragile, è quello che mi ha portato a scegliere queste due piccole storie e affrontarle con un bellissimo cast di cinque attori, immaginandole come un’unica vicenda a distanza di tempo.

La domanda di matrimonio si conclude con lo sposalizio di Natal’ja Stepanovna. Passano cinque anni nei quali, come ci racconta il servitore Luka, i destini dei personaggi sono cambiati e si approda così al secondo atto L’orso, in cui ritroviamo la stessa donna, ora rimasta vedova.

Il medesimo salotto, sintetizzato con un unico grande divano accoglie le lacrime, le minacce, le paralisi, e le crisi che scalpitano dietro a cappotti abbottonati, giacche striminzite, gonne lunghe, frac logori e pellicce irsute.

RAI 5

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