Da qui alla Luna
Andrea Pennacchi e Matteo Righetto portano in scena l’urlo straziante della tempesta “Vaia”

Teatro Verdi | Padova
6>10 novembre 2019

Il 6 novembre al Verdi di Padova la prima nazionale dello spettacolo prodotto dal Teatro Stabile Veneto, per la regia di Giorgio Sangati, le musiche di Giorgio Gobbo, Carlo Carcano e l’Orchestra di Padova e del Veneto.
Da qui alla luna è la distanza che coprirebbero grossomodo i 16 milioni di alberi spazzati via dalle tempesta Vaia, mettendoli in fila uno dopo l’altro, ma è anche il titolo evocativo dello spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del Veneto e scritto da Matteo Righetto per ricordare, senza retorica, l’orrore di quei giorni di fine ottobre 2018, in cui 8,6 milioni di metri cubi di legno delle Alpi orientali vennero spazzati via dalla furia del vento.

Diretto dal regista Giorgio Sangati, Da qui alla Luna debutta in prima nazionale dal 6 al 10 novembre al Teatro Verdi di Padova, pochi giorni dopo l’anniversario della tragedia, con il talento di Andrea Pennacchi, che con la sua ironia e la sua umanità racconta la tempesta attraverso lo sguardo dei tre personaggi il muratore Silvestro, Paolo, un giovane studente e la vecchissima Agata, abitanti della vallata bellunese.

Ad accompagnarlo in una suggestiva scenografia allestita con i ceppi di alcuni degli abeti rossi abbattuti da “Vaia” e donati dal Comune di Falcade, le musiche di Carlo Carcano e Giorgio Gobbo (presente in scena con la sua chitarra) e l’Orchestra di Padova e del Veneto.

In Da qui alla Luna Matteo Righetto, ripercorre con precisione i fatti in una sorta di delicatissimo requiem per una montagna violentata e abbandonata, portando lo spettatore a riflettere sul tema urgente e improcrastinabile dei cambiamenti climatici e più in generale sul rapporto tra uomo e natura, un legame spezzato ormai da tempo, che conviene recuperare per non distruggere il futuro stesso dell’umanità. A cento anni esatti dalla fine della Grande Guerra, gli abeti divelti e schiantati rappresentano, per l’autore i caduti di un nuovo conflitto mondiale: una guerra “ambientale” che dimostra quanto la montagna, la nostra montagna apparentemente inscalfibile, sia in verità fragile ed esposta ai peggiori pericoli, esattamente come l’uomo contemporaneo che tuttavia si crede invincibile.

Matteo Righetto

Matteo Righetto ha esordito con il romanzo Savana Padana (TEA, 2012), portato poi sulle scene teatrali dal regista Stefano Scandaletti per una produzione del Teatro Stabile del Veneto. In seguito ha pubblicato La pelle dell’orso (Guanda, 2013), da cui è stato tratto l’omonimo film con Marco Paolini, e altri titoli di successo tra i quali Apri gli occhi (TEA, 2016, vincitore del Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo) e Dove porta la neve (TEA, 2017). La terra Promessa (Mondadori, 2019) è il romanzo conclusivo della “Trilogia della Patria”, i cui primi due volumi, usciti sempre per Mondadori, sono L’anima della frontiera (2017) e L’ultima patria (2018). La sua Trilogia è diventata un caso letterario internazionale con traduzioni in molti Paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia, Germania, Olanda.

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