Antonio Fiorentino

fiorentinoAntonio Fiorentino, nato a Catania, si laurea a Firenze in architettura. Dopo alcune esperienze maturate nell’ambito dei teatri di ricerca della sua città ed un breve apprendistato come assistente di alcuni tra i più importanti scenografi italiani, si trasferisce a Venezia chiamato dapprima a collaborare (tra il 1983 e il 1985) alla direzione degli allestimenti del Teatro La Fenice,
quindi ad insegnare presso l’Accademia di Belle Arti, incarico che lascerà nel 1992 per dedicarsi esclusivamente alla professione di scenografo e
costumista teatrale.
Per il teatro d’opera ha firmato a fianco dei registi Garella, Gregoretti, Però, Testi, Cobelli, scene e costumi di produzioni per La Fenice di Venezia, il
Teatro Grande di Brescia, il Teatro di Genova, Le Théâtre du Capitol di Tolosa, il Teatro Filarmonico di Verona, il Teatro Comunale di Bologna. Per la prosa ha lavorato con i registi Castri, Di Pasquale, Garella,
Micol, Però, per i principali teatri italiani partecipando anche a festival nazionali e internazionali. Con Però ha affrontato testi di autori contemporanei spesso rappresentati per la prima volta in Italia come American Buffalo di D. Mamet o Vero West di S. Shepard, senza dimenticare, Wesker, Bigagli, Buffagni, Walser, Siciliano, Ayckbourn, Fougard, Enquist, e ancora Coward, Claudel, Albee. Con Garella ha lavorato per testi appartenenti alla drammaturgia classica o riscritti dal regista stesso: tra tutti citeremo Didone abbandonata di Metastasio e la trilogia Ifigenia (Garella) – Agamennone (Alfieri) – Elettra (Garella) ed inoltre, testi di Schiller, Mamet, Svevo, Shakespeare, Schnitzler, Goldoni, Pirandello (recentemente ha firmato le scene de I giganti della montagna), Grillparzer, Manzoni,Buchner,Tondelli,Verdi. Per lo Stabile del Veneto ha firmato scene e costumi di Anonimo Veneziano, con la regia di Maddalena Fallucchi, Il viaggio a Venezia con la regia di Luca De Fusco, Ifigenia in Tauride di Goethe, regia di Jacques Lassalle, La bottega del caffè di Carlo Goldoni, Il trionfo dell’amore di Marivaux, George Dandin di Molière e La trilogia della Villeggiatura di Carlo Goldoni, regie di Luca De Fusco. Sia che sio ccupi di opera lirica che di prosa il suo lavoro muove le prime mosse dall’elaborazione di una drammaturga spaziale da proporre al regista come integrazione al testo.
Consapevole che “…è la dialettica istaurata tra morfologia e tipologia che sta scrivendo una storia nuova ed originale per il teatro…” trasforma il suo studio di Venezia in un laboratorio di fedele simulazione tridimensionale presso il quale i registi con cui collabora possono recarsi per sperimentare su modelli ridotti, le varie proposte, la dinamica dei cambi riuscendo, persino, a vedere alcuni effetti luce dell’allestimento in progetto.
Egli stesso si incarica di restituire alle produzioni committenti tali esperienze attraverso simulazioni in video o foto.