“Sesso e potere” – Studio da “Le donne al Parlamento” di Aristofane

“Le donne al parlamento” va in scena nel 391 a.C ed è una delle ultime commedie di Aristofane, attivo ormai da più di quarant’anni: siamo entrati nel IV secolo e la società greca sta cambiando così come stanno cambiando la commedia stessa e i gusti del pubblico. La trama è presto detta, un gruppo di donne (guidate con decisione dalla leader Prassagora), di fronte allo sfascio più totale del sistema politico e amministrativo della polis decidono, travestite da uomini, di proporre in assemblea di affidare a loro stesse il potere. Niente trasfigurazioni surreali o animali quindi, ma la proposta di una mera utopia politica (perchè solo in tal senso all’epoca poteva essere letta, se è vero che immaginare le donne al governo non era più probabile di pensare al potere degli uccelli). Se all’inizio, però, sembra che questo “colpo di stato” assume un sapore reazionario, quasi di rassicurante restaurazione, facendo leva su un’idea di sapere femminile legato alla tradizione; presto l’utopia degenera in un traballante quanto fanatico comunismo, sia per quanto riguarda la proprietà, che per quanto riguarda il sesso e la famiglia. Prassagora, la rivoluzionaria, o la dittatrice, dichiara di voler abbattere tutti i muri per fare della città un unico ambiente, pretende una comunanza dei beni in vista di uno sgangherato progetto di redistribuzione, esige una libertà sessuale radicalmente paritaria in cui i brutti e le brutte, abbiano diritto a ” fottere” chi vogliono. Aristofane probabilmente rielabora per il suo provocatorio esperimento drammaturgico il clima di messa in discussione dei sistemi organizzativi dell’epoca arrivando addirittura a ispirare Platone per la sua società ideale della “Repubblica” (adeguatamente revisionata); ma la decadenza del sistema è tale da impedire perfino uno sviluppo fantastico sensato e trasforma l’utopia prima in incubo e poi in farsa. Il poeta diventa fonte di ispirazione per il filosofo e la commedia racconta la sua stessa fine, la sua degenerazione, l’imminente perdita di un reale impatto sul pensiero degli spettatori (come dimostra l’indebolimento del coro). Si ride, ovviamente, e molto, perché il nuovo teatro questo richiede (duemila anni fa come oggi) e ma la risata è amara, e sembra di assistere a una sfilata di nuovi antichissimi “mostri”: lo specchio deformante della commedia riflette e amplifica ciò che è già deforme e in questo, conserva, un ultimo barlume di funzione politica. A volte il passato è più contemporaneo del presente e per i giovani attori dell’Accademia del Teatro Stabile è arrivato il momento di esplorare i territori in cui il Teatro incontra la vita.

Dal 3 all’8 luglio 2017 rimessa al pubblico nella Sala Grande del Teatro Verdi di Padova, spettacolo inserito nella stagione teatrale estiva 2017 APERITIVO A TEATRO.