• 10 dicembre 1993 12:24
  • Italo Svevo, nome d’arte di Ettore Schmitz, nasce a Trieste il 19 dicembre 1861, figlio di un agiato commerciante, che lo indiriz­za a studi di tipo commerciale contro i suoi interessi letterari e teatrali. La pubblicazione dei suoi romanzi Una vita (1891) e Senilità (1898) e delle sue pièces, tra le quali Un marito (1903), passa qllasi del tutto fiotto silenzio. Tra il 1919 e il 1928 scrive le commedie Terzetto spezzato, La verità, Con la penna d’oro, Infreriorità, La rigenerazione. Un’ulteriore delusione gli viene dal disinte­resse della critica verso La coscenza di Zeno, stampato a Bologna dall’editore Cappelli nel 1922: in compenso riceve gli elogi di James Joyce, che conosce e ammira la scrittura sveviana fin dal 1905: è proprio l’au­tore irlandese a proporlo con successo al pubblico francese nel 1925. Finalmeme in Italia esplode il “caso Svevo”; nel 1927 Anton Giulio Bragaglia realizza Terzetto spezzato nel Teatrino degli Indipendenti di Roma. Soltanto adesso i letterati italiani gli rendono omaggio; ma Svevo muore di lì a poco, l’11 settembre 1928, quando aveva iniziato a lavo­rare ad un romanzo, Il vecchione, del quale rimangono poche tracce. In Zeno e la cura del fumo ritrovia­mo il personaggio dove l’avevamo lasciato alla fine dello spettacolo precedente: in una Trieste immersa nel clima della prima guerra mon­diale, con il sot­ ofondo dei cannoneggiamenti sul Carso, la fame nelle strade e gli speculatori che se ne avvantaggiano. Fra questi, del tutto inaspettatamente, c’è anche il nostro eroe, che un paio di scherzi del caso legati a eventi bellici hanno liberato dai legami fami­gliari e dalla tutela del vecchio commerciante Olivi, fuggito oltre Isonzo. Ben protetto dalla guerra, Zeno può vendere e comperare a pro­prio piacimento e perfino vivere un’avven­tura della senilità con una piacente conduttrice del tramway di Servola. Gli eventi di questo estremo capitolo della biografìa cosiniana, ancora una volta rivisitata come una “vita parallela” rispetto a quella di Italo Svevo, sono estratti dagli scritti che dovevano costruire iI cosiddetto “quarto romanzo” rimasto incompiuto, ma anche dai racconti sul vecchione, come La novella del buon vecchio e della bella fanciulla e Vino generoso. Il tutto liberamente ricomposto in una cornice costituita dal capitolo iniziale di La coscienza di Zeno, cioè dalla cura che il protagonista affronta nella clinica del dottor Muli, tra la speranza di lliberarsi dal suo vizio e i tormenti della gelosia nei riguardi della moglie ingiustamente sospettata. A raccoglie­re gli sfoghi di Zeno, autosegregatosi nella cli­nica e smanioso di fuggire, è l’ìnfermiera Giovanna, che oppone la sua trionfale e bece­ra normalità alle bizzarrie intellettuali del paziente. Ancora una volta uno spettacolo “a cuore aperto”, che riportando il profumo di un’epoca e di un luogo geografico, si offre come specchio per la coscienza dello spetta­tore di oggi, vecchio e giovane, fumatore o no.

    Pin on PinterestShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on Facebook