• 20 novembre 2009 15:03
  • Una ragazza sfortunata, che ha vissuto amori sbagliati e vicende travagliate, si suicida, ma mentre agonizza compie un atto incredibile per una persona che sa di non avere un futuro: concede una intervista in cui si “rappresenta” in modo molto diverso dalla realtà, creando una immagine di sé nobile ed edificante. La ragazza viene poi salvata dalla morte e, sopravvivendo, prova a essere non sé stessa ma il personaggio che ha raccontato di essere. Purtroppo la finta Ersilia, questo il suo nome, che tutti avrebbero rispettato se fosse morta, non regge il peso della realtà e per vedersi restituire l’onore perduto, è costretta a suicidarsi davvero, questa volta con successo.
    Questa trama potrebbe essere una storia del nostro tempo: Ersilia, se non fosse per il suo nome demodé, sembra una cugina della ragazza inglese che ha recentemente venduto alla Tv la diretta della propria agonia, fino al termine dei suoi giorni. L’unica differenza, che rende questo intreccio ancora novecentesco e non contemporaneo, sta nel “mezzo”. Ersilia concede l’intervista fatale ad un quotidiano e non alla televisione. Ciò non toglie sapore profetico al copione pirandelliano che intuisce in grande anticipo come il nostro tempo verrà irrimediabilmente influenzato dalla forza dei mezzi di comunicazione di massa.
    Deve infatti esserci qualcosa di irresistibile che spinge le persone a “rappresentarsi”, a raccontare i propri moti più intimi in pubblico, ovviamente travisandoli per l’occasione.
    Da questa semplice riflessione nasce l’idea di raccontare Vestire gli ignudi come un reality show.
    L’idea è talmente semplice ed efficace da avermi subito fatto cercare qualcosa che la rendesse più rarefatta ed astratta, più universale e meno cronachistica. Credo di aver trovato la soluzione affidando la scenografia ad un artista come Fabrizio Plessi.
    Fabrizio è un veneziano d’adozione, come me. Quindi un veneziano vero, perché non gli è capitato di vivere in laguna ma ha fatto questa scelta da adulto, con consapevolezza. E’ un artista noto in tutto il mondo, che proprio qui in città trova resistenze a vedersi riconosciuto il proprio valore. Anche in questo mi sento vicino a lui. Ha inventato un modo creativo e sottilmente teatrale e fantasioso per usare il mezzo più inflazionato del nostro tempo: i video. E’ quindi l’uomo giusto – ne sono sicuro – per allestire il nostro reality show come una magica metafora, misteriosa, sospesa tra antico e moderno, come un film in bianco e nero. Partiamo assieme per una navigazione di cui non conosciamo meta, per un vero esperimento. Prima di presentarlo in forma di spettacolo ne faremo un laboratorio, che offriremo a Venezia, prima della fine del 2009, dando la possibilità a studenti e appassionati di veder convivere teatro di parola ed arte contemporanea.
    Questa idea di spettacolo non nasce, come sempre nei nostri spettacoli, per caso, ma partendo dalla nostra compagnia. E’ quindi il banco di prova finale, l’esame di laurea per Gaia Aprea, questa giovane attrice che lavora con noi dal 2000 e che il nostro pubblico ha visto essere i personaggi più diversi: da Giovanna d’Arco al ragazzino Jim de L’isola del tesoro, da molte ragazze goldoniane (tra cui l’indimenticabile Giacinta) ad altre greche o elisabettiane. Ersilia è una grande protagonista (Pirandello la scrisse per la Duse); affrontiamo assieme questa prova con trepidazione, con umiltà ed insieme ad una compagnia che confermerà ancora una volta il suo valore.
    Vestire gli ignudi è il primo testo di Pirandello prodotto dal Teatro Stabile del Veneto nella sua storia. Lo mettiamo in scena convinti che non sia il “solito Pirandello” ma uno spettacolo da ricordare.

    Luca De Fusco

    Gaia Aprea Ersilia Drei
    Enzo Turrin Ludovico Nota
    Anita Bartolucci la Signora Onoria
    Alberto Fasoli Alfredo Cantavalle
    Max Malatesta Franco La Spiga
    Giovanna Mangiù la cameriera
    Paolo Serra il Console Grotti