Sala del Ridotto
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  • 3 Dicembre 2019 10:30

Con Uno nessuno e centomila, il suo ultimo romanzo del 1925, Luigi Pirandello porta all’estremo il processo di scomposizione del personaggio caratteristico della sua narrativa e del suo teatro. Giuseppe Emiliani distilla il cuore del testo dando vita ad un adattamento per il teatro che trova un giusto equilibrio tra narrazione in prima persona, confessione pubblica, enunciazione filosofica e rapporti dialogici tra i personaggi. All’umorismo e al sentimento del contrario si associa spesso una dimensione grottesca, necessaria per descrivere la follia in cui il protagonista, Vitangelo Moscarda detto Gengè, cade progressivamente. Prende forma così uno spettacolo vivace, a volte concitato e nervoso, che può contare sull’entusiasmo e sull’energia degli attori della Compagnia Giovani del Teatro Stabile del Veneto.

 

DALLO SPECCHIO ALLO SMARTPHONE, LA SOCIETÀ CONTEMPORANEA

Al posto di uno specchio da cui scoprire un particolare di cui non si è mai accorto (il naso che pende verso destra), Vitangelo Moscarda potrebbe trovarsi tra le mani uno smartphone e arrivare alla stessa rivelazione tramite un selfie. Caposaldo nel canone della letteratura italiana del Novecento, Pirandello presenta infatti nella propria opera tematiche ancora attuali.  Se, per dirla con Italo Calvino, un classico “non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, questa versione di Uno, nessuno e centomila messa in scena dai giovani per i giovani rappresenta uno spunto di riflessione e discussione che parte dalla letteratura e arriva alle dinamiche della società contemporanea.

 

Note di regia

Guardandosi come ogni mattina allo specchio Vitangelo Moscarda, detto Gengè, nota un particolare di cui non si era mai accorto: il naso pende verso destra. Improvvisamente si sente sdoppiato in un altro se stesso, conosciuto solo dallo sguardo altrui. Le cose si complicano: Moscarda non è più alle prese con un solo estraneo, bensì con centomila estranei che convivono in lui, secondo la realtà che gli altri gli danno. Nello sfuggire alle proprie centomila realtà, Gengè si troverà a rinnegare perfino se stesso. Uscito dal gioco delle parti, diventato una maschera nuda, all’indignazione e alla collera lascia che subentri la calma e la serena determinazione di essere un “nessuno” ma in comunione con la natura. Ponendosi al fuori del consorzio umano, delle convenzioni sociali, Moscarda può finalmente assaporare la freschezza del proprio nascere e morire in ogni momento, del perdersi e del ritrovarsi nell’incostante provvisorietà e squilibrio di ogni stato del divenire.

Con Uno nessuno e centomila, il suo ultimo romanzo (1925), Pirandello porta all’estremo il processo di scomposizione del personaggio caratteristico della sua narrativa e del suo teatro.

L’adattamento drammaturgico tende ha trovare un giusto equilibrio tra narrazione in prima persona, la confessione pubblica, l’enunciazione filosofica, i rapporti dialogici tra i personaggi.

Uno spettacolo vivace, a volte concitato e nervoso.  All’umorismo e al sentimento del contrario si associa, spesso, una dimensione grottesca, necessaria per descrivere la follia in cui Vitangelo Moscarda cade progressivamente, la sua sete di assoluto, la sua interrogazione intorno ai perché, al significato stesso della sua presenza nel mondo.

Per Pirandello la pazzia, l’annullamento di ogni codice, è uno dei possibili modi di sopravvivenza per liberarsi della falsa individualità, ed evadere dalla prigione, e ricercare in sé, nel profondo della propria coscienza, un’alternativa di libertà.

La meditazione finale del romanzo, e dello spettacolo, è tutta tesa a mostrare, oltre alla totale frantumazione dell’io, che la vicenda umana può anche non arrivare a “concludere” assolutamente nulla.

 

Ingresso in sala mezz’ora prima dello spettacolo

Al termine dello spettacolo la compagnia è disponibile per un’incontro/confronto con gli studenti

 

Biglietto

Posto unico non numerato € 7,00

1 omaggio per insegnante accompagnatore ogni 15 alunni

Capienza massima sala del ridotto 90 spettatori

 

Prenotazioni

dal 23 settembre al 2 novembre 2019

tel. +39 049 87770216

prenotazioni.teatroverdi@teatrostabileveneto.it