Sala del Ridotto
  • 16 dicembre 2015 20:45
  • 17 dicembre 2015 20:45

Gesù non è un re, non un filosofo, né un mago, né un medico.
Gesù non è un mistico, non è un sacerdote illuminato, e nemmeno un santo. Ma il movimento della sua parola è quello che pone di fronte un uomo a un altro uomo, senza pesarne le colpe né le virtù né le ricchezze. Egli usa parole povere che tutti possano afferrare e fare proprie: prendete, ascoltate, venite, partite, ricevete, andate.
Ma quello che vuole, non lo vuole per sè. Quello che vuole è che noi ci sopportiamo nel vivere insieme. Non dice: amatemi. Dice: “amatevi”. La sua parola appare vera solo in quanto disarmata. La sua potenza è di essere privo di potenza, fatto nudo, debole, povero.

La Scena è un pezzo di deserto, un confine, una striscia fra ciò che appartiene al cielo e ciò che appartiene alla terra.
La storia è raccontata da un asino, il suo asino che a ritroso ricorda la vita accanto a lui.
È qui che avviene la rivelazione, l’interazione fra due esseri che vivono vicini, e viaggiano per le terre di Galilea lungo i margini di un mondo , lontani dal centro, abitando una periferia di qualche sud del mondo, in una terra che non vuole essere terra di nessuno.
“essere nel mondo senza appartenere al mondo”, come ci dice Giovanni, nel suo Vangelo.

L’uomo e l’asino camminano: due marionette, costruite assemblando legni poveri e stoffe, ferraccio e fili di lana.

Vanno qui e poi là. E camminano. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato. Se ne vanno a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: ricevono tutto in faccia, senza mai rallentare il passo. Ciò che li tormenta è nulla rispetto a ciò che sperano.

Gesù e il suo asino trascorrono la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza e le due marionette si muovono in sei metri per tre di iuta.

Ci sono molte insidie, fatiche, tentazioni. Ma non sono soli, ci sono degli angeli, che anche l’asino sa vedere.

Quando la strada si fa faticosa, è necessario capire cosa portare via e cosa lasciare. E come ci sono le false soste, così bisogna saper vigilare sui falsi arrivi.

La voce dell’asino racconta questo cammino e la bellezza di parole che salveranno il mondo, dette da quell’uomo amico, nero e vestito di bianco.

Gesù poteva esigere una creatura celeste, un cavallo alato o un leone invece “ha bisogno di un asino” con cui svergogna i savi, i nobili, e coloro che si credono capaci, e lo chiama ad essere araldo e portatore dell’Evangelo, la notizia buona.

Gesù è l’uomo che si abbassa, fino a confondersi con le prostitute e i pubblicani, fino ad accettare la morte, mostrandosi nella povertà, nella miseria, nella nudità, nella disperazione.

È il mondo l’oggetto dell’amore di Dio : questo mondo. Non il cielo, non le nubi, non ciò che sta in alto. La sua è una discesa nella piccolezza, fin dalla nascita, accolto in una povera casa, in mezzo a un popolo di pastori e di animali; è una traiettoria discendente quella di Dio verso di noi.

 

Simone Weil scrive : “Il corpo del Cristo era un peso ben lieve, ma la distanza tra la terra e il cielo ha fatto da contrappeso all’universomediante la discesa di ciò che appartiene al basso, ciò che appartiene all’alto è innalzato. E noi non abbiamo il potere di innalzare. Abbiamo solo il potere di abbassare. Per questo abbassarsi è l’unica ascensione.”

Tutto il mondo di questo Vangelo dell’Asino è sospeso tra chi sta in alto e chi sta in basso, tra figure che scendono sulla terra di questo teatro e figure che si alzano al cielo, sollevate da semplici contrappesi a sottolineare la loro appartenenza al regno della leggerezza. Corpi e forme che vivono sempre tra loro, che non scompaiono mai dalla scena e si interpongono al cammino di Asino e Cristo in un deserto che si popola così di creature infinite, marionette disancorate dalle leggi fisiche della gravità, per eseguire meglio di chiunque gesti e passi alternativi.

L’assenza di coscienza dota la marionetta di una grazia divina, perché può eseguire movimenti interdetti al corpo umano e avvicinarsi al suolo solo per sfioramento, senza bisogno di pause che interrompono il flusso della danza… rinviando allo spettacolo non solo dell’infanzia, ma dell’infanzia dell’umanità e della storia, con la sua teatralità essenziale, con la sua capacità di tradurre simbolicamente fantasie e narrazioni.

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Fino al 16 giugno 2018
dal martedì al sabato 10.00/13.00 – 15.00/18.30
in tutte le giornate di spettacolo 10.00 /13.00 – 15.00 / inizio spettacolo
domeniche con spettacolo 15.00 / inizio spettacolo

 

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