• 11 novembre 2016 20:30
  • Un trittico coreografico che esprime al meglio la versatilità dei danzatori di Aterballetto. La serata si apre con Lego di Giuseppe Spota che mette in scena il quotidiano andirivieni cittadino. Fra strade e dedali intricati nascono relazioni casuali o volontarie. Prende invece il titolo dalla sua durata 14’20’, la coreografia di Jirí Kylián. Al centro del lavoro il tempo, sfuggente e impalpabile, che definisce lo scorrere di ogni esistenza. Nasce infine dalla struggente musica di Tom Waits Rain Dogs di Johan Inger. Una metafora dello smarrimento che congela le nostre energie vitali.

     

    LEGO

    Coreografia, allestimento e costumi di
    GIUSEPPE SPOTA
    Musiche: Ezio Bosso, A Filetta, Jóhann Jóhannsson,
    Ólafur Arnalds/Nils Frahm
    Luci: Carlo Cerri
    Video e sound design: OOOPStudio
    Realizzazione costumi: Francesca Messori – Sartoria Aterballetto

    Ponti, legami, strade da seguire per cercare se stessi, per cercare amore, amicizia, famiglia, vita. Eventi che stabiliscono unioni, che si trasformano in altri eventi.
    La necessità suprema e ineluttabile di camminare, di realizzare, mattone dopo mattone, la via da percorrere, di comprendere coloro che ne faranno parte e di raccogliere tasselli senza i quali molti rapporti non sarebbero tali.
    Il disegno di una grande mappa, dunque: strade e dedali che si intersecano, si incontrano e scontrano, che indicano la direzione ed il movimento, che creano relazioni casuali o volontarie.

    Ma una città non è sempre perfetta.
    In questo andirivieni intricato è facile perdere l’orientamento. Alcune strade potranno essere chiuse o con lavori in corso, tanto dissestate da compromettere gli stessi incontri.
    Ognuno avrà una reazione: ci sarà chi tornerà indietro e ricomincerà dal punto di partenza, chi si arrenderà e chi deciderà di superare gli ostacoli ricostruendo, coi tasselli trovati, quella strada che tanto appariva insidiosa ed incerta.

    D.S.

    14’20’’

    Coreografia
    Jiří Kylián

    Musica: Dirk Haubrich (nuova composizione, basata su 2 temi di Gustav Mahler)
    Scene: Jiří Kylián
    Costumi: Joke Visser
    Luci: Kees Tjebbes

    Il titolo 14’20” deriva semplicemente dalla durata di questo pezzo.
    Si tratta, infatti, di una parte dell’opera originale intitolata 27’52”
    La nostra vita sembra essere scandita dal tempo – Ma  “tempo” è un termine molto astratto! Non sappiamo cosa sia il tempo.
    Abbiamo creato macchine che misurano il tempo in maniera molto più accurata rispetto a prima.
    Questo aspetto è sicuramente molto importante, ma diversi filosofi ci dicono che il “tempo” non esiste – Ci insegnano che il “tempo” è solo un’invenzione degli esseri umani.
    Tutto ciò è possibile, ma una cosa è certa: il nostro tempo è scandito da due brevissimi momenti, il momento in cui nasciamo e quello in cui moriamo.
    L’opera che ho realizzato non riguarda solo il “tempo”. Affronta anche altri temi quali la “velocità”, l’”amore” e l’”invecchiamento”.
    In effetti è tutto molto semplice, ma anche incredibilmente complicato e, di sicuro, totalmente inspiegabile.

    Jiří Kylián

    Rain Dogs

    Coreografia di
    JOHAN INGER
    Musica TOM WAITS
    Scene e Costumi JOHAN INGER
Luci PETER LUNDIN

    Inizia a piovere;
    quel cane che, curioso e sicuro del suo olfatto si era mosso oltre i suoi soliti confini, alla scoperta di ciò che vive lontano, perde improvvisamente la strada del ritorno, la pioggia ha inesorabilmente cancellato tutte le tracce.

    E’ questa l’immagine da cui prende forma “Rain Dogs”, si materializza a rappresentare quelle complessità e quelle contraddizioni che caratterizzano il rapporto con il mondo e che segnano le relazioni con gli altri.
    Quando la ricerca di un senso perde ogni punto di riferimento, l’incertezza e il disorientamento sembrano rendere impossibile il ritorno a casa, a ciò era e che non è più.
    Questo è il momento in cui la solitudine e lo smarrimento si manifestano attraverso le più diverse sfumature; con ironia e drammaticità, con leggerezza o disperazione.
    Il tentativo di ritrovare la via in una sorta di “ scivolosa crisi d’identità” diviene condizione esistenziale.

    “Ho pensato che se fossi riuscito a catturare anche solo un po’ di tutto questo allora, forse, sarei riuscito a fare ciò che volevo”

    Rain Dogs, è il desiderio affrontare questi temi non nuovi, attraverso atmosfere e sensazioni in qualche modo altre, c’è infatti “un carattere esotico in Tom Waits che richiama gli Stati Uniti di  Charles Bukowski, c’è un odore, ci sono dei colori che la sua voce riesce a catturare e che ci portano – come ascoltatori – a fare molte associazioni. Non sono stato letterale in questo lavoro ma c’è qualcosa di estremamente terreno ma allo stesso tempo intellettuale e acuto in Tom Waits. Ho sentito che la sua voce funzionava bene con il mio movimento e il mondo che immaginavo; ho sentito che le sue storie e i suoi ritmi erano in sintonia con il mio linguaggio e con la mia idea. Non è certo la prima volta che tratto temi come la solitudine e le relazioni ma in questo caso la musica mi ha permesso di trovare “un’entrata diversa”, ho lavorato sugli stessi concetti ma attraverso la prospettiva di Tom Waits. Per questo non è stato affatto difficile connettere la musica alla danza.”

     

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    InteroRidotto
    Platea25,0015,00
    1° Ordine20,0015,00
    2° Ordine20,0015,00
    3° Ordine18,0015,00
    4° Ordine18,0015,00

    Teatro Goldoni

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