• 10 febbraio 2010 15:58
  • Siamo in un paese del Veneto, di cui è sindaco il Conte Cesare, autoritario ed egoista in casa come fuori. La sua volontà è la sola che conti, per cui le sue decisioni non ammettono obiezioni di sorta. Si sente superiore in tutto, anche nell’ambito della morale, motivo per cui rifiuta al povero Marasca il posto di maestro comunale, perché colpevole di aver tollerato troppo a lungo in casa la moglie adultera prima di scacciarla. Allora questi gli rivela che anche lui, vent’anni prima, avrebbe dovuto fare la stessa cosa. La rivelazione lo ferisce nel profondo, distruggendo la sua sicurezza e il suo orgoglio. Comincia allora ad indagare con allusioni e sottintesi per conoscere la verità, finché la moglie Eva, uscendo dal suo stato di soggezione, confessa di aver cercato l’amore in un altro uomo poiché nel marito aveva trovato solo un tiranno. Cesare cerca allora sostegno nella vecchia madre e si sforza di cambiare atteggiamento verso gli altri: ma oramai tutto è inutile, continuare a vivere per lui non ha alcun senso.
    Tramonto è un testo molto moderno ed è per questo motivo che mi sembrava adatto per farne uno spettacolo oggi. Penso che la sua modernità sia racchiusa soprattutto nella sua affinità con alcuni autori nordici, primo fra tutti viene in mentre Ibsen.
    Ci sono in “Tramonto” delle assonanze con la drammaturgia ibseniana e da qui mi sono mosso per andare verso una visione che potenziasse la suspense narrativa di Simoni.
    Per far ciò ho destrutturato la suddivisione in atti e scene, reimpostando il testo come un atto unico e inventando un finale determinato a far uscire “Tramonto” dagli stereotipi legati al teatro dialettale, con l’ambizione di esaltarne il valore intimistico e psicologico per dargli tutta la valenza culturale che a mio avviso merita.
    I personaggi principali sono tre: La Baronessa, suo figlio Cesare, sua moglie Eva.
    Sono tre personaggi legati profondamente tra di loro: tutto quello che accade ad uno si ripercuote sugli altri.
    Cesare scopre che la moglie lo ha tradito, ma si può rimediare, anzi: sarà un’occasione in più per esercitare la sua volontà, la sua forza. Ma la moglie si dimostra altrettanto orgogliosa. Cesare quindi rimbalza verso la madre con la quale è impensabile qualsiasi affetto: “vorìa che no te fussi mai nato” saranno le ultime parole della Baronessa.
    Cesare comprende che la tragedia non è il tradimento della moglie, (come una lettura tradizionale del testo porta a considerare), bensì l’odio della madre.
    Quindi il tradimento della moglie diventa quasi necessario perché gli apre una possibilità di comprensione autentica sulla sua esistenza.
    Tramonto è una commedia amara, dove si ragiona e si discute di filosofia… dove si soffre e si litiga… dove Simoni accosta, accanto al dramma, l’ironia e il buonumore del vecchio segretario comunale o del prete di famiglia buongustaio… dove ci si illude di conoscere la verità sugli altri e su se stessi e dove ci si scopre piccoli e paurosi, come un uccello che uscendo dalla sua gabbia comprende che in realtà non sa volare…

    Damiano Michieletto