• 21 novembre 2007 15:34
  • Non c’è più il carnevale,il carnevale è finito. Non sembra neppure mai iniziato. L’inverno e il freddo spengono ogni festa, Nessuna spensierata allegria. Quasi un rassegnato pessimismo. Dietro le mura della casa di Todero c’è una Venezia cupa, quasi assente. La città-labirinto sembra essersi trasformata in una casa-labirinto.
    Una casa-prigione, di cui Todero è l’arcigno custode, dove le persone non si incontrano più, non si scambiano affetti. Una casa rinserrata in sé che esclude ogni tentazione di vita esterna perché foriera di desordene.
    Un interno borghese dominato da tensioni mai risolte, contrasti e conflitti sempre elusi. Un interno che mostra le crepe di un ceto mercantile dominato dal ruolo disgregatore e mistificatore del denaro che mercifica ogni affetto e ogni ideale.
    Un capolavoro. Uno straordinario risultato artistico frutto dell’eccezionale padronanza tecnica di Goldoni capace di delineare a tutto tondo i caratteri dei personaggi.
    E’ un Goldoni insolitamente nervoso, aggressivo, quello che scrive Sior Todero brontolon. Mai gli è capitato di dar vita a un personaggio così negativo. Per questa sua superba creatura l’autore sembra non provare alcuna simpatia. Addirittura sembra stupirsi che malgrado “l’odiosità” del protagonista, la commedia abbia “incontrato moltissimo” il favore del pubblico.
    Todero, infatti, non ha niente di bonario. Ha perso qualsiasi tratto delle burbera umanità dei Rusteghi. Todero è un caso-limite. Un vecchio dal carattere “inquieto, fastidioso, indiscreto”, dominato da un maniacale bisogno di dominio. Todero esige di essere in casa l’assoluto patron che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perché li ritiene inutili motivi di spreco
    Todero è dominato dall’angoscia dell’avaro e dalla paura della morte. Per questo proietta il proprio futuro in una sorta di eternità quotidiana senza accorgersi che la realtà ed i tempi stanno cambiando. Per lui non esiste il tempo della realtà, il tempo degli altri. Esiste solo il “suo” tempo. Un tempo fermo. Un tempo bloccato. Un tempo che sembra non trascorrere, condannato alla immobilità, quasi per paura di consumarsi.
    Todero, ossessionato dalla paura del desordene è animato da un angoscioso bisogno di rendere immobile intorno a sé l’universo familiare.
    Immutabili devono rimanere gli equilibri di potere della casa. Immutabili le regole. Immutabile il potere assoluto di Todero che si procura il piacere umiliando gli altri facendoli sentire costantemente inferiori o colpevoli. La sua ossessione patologica del risparmio lo spinge ad eccessi maniacali. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze che possono essere ingannatrici, Todero è di quelli che ritengono di essere capaci di tutto prevedere e determinare secondo il calcolo preciso del proprio profitto.
    I soldi, i bezzi, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia. Per Todero i soldi sono una sorta di elemento vitale, da accumulare, senza riposo. Più che un riparo, o magari una fortezza, come avviene per I rusteghi, la sua casa si potrebbe definire letteralmente una cassaforte.
    In casa Todero è onnipresente. Non si muove foglia che egli non debba sapere, controllare, decidere. E’ il capofamiglia e quindi esige obbedienza assoluta e indiscussa, in nome di quel denaro che secondo la sua mentalità gli conferisce ogni autorità su quelli che da lui dipendono. “ E mi son el pare del pare, e son paron dei fioi, e son paron dela nezza, e dela dote, e dela casa, e de tutto quelo che voggio mi”. Ogni rapporto basato su altro fondamento non trova ricezione nel suo animo, neppure l’affetto. Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolina, Todero non è lo sconfitto dal momento che ottiene ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile.
    Al di la della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo: e tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa. La (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare…

    Giuseppe Emiliani

    Pin on PinterestShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on Facebook