• 21 novembre 2007 15:06
  • Il successo nel 2006 di Nina no far la stupida– spettacolo interamente prodotto, realizzato e interpretato da attori, tecnici, scenografi e costumisti del Veneto, che ha visto per la prima volta insieme in qualità di produttori Arteven, Teatri spa e il Teatro Stabile del Veneto – ha rinforzato la volontà, già dichiarata in più sedi, di dare continuità a un progetto di valorizzazione e riscoperta della drammaturgia veneta del Novecento.
    Il Veneto è ricco di testi teatrali ingiustificatamente ignorati dalle grandi compagnie di prosa per le difficoltà della lingua regionale: ma il dialetto è lingua viva e le esperienze realizzate esportando il “vecio parlar” – come lo definisce Andrea Zanzotto – fuori dei confini regionali hanno registrato apprezzamento, consensi e voglia di riscoperta. Quando al paese mezzogiorno sona, scritto nel 1936, è uno spaccato di vita reale del Veneto del tempo: riconosciamo i luoghi, le parole; l’atmosfera è quella che allora si poteva respirare in una famiglia di qualsiasi provincia d’Italia. Una lettera preannuncia il ritorno dall’America del facoltoso cugino Pietro. Emigrato in cerca di fortuna e divenuto ricco, vuole tornare nel paese natio desideroso di trovare la quiete e la serenità di un tempo: ma i rapporti tra i membri della famiglia sono cambiati. Discordie, tensioni e imbrogli hanno profondamente mutato le relazioni nella famiglia e la possibilità di un ulteriore benessere che Pietro porterebbe con sé innesca una serie di tensioni ed egoismi.
    Palmieri descrive i rapporti con grandissima eleganza ma anche con grande crudeltà. Il riso amaro di questa commedia, il sarcasmo e l’ironia dell’autore ben condiscono una storia che legge con chiarezza, intuito e sagacia la vita nelle comunità e lo spirito veneto e che preannuncia, forse, l’avvento di quel benessere comune che in seguito avrebbe determinato il cosiddetto “miracolo del nordest”. Un segnale premonitore? Difficile esserne certi. Sta di fatto che la grande penna di Palmieri ha consegnato alla storia questo straordinario affresco della vita del Novecento molto più contemporanea di quanto si possa pensare e dalla quale forse non siamo ancora usciti completamente. La scrittura di Palmieri non consente una recitazione di maniera, vuole veri interpreti. Non si tratta di un testo facile per nessuno. Muove coscienze e smuove qualcosa dentro. La grande scrittura non dà tregua allo spettatore: Palmieri (autore che come pochi altri ha saputo prendere la giusta distanza senza mai dimenticare le proprie origini) ci lascia in eredità un testo che si iscrive nella grande tradizione letteraria e che si rivela una grande lezione teatrale.