• 21 maggio 2009 11:37
  • Poiché l’amore, al quale ora possiamo ritornare, ha due volti: uno bianco l’altro nero; due corpi; uno liscio l’altro villoso. Ha due mani, due piedi, due code; due, insomma, di ogni membro, e uno è l’esatto opposto dell’altro. Eppure, essi sono così strettamente connessi che non è possibile separarli.
    Orlando V. Woolf

    Leggendo e rileggendo Orlando di Virginia Woolf nel corso degli anni, ho sempre avuto la stessa impressione, che il mistero di questo romanzo potesse essere interpretato anche con la chiave del mito, o con quella della “prova dell’eroe”, o quella di una educazione sentimentale, proprio come una favola di iniziazione.
    Ho sempre avuto l’impressione che Orlando cercasse (una ricerca anche di androginia artistica) nel Tempo e nello Spazio la metà di se stesso, per ritornare se stesso, e che la Storia e lo Spazio invece cercassero di fargli perdere la strada, gli proponessero modelli fasulli, travestimenti molto simili di una antica completezza. Orlando insomma come il mito di Aristofane.
    Abbiamo cercato di evidenziare la ricerca della metà di se stessi attraverso uno sdoppiamento di ruoli: amante e amato risulteranno la stessa persona nello scorrere dei secoli e il cambio di sesso.
    Orlando viene così interpretato da due attori rispettando la convenzione del genere sessuale proposta dal romanzo. Egli, poiché non v’era dubbio sul sesso…

    Orlando ragazzo alla fine del cinquecento si innamora di Sasha, che sarà Orlando donna nell’ottocento, che sposa Shelmerdine, che a sua volta interpretava Orlando nel ‘500. Un gioco di specchi, insomma, nei quali Orlando scorge la propria immagine, ma quando sta per raggiungerla questa si allontana, percorre i secoli e muta genere sessuale.
    Inoltre una terza attrice ha assunto il ruolo del Super-Io della storia, interpretando tutte le regine e altre due figure del racconto: Elisabetta I, Anna di Danimarca, L’Arciduchessa Harriet, L’Arciduca Harry, La Regina Vittoria, Elisabetta II.
    La riduzione e l’adattamento per il teatro si concentrano sulle storie d’amore del protagonista, così alcune zone del racconto rimangono del tutto fedeli e altre invece sono ampiamente sorvolate.

    Stefano Pagin