• 26 novembre 1997 16:29
  • Nell’arco di un anno importante della storia italiana, il 1968, Pasolini decise di porre in luce l’originale approccio al teatro che lo contraddistin­gueva: prima pubblicando in Nuovi Argomenti il suo Manifesto del teatro di Parola, poi firmando il primo allestimento di Orgia.
    Lo spettacolo andò in scena a Torino, al Deeposito d’Arte Presente, con l’interpreta­zione di Laura Betti e Gigi Mezzanotte. Il testo – in versi, come anche gli altri da lui composti nello stesso biennio era però stato abbozzato negli anni ’65-’66, in una fase da lui stesso definita interlocutoria, dello scrivere poesie. Anzi, dichiarò di aver voluto un «pretesto di interposte persone, cioè di personaggi, per scrivere versi”. Quanto ai presupposti del suo scrivere per il teatro, basta scorrere il Manifesto per capire la severa concezione di Pasolini: “Il nuovo teatro si vuol definire, sia pure banalmente e in stile da verbale, “teatro di parola”.
    La sua incompatibilità sia con il teatro tra­dizionale sin con ogni tipo di contestazione al teatro tradizionale, è dunque contenuta in questa sua autodefinizione.
    Esso non nasconde di rifarsi esplicitamente al teatro della democrazia ateniese, saltando l’intera tradizione recente del teatro della borghesia, per non dire l’intera tradizione del teatro rinascimentale e di Shakespeare”. Il teatro di Parola, per Pasolini, doveva opporsi al Teatro della Chiacchiera e a quel­lo del Gesto e dell’Urlo, prodotti proprio dalla civiltà borghese. Andando a liberare e svelare “pulsioni oscure e violente che agi­scono dal profondo dentro di noi, fra noi e intorno a noi: nell’individuo, nella coppia, nella società, Aurelio Roncaglia, (Nota a Porcile, Orgia, Bestia da stile). All’appuntamento con Pasolini, Castri arri­va dopo aver lasciato un segno nel teatro contemporaneo con un lavoro di scavo impietoso nella crisi del teatro borghese. Una ricerca che ha aperto squarci di feroce sincerità proprio sui “Iati oscuri” delle rela­zioni borghesi, facendo della poesia scenica una chiave d’accesso alle nostre inquietudi­ni contemporanee.
    L’incontro fra Castri e il testo pasoliniano si annuncia – per questi ed altri motivi- come uno degli eventi teatrali dell’anno.

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