• 11 Dicembre 2019 20:45
  • INCONTRI AL RIDOTTO

    Conferenze d’introduzione agli spettacoli aperte al pubblico al Ridotto del Teatro Comunale Mario Del Monaco

    6 dicembre ore 20.00

    Presenta il Dipartimento di musica di Radio Veneto Uno

     

    Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893)

    Valzer dei fiori dalla suite op. 71 de Lo Schiaccianoci (1891-1892)

    Il Valzer dei fiori è la suite sinfonica che conclude il famoso balletto Lo Schiaccianoci, una delle pagine più delicate e suadenti da concerto, nella quale l’atmosfera soffusa è unita con rara maestria al clima squillante di una grande orchestra. Un tema delicato e al tempo stesso energico e accentuato; tempi rallentati, melodia affidata ai legni, al tremolo degli archi, ai fitti arpeggi delle arpe, in variazioni continue fino all’Apoteosi finale a rendere perfettamente l’idea di una dimensione da sogno che per qualche attimo ci riporta alle nostre giostrine d’infanzia, i carillon, il nostro mondo dei giocattoli. Appunto, il mondo del balletto de Lo Schiaccianoci mai così ben rappresentato in musica da Pëtr Il’ič Čajkovskij.

     

    Concerto in Re maggiore per violino e orchestra Op. 35 (1878)

    Il Concerto in Re maggiore per violino e orchestra Op. 35, il balletto Lo Schiaccianoci, la Quarta sinfonia, il Concerto per pianoforte in Si bemolle minore e l’opera Evgenij Onegin sono parte di uno dei periodi più fecondi dell’attività del nemmeno quarantenne Čajkovskij. Il concerto voleva dedicarlo al grande violinista del tempo Leopold Auer, giusto per averlo protagonista all’esordio che l’autore auspicava potesse avvenire in Russia a San Pietroburgo. Invero ad Auer il concerto non piacque e chiese a Čajkovskij di rimaneggiarlo. Il concerto fu poi presentato a Vienna, ove venne freddamente accolto dal pubblico, ma ancor più acida la critica che lo considerò di brutale rozzezza e antimusicalità, tra tutti, del finale, il grande critico del tempo Eduard Hanslick, ha addirittura scritto “di puzzo di acquavite scadente di un’orgia russa”. Parole di manifesta avversione all’innovativo concetto di Čajkovskij, non conforme alla tradizione classica, lontana dai canonici schemi formali, dotata di marcata fantasia melodica, del tutto estranea al modello teutonico, arricchita di energico accento slavo. L’affermazione del concerto maturò dopo l’esordio in Russia, a Mosca e alla fine anche il grande violinista Auer, agli esordi del capolavoro per violino di Čajkovskij, sempre riluttante, divenne poi uno degli interpreti più famosi e apprezzati nell’interpretazione del Concerto op. 35. Non esiste violinista al mondo che non abbia in repertorio questo caposaldo della letteratura concertistica e non c’è pubblico al mondo che non si emozioni alle sue melodie.

     

    Capriccio Italiano Op. 45 (1880)

    Čajkovskij ebbe l’intuizione di attingere e di ispirarsi a musiche popolari italiane durante la sua permanenza, assistendo ai festeggiamenti del carnevale a Roma. Non impiegò molto ad abbozzarne la composizione, meno di una settimana, trasferì i canti ascoltati per le strade della Città eterna, li abbinò ad altri attinti da antologie varie, tralasciando il costrutto tematico per ricercare l’effetto, la pura brillantezza orchestrale. Egli stesso ebbe a scrivere: “Non so che valore musicale possa avere quest’opera, ma sono già da ora convinto che avrà una bella sonorità, che l’orchestra sarà brillante e piena di effetto”. La sua prima esecuzione avvenne a Mosca nel 1880, sotto la direzione di Nikolaj Rubinstein, invero il Capriccio italiano venne criticato per una certa superficialità dalla critica conservatrice, additato quale esempio negativo di occidentalizzazione e di cosmopolitismo, in un momento in cui l’impero degli Zar stava riscoprendo il valore artistico delle proprie radici musicali con orgoglio.
    L’opera apre con uno squillo di trombe, segnale militare usato dai soldati della cavalleria italiana (pare che Čajkovskij le avesse udite provenire dalla caserma vicina alla sua residenza romana). Le fanfare degli ottoni, con gli archi in crescendo, all’unisono incedono in una melodia dal carattere mesto, quasi una marcia funebre. A seguire prende spunto da canzoni popolari, molto orecchiabili, cariche di buon umore, motivo ripetuto da vari strumenti che, in una girandola di tratti, si espandono su tutta l’orchestra, sfoggio di virtuosismo timbrico unico.

    Riconoscibile a seguire lo slancio dello stornello romanesco e, raggiunto il suo culmine, un’esplosione di gioia sonora che declina dolcemente in melodia quasi triste, quasi un invito alla riflessione. Nel finale, trascinante tarantella ad omaggiare l’Italia tutta, quasi a scuoterla con la ripresa della prima canzone popolare, suonata a tutta forza e pieni polmoni da tutta l’orchestra, nell’estremo emozionante crescendo pirotecnico, tripudio di colori orchestrali.

     

    Riduzioni:

    Abbonati, Ridotto Over 65, Giovani Under 26

    InteroRidottoAbbonatiGiovani
    Platea32,0030,0027,0020,00
    Palchi 1° 2° 3° Ordine - centrale davanti32,0030,0027,0020,00
    Palchi 1° 2° 3° Ordine - centrale dietro27,0025,0022,0015,00
    Palchi 1° 2° 3° Ordine - laterale davanti27,0025,0022,0015,00
    Palchi 1° 2° 3° Ordine - laterale dietro21,0019,0016,0013,00
    Palchi 4° Ordine - centrale davanti27,0025,0022,0015,00
    Palchi 4° Ordine - centrale dietro21,0019,0016,0013,00
    Palchi 4° Ordine - laterale davanti17,0015,0014,0010,00
    Loggione12,0010,007,007,00
    Loggione solo ascolto8,008,005,005,00

    Teatro Mario Del Monaco

    Corso del Popolo, 31 - Treviso - 31100 - Italia