• 13 aprile 2017 16:00
  • A 120 anni dalla nascita, un’intera serata dedicata al talento straordinario di Cesco Baseggio. La folgorazione per il teatro arrivò nel 1913. Nel 1920 entrò a far parte della compagnia “Ars Veneta” come attore caratterista e brillante. Sei anni dopo fondò la sua compagnia teatrale, diventando uno dei capocomici più apprezzati dell’epoca. Tra gli anni ‘30 e gli anni ‘50 partecipò a 37 pellicole cinematografiche, mentre negli anni ‘60, grazie alle sue spiccate doti di immediata comunicatività e simpatia, si fece apprezzare nelle edizioni TV di alcune tra le più celebri opere goldoniane.

    Francesco (Cesco) Baseggio è nato a Treviso il 13 aprile del 1897 ed è morto a Catania il 22 gennaio del 1971.

    Ancora sedicenne decide di abbracciare la carriera teatrale dopo un fortuito incontro con Gianfranco Giachetti, rappresentante indiscusso della scena veneta di allora, nella cui compagnia, chiamata “Ars Veneta”, viene scritturato.

    Dopo questa prima esperienza, nel 1926 fonda una sua compagnia teatrale e, da quel momento in poi, tranne brevi periodi, sarà per tutta la vita Capocomico alla guida di compagini che vedranno alternarsi prestigiosi attori come Elsa Vazzoler, Mario Bardella, Giorgio Gusso, Gino Cavalieri, Marina Dolfin e molti altri.

    A lui si deve la riscoperta di Ruzante, ma tutta la sua carriera sarà dedicata principalmente a Goldoni a cui rimane caparbiamente fedele nonostante non venga ripagato da grande affluenza di pubblico.

    Presente, dal 1934 in poi, con interpretazioni magistrali agli spettacoli dei Festival del Teatro della Biennale di Venezia, breve sarà la vita dell’ambizioso progetto: “Teatro di Venezia” (Stagione 1955 -1956) che Paolo Grassi, pur con una certa diffidenza di Giorgio Strehler, gli affida sotto l’egida del Piccolo Teatro di Milano. Secondo il suo impeccabile stile, Grassi orchestra da par suo la prima stagione con una capacità organizzativa assai minuziosa, (cosa completamente estranea al Capocomico Baseggio), ma alla fine della seconda stagione il progetto abortisce ufficialmente per ragioni economiche. Nonostante il buon livello delle rappresentazioni pesava anche il completo disinteresse delle istituzioni venete sul cui sostegno Grassi aveva in realtà puntato al momento dell’avvio della programmazione.

    Dai primi lontani debutti di Baseggio, la scena italiana si era via, via, arricchita di nuovi fermenti culturali in cui si andava affermando quel cosiddetto teatro di regia che spiazzava, sia il vecchio attore, che il vecchio capocomico all’antica il quale basava le scelte di repertorio principalmente sulla propria bravura e sulla propria personalità interpretativa. A detta dei suoi attori Baseggio provava assai poco e gli attori imparavano il mestiere ammirandolo da dietro le quinte.

    Adattarsi alle nuove metodologie, ai modi diversi di concepire la scena teatrale e ad una diversa esigenza organizzativa, era forse chiedere troppo al Cesco Baseggio del Teatro di tradizione, come impossibile pretendere da lui improvvise doti manageriali.

    Nel più ampio contesto della scena italiana per le superstiti compagnie venete dei Micheluzzi e di Baseggio la vita si fa sempre più difficile. Per ravvivarla l’ultimo tentativo è nel 1957 con la fusione fra queste due realtà nella “Goldoniana”, che durerà fino al 1961 quando i Micheluzzi e Cavalieri si ritirano dalle scene.   L’estremo tentativo Baseggio lo compirà con “La Compagnia Veneta” che esalerà l’ultimo respiro nel 1965.

    In questo stesso anno, sempre più stanco e disilluso, Cesco Baseggio, caparbio esemplare di Capocomico all’antica, abbandonerà definitivamente le scene con una Serata d’Onore in quel di Asolo.

    Negli anni ’60 la Rai televisione lo chiama nella produzione di una serie di commedie goldoniane e di autori moderni come Rocca e Simoni, a cui deve ancora la sua attuale notorietà, ricevendone in cambio una popolarità immensa (che si protrae fino ai giorni nostri), ma che non lo ripaga di quella rancorosa solitudine in cui si racchiude a Roma, rimuginando una specie di risentimento verso la sua amata Venezia che non gli offre valide opportunità per un suo ritorno.

     

    Riposa nel Cimitero dell’Isola di S. Michele a Venezia.

     

    Programma:

    Registrazione di un’intervista fatta dal giornalista veneziano Gianmi Raccanelli a Cesco Baseggio un anno prima della morte

     

    Proiezione di alcuni spezzoni di commedie registrate per la RAI

    IL BURBERO BENEFICO

    LA BANCAROTTA

    I RUSTEGHI

    SIOR TODARO BRONTOLON

    SERENISSIMA

    SE NO I XE MATI NO LI VOLEMO

     

    INTERVALLO

     

    Proiezione della Commedia:

     

    TRAMONTO di Renato Simoni

    Personaggi ed Interpreti:

     

    Cesare                       Cesco Baseggio

    La Contessa               Wanda Capodaglio

    Eva                             Wanda Benedetti

    Dottore                       Walter Ravasini

    Callisto                       Gino Cavalieri

    Marianna                    Luciana Lupi

    Ottavio                       Alessandro Marchetti

    Contessa Pivioto       Carmela Rossato

    Buran                         Willy Moser

    Prosperto Caola        Enzo Partilora

    Manasco                    Toni Barpi

     

    Regia Teatrale:   Cesco Baseggio

    Regia Televisiva: Franco Alfaro

     

    Messa in onda televisiva 21 Giugno 1966

     

    Tariffa Speciale per tutti gli abbonati al Teatro Stabile del Veneto 6,00 €

     

    Intero   Under 26
    Platea 12,00 10,00
    1° ordine 10,00 8,00
    2° ordine 10,00 8,00
    3° ordine 8,00 4,00
    4° ordine 8,00 4,00

     

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