• Produzione 2017

    IL NOME DELLA ROSA è una nuova produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, del Teatro Stabile di Genova e del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale in accordo con Gianluca Ramazzotti per Artù e con Alessandro Longobardi per Viola Produzioni, realizzata con il sostegno di FIDEURAM – Intesa Sanpaolo Private Banking.

    La prima versione teatrale italiana del capolavoro di Umberto Eco è l’omaggio al celebre scrittore firmato da Stefano Massini, tra gli autori teatrali più apprezzati in Italia e all’estero. Leo Muscato dirige un cast di grandi interpreti, in un crossover generazionale che non mancherà di animare un testo scritto per la scena ma all’altezza del grande romanzo.

    IL NOME DELLA ROSA di Umberto Eco, tradotto in 47 lingue, ha vinto il Premio Strega nel 1981, e la sua versione cinematografica è stata diretta da Jean-Jacques Annaud nel 1986, protagonista Sean Connery. La prima trasposizione teatrale di questo straordinario best seller è di Stefano Massini, scrittore e drammaturgo, autore di Lehman Trilogy.

    La regia dello spettacolo è affidata a Leo Muscato, che per il Teatro Stabile di Torino ha diretto Come vi piace. Muscato, che alterna regie di prosa a quelle liriche, ha trovato nel romanzo di Eco una sfida appassionante e, nei suoi Appunti per una messa in scena, scrive:
    «Dietro ad un racconto avvincente e trascinante, il romanzo di Umberto Eco nasconde una storia dagli infiniti livelli di lettura; un incrocio di segni dove ognuno ne nasconde un altro.
    La struttura stessa del romanzo è di forte matrice teatrale. Vi è un prologo, una scansione temporale in sette giorni, e la suddivisione di ogni singola giornate in otto capitoli, che corrispondono alle ore liturgiche del convento (Mattutino, Laudi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta). Ogni capitolo è introdotto da un sottotitolo utile a orientare il lettore, che in questo modo sa già cosa accade prima ancora di leggerlo; quindi la sua attenzione non è focalizzata da cosa accadrà, ma dal come. Questa modalità, a noi teatranti ricorda i cartelli di brechtiana memoria e lo straniamento che ha caratterizzato la sua drammaturgia.
    La scena si apre sul finire del XIV secolo. Un vecchio frate benedettino, Adso da Melk, è intento a scrivere delle memorie in cui narra alcuni terribili avvenimenti di cui è stato testimone in gioventù. Nel nostro spettacolo, questo io narrante diventa una figura quasi kantoriana, sempre presente in scena, in stretta relazione con i fatti che lui stesso racconta, accaduti molti anni prima in un’abbazia dell’Italia settentrionale. Sotto i suoi (e i nostri) occhi si materializza un se stesso giovane, poco più che adolescente, intento a seguire gli insegnamenti di un dotto frate francescano, che nel passato era stato anche inquisitore: Guglielmo da Baskerville.
    Siamo nel momento culminante della lotta tra Chiesa e Impero, che travaglia l’Europa da diversi secoli e Guglielmo da Baskerville è stato chiamato per compiere una missione, il cui fine ultimo sembra ignoto anche a lui. Su uno sfondo storico-politico-teologico, si dipana un racconto dal ritmo serrato in cui l’azione principale sembra essere la risoluzione di un giallo.
    Conosciamo altri memorabili personaggi usciti dalla penna di Eco, alcuni inventati, altri realmente esistiti: l’anziano frate cieco Jorge da Burgos, il profondo conoscitore dei segreti dell’abbazia; Bernardo Gui, il terribile inquisitore dell’ordine domenicano; l’ansioso e prudentissimo Abate Abbone; il cellario Remigio da Varagine un francescano in odor d’eresia che si nasconde in quel convento e si finge benedettino; il suo fedele servitore Salvatore, un frate considerato scemo, che parla una strana lingua mista di latino, volgare, francese, tedesco e inglese; la fragile ragazza di cui s’innamora il giovane Adso; Alinardo da Grottafferrata, il più anziano di tutti, la cui demenza senile risulterà decisiva per la soluzione degli enigmi, e tanti altri ancora.
    Abbiamo immaginato uno spettacolo in cui la dimensione del ricordo del vecchio Adso, potesse diventare la struttura portante dell’intero impianto scenico. Questo è concepito come una scatola magica in continua trasformazione che possa evocare i diversi luoghi dell’azione: una biblioteca, una cappella, una cella, una cucina, un ossario, una mensa, ecc.
    Delle musiche originali, frammiste a canti gregoriani eseguiti a cappella dagli stessi interpreti, contribuiranno a creare dei luoghi di astrazione in cui la parola possa farsi materia per una fruizione antinaturalistica della vicenda narrata, e alimentare nello spettatore una dimensione percettiva che lo porti a dimenticarsi, per un paio d’ore, il meraviglioso film di Jean-Jacques Annaud.
    Se è vero che al centro dell’opera di Eco vi è la feroce lotta fra chi si crede in possesso della verità e agisce con tutti i mezzi per difenderla, e chi al contrario concepisce la verità come la libera conquista dell’intelletto umano, è altrettanto vero che non è la fede a essere messa in discussione, ma due modi di viverla differenti. Uno guarda all’esterno, l’altro all’interno; uno è serioso, l’altro fortemente ironico. Anche per questo, se ne saremo capaci, proveremo a raccontare questa storia con una lieve leggerezza che possa qua e là sollecitare il riso, con buona pace del vecchio frate Jorge».

     

    2017

    17 > 29 ottobre Genova Teatro della Corte
    31 ottobre Verbania Teatro Il Maggiore
    2 > 12 novembre Milano Teatro Franco Parenti
    14 > 15 novembre Livorno Teatro Goldoni
    17 > 19 novembre Fano Teatro della Fortuna
    21 > 26 novembre Napoli Teatro Bellini
    28 novembre > 3 dicembre Firenze Teatro della Pergola
    6 > 10 dicembre Trieste Teatro Politeama Rossetti
    12 > 15 dicembre Lugo di Romagna Teatro Rossini
    17 > 18 dicembre La Spezia Teatro Civico
    20 > 22 dicembre Savona Teatro Chiabrera

     

    2018

    11 > 14 gennaio Bolzano Teatro Comunale
    16 gennaio Piacenza Teatro Municipale
    18 > 21 gennaio Ancona Teatro delle Muse
    23 gennaio > 4 febbraio Roma Teatro Argentina
    7 > 11 febbraio Padova Teatro Verdi
    21 > 25 febbraio Venezia Teatro Goldoni
    27 febbraio > 1 marzo Udine Teatro Nuovo Giovanni da Udine
    3 > 6 marzo Carpi Teatro Comunale
    8 > 11 marzo Ferrara Teatro Comunale
    13 > 18 marzo Bologna Arena del Sole
    22 > 25 marzo Trento Teatro Sociale