• 24 novembre 2005 10:58
  • Macchina comica perfetta, legata alla tradizione del teatro goldoniano Nina, no far lo stupida è una grande parodia dei veneti: in un paesino vicino a Venezia, una piccola comunità viene travolta dall’arrivo inaspettato della più famosa cantante del tempo, la Malibran, che, facendo leva su furbizie, debolezze e quel tanto di civetteria capace di ammaliare e stordire anche il più esperto degli uomini, provoca incidenti, baruffe, equivoci in un crescendo comico travolgente.
    In realtà si tratta di una perfida macchinazione operata dall’astuto Momoleto per far avere alle coppie Lelio/Nina e Corallina/Fulgenzio il consenso a un matrimonio osteggiato.
    La Malibran altro non è che un’attricetta con un briciolo di talento che si presta al divertente equivoco nel quale cadono sia il Podestà del Paese che il vecchio Bortolo, padre di Fulgenzio.
    A dirigere il coro il Maestro Buganza, onore e vanto del paesino, velleitario autore di melodrammi, che sogna la gloria con la messinscena di una sua opera mai rappresentata “Nina no far lo stupida”: ma ora la più famosa cantante del tempo c’è, i protagonisti sono gli abitanti del paese … e quindi iniziano le prove, e con esse i travestimenti e gli equivoci.
    Ridicole passioni senili, padri prepotenti, amori contrastati, giovani teneramente innamorati punteggiano così una vicenda che conobbe anche una fortunata versione cinematografica con protagonisti Cesco Baseggio e Gino Cavalieri.
    La regia, che riunisce l’esperienza di Pierluca Donin e il talento di Damiano Michieletto, se da una parte esalta il mestiere e le vocazioni dei singoli protagonisti dall’altra non rinuncia a costruire uno spettacolo di grande coralità.