• 20 gennaio 2015 20:45
  • La spinta rivoluzionaria che Motus opera nel teatro italiano in questo lavoro intercetta Shakespeare, e leggendo la sua “Tempesta” entra nel mezzo delle temperie dei nostri turbolenti anni. Motus è sinonimo di impegno politico, di un teatro/non teatro che continua a porsi domande sui suoi meccanismi e più ancora sul suo senso oggi. Allo spettatore il compito di condividere questo impegno, portando con sè una coperta, da donare a fine spettacolo ad associazioni che si occupano di persone in difficoltà.

    “Ci sono persone per le quali il movimento, il poter scegliere dove e come spostarsi nel mondo è possibile, e possono decidere dove lavorare, amare, invecchiare. Altre per cui questo è proibito. Ed è soprattutto una questione di denaro. E quando non si ha niente, avere il mare – il Mediterraneo – è molto. Come un pezzo di pane per chi ha fame. Solo che, lentamente, questi ultimi 500 anni di sfruttamento coloniale, hanno inclinato l’orizzonte del mare. Non unisce, separa: è un mare in salita. Cementato da controlli alle frontiere, polizie internazionali, gestione selvaggia dei confini, omertà e silenzi. Il mare nostrum! A chi appartiene davvero questo mare? Questo cimitero a cielo aperto, che protegge le sue coste e annega i suoi naviganti. E non si tratta di uragani: è il mare appena mosso della nostra indifferenza “eurocentrica” che provoca stragi. No, non c’è niente di romantico in queste tempeste… Ma ci ostiniamo talmente a “usare” il teatro per penetrare queste ferite aperte, che ci siamo gettati “Nella Tempesta” e messi in viaggio, determinati a perseguire un’idea di ricerca che ci scaglia dentro i punti caldi del pianeta per captare forze telluriche e accumulare energie necessarie a vivere “In un mondo in cui non ci si può adattare e a cui non si può rinunciare, as citizens, as society-makers.”(Paul Goodman). Siamo andati a Cartagine, da dove sono partite le navi della tempesta di Shakespeare e da lì è iniziato il viaggio, inseguendo una delle possibili rotte dei migranti che – come scrive Adriano Sofri – “Non chiamo disperati, perché occorre sperare forte per mettersi in viaggi come questi”. Poi da Tunisi a Lampedusa, da molti studiosi identificata come “possibile isola” scespiriana. Lì ci siamo messi all’ascolto: racconti di viaggi lunghissimi, cominciati in Africa subsahariana, segnati da perdite e indicibili umiliazioni, sino alla disumana detenzione in Libia… Di sogni e speranze verso un “Mondo Nuovo” che poi in Italia si è rivelato circoscritto al recinto di un CIE, o al terribile Palazzo Salaam di Roma – ultima tappa del nostro viaggio – dove vengono “depositati” i richiedenti asilo politico “proprio come animali”(…) Ci siamo poi chiesti: qual è il primo Rifugio per un corpo indifeso dopo un uragano, un naufragio o un conflitto bellico? La risposta più immediata è stata: una coperta. E una coperta è anche l’oggetto più semplice da raccogliere e re-distribuire nelle città… Abbiamo così individuato “la scenografia” di Nella Tempesta: solo coperte che recuperiamo sul luogo della rappresentazione. Non vogliamo più sprecare denaro in “scenografie morte” ma lavorare con materiali che al termine della tournée (e anche di ogni data) possano poi essere “donati” a spazi e associazioni indipendenti della città stessa, che ne hanno reale bisogno. Invitiamo quindi i cittadini-spettatori ad arrivare a teatro portando delle coperte da casa… Perché non provare a trasformare il contratto teatrale in una formula aperta di reciproco scambio, andando a destrutturare lentamente, dall’interno, la prossemica della relazione tra chi agisce e chi guarda? Proviamo a utilizzare la “temporaneità” dell’evento scenico per creare una Zona Altra a partire dalle nostre stesse esperienze di vita nella comunità nomade, vagabonda, instabile e corsara che, in quanto artisti un po’ “sradicati”, stiamo condividendo. Noi, “la Comunità di quelli senza comunità, senza la Noi-Comunità” ci siamo resi conto che la più veritiera forma di condivisione (al di là dell’attivismo) è quella che viviamo sul palco, con gli spettatori di ogni città in cui ci spostiamo”.

    Daniela Nicolò e Enrico Casagrande

    www.motusonline.com

    Prezzi
    Interi 10 €
    Ridotti 8 €
    Giovani A Teatro 2,50 €

    Riduzioni
    per gli abbonati alla Stagione di prosa, over 65 anni e altre riduzioni concesse

    Abbonamenti
    SuperStart 75 €
    Solo Padova 45 €
    Solo Venezia 30 €

    Informazioni
    L’abbonamento SuperStart dà diritto alla visione di tutti gli spettacoli della rassegna
    Inizio vendita dal 3 dicembre presso il Teatro Verdi e presso il Teatro Goldoni

    Teatro Verdi

    Centralino 049 8777011
    Biglietteria 049 87770213
    Fax 049 661053
    Coordinatore direzione.teatroverdi@teatrostabileveneto.it
    Richiesta informazioni info.teatroverdi@teatrostabileveneto.it
    Orario di biglietteria  

    Fino al 16 giugno 2018
    dal martedì al sabato 10.00/13.00 – 15.00/18.30
    in tutte le giornate di spettacolo 10.00 /13.00 – 15.00 / inizio spettacolo
    domeniche con spettacolo 15.00 / inizio spettacolo

     

    Via dei Livello 32 - Padova - 35139 - Italia