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Sinossi

La notte degli orali di maturità, il giovane Andrea si prepara all’esame ripassando le poesie di Leopardi. Che gli si materializza di colpo in casa. Com’è possibile? Giacomo aveva appena fallito la fuga da Recanati: sentendosi prigioniero in casa, aveva cominciato a fantasticare il mondo al di là della siepe. La poesia L’infinito è stata la sua via di fuga, la macchina del tempo che gli ha consentito di scappare di casa. Così il ventunenne Leopardi ha fatto un salto in avanti di due secoli, e adesso si ritrova nella stanza del diciannovenne Andrea che sta studiando proprio L’infinito. Sono praticamente coetanei, ma c’è una distanza siderale fra i due: la loro mentalità, il loro modo di esprimersi sono lontanissimi, eppure a poco a poco familiarizzano, scherzano, fanno amicizia. Andrea lo sbalordisce aggiornandolo sulla storia contemporanea, sul progresso tecnologico, lo fa navigare in rete. E gli fa conoscere la sua fidanzata Cristina, che irrompe in casa come un ciclone. Li ritroveremo tutti e tre alcuni mesi dopo. Le loro vite hanno preso una piega sorprendente…

L’infinito è una commedia drammatica che giudica il mondo di oggi con la forza di una delle opere più intransigenti del nostro passato: le poesie e i pensieri di Giacomo Leopardi, la sua teoria dell’illusione che tanta presa ha ancora sul modo in cui impostiamo la vita. Scriviamo poesie in italiano da un millennio, siamo uniti da centocinquant’anni: l’irruzione della tradizione non smette di incantare e sconvolgere il nostro presente.

Note d’autore

Ho scritto L’infinito per tre motivi: un’ispirazione, uno scopo e una circostanza.

L’ispirazione: mi ritrovavo sempre più spesso a fantasticare di avere Leopardi al mio fianco, come un amico con cui passeggiare guardando il mondo di oggi, per sentire quali pensieri gli avrebbe suscitato, per ascoltare le sue osservazioni sulla nostra epoca. Desiderio impossibile, evidentemente. Così, quando la nostalgia si è fatta troppo acuta, ho fantasticato una situazione simile attraverso l’immaginazione scenica.

Lo scopo: dare il mio contributo a un teatro vivace, vitale, immerso nel presente, che possa coinvolgere anche spettatori più giovani, senza per questo essere ruffiano. Leopardi è stato un mio amico vero fin da quando ero adolescente: perché non proporre la sua amicizia anche ai giovani italiani di oggi?

La circostanza: il teatro si trova in una situazione sempre più grama, viviamo in anni in cui i costi di produzione compromettono le ambizioni artistiche. Perciò ho scritto un testo con il minimo di attori possibile: per stare in piedi, uno sgabello ha bisogno di almeno tre gambe. Ho dato forma a una commedia drammatica che possa risultare un’esperienza intensa per degli spettatori adulti, ma che si confronti anche con il difficile ed esigentissimo pubblico degli studenti.

Tiziano Scarpa

Note del regista

L’infinito, di Giacomo Leopardi uno penserà, ed invece no, di Tiziano Scarpa, o meglio l’idea che Tiziano Scarpa si è fatto di Giacomo Leopardi, e della sua poesia più celebre.

Un’idea, quella di Scarpa su Leopardi, che rivela uno studio ed una conoscenza ma che preferisce passare per un gioco, una boutade, un divertissement; ama non prendersi sul serio, ma sottende, e allude, a qualcosa di enormemente più complicato e drammatico. Basti pensare a quel tentativo di lettura di un testo che è il dialogo, presente nello scritto di Scarpa, tra un ragazzo qualsiasi di oggi che sta cercando di prepararsi all’esame di maturità (il personaggio di Andrea) e Giacomo Leopardi sul significato della sua poesia (L’infinito appunto), su come essa nasce, e su cosa realmente, direi fisicamente, significhi, su qual è insomma l’esperienza che ha fatto sì che essa fosse scritta. Il tutto con la lingua di oggi. La lingua di questo paese che si confronta con la lingua del suo intellettuale più scomodo: Giacomo Leopardi. Un incontro tra adolescenze, quella di oggi e quella di allora, anno domini milleottocentodiciannove.

Un’ipotesi, tutta fantastica e teatrale, di cosa sia potuto essere a 21 anni Giacomo Leopardi, e di cosa poteva essere allora avere 21 anni, attraverso la messa in scena di un “vecchio-bambino”, un “sapiente-immaturo”. E due ragazzi di oggi, in questo paese, lo stesso paese ignorante e sciocco di allora.

Oggi Giacomo Leopardi ci direbbe qualcosa di nuovo su di noi? Scoprirebbe qualcosa di nuovo su di sé? Potrebbe curarsi della sua malattia fisica, ma di quella “metafisica”? Forse ci ha già detto tutto, dal suo lontano secolo decimonono, ci ha già descritto, ci ha già immaginato, o previsto. E noi ora giochiamo a immaginarlo qui, a sentire canzonette, e comporre poesie stupide ed innamorate, a fare il teatro del niente. Ma come l’apparizione del Piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, anche lui ci dirà qualcosa, da comprendere col tempo, con l’immaginazione, nel silenzio e nella mancanza.

Arturo Cirillo

Al termine dello spettacolo la compagnia è disponibile per un breve incontro/confronto con il pubblico.

Vendita biglietti dal 15 ottobre 2014
Orari biglietteria

Lunedì dalle 15.00 alle 18.30
da martedì a venerdì
dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.30
sabato dalle 10.00 alle 13.00

Prezzo del biglietto

Posto unico numerato 5,00 euro
1 omaggio per insegnante accompagnatore ogni 15 alunni

Info
Segreteria: 049.87770216

denisa.fiorin@teatrostabile veneto.it

Teatro Verdi

Centralino 049 8777011
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Orario di biglietteria  

Dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.30
In tutte le giornate di spettacolo: 10.00 /13.00 – 15.00 / inizio spettacolo
Domeniche con spettacolo dalle 15.00 a inizio spettacolo

 

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