• 21 novembre 2008 11:14
  • Da molto tempo Luca De Fusco cercava una dimensione di “teatro musicale” adatta ad un Teatro Stabile oggi, quando i generi sono meno divisi da rigidi steccati di quanto non fossero cinquant’anni fa. E il teatro di Goldoni è di per sé molto “musicale”, perché la scrittura geometrica e corale del grande drammaturgo veneziano si avvicina molto a quella di una partitura. La concreta realizzazione di questo progetto si deve ad Eros Pagni, nella cui memoria c’era infatti l’emozione di una serata al Teatro La Fenice nel 1957 in cui assistette ad una edizione smagliante de L’impresario delle Smirne firmata da Luchino Visconti, con le musiche di Nino Rota. Molti anni dopo, vedendo il film Il Padrino, Pagni riconobbe nel celebre tema la riscrittura di un’aria dell’ Impresario. “Da qui siamo partiti – racconta De Fusco – alla ricerca della partitura di Rota, facilitata dall’esistenza di un Archivio Rota alla Fondazione Giorgio Cini. Dalla riscoperta di questa partitura nasce lo spettacolo”.

    Il Teatro Stabile del Veneto in questa produzione – che verrà presentata in pieno Carnevale nell’ambito del 40. Festival del Teatro della Biennale di Venezia dedicato al Mediterraneo – è affiancato, oltre che dal Teatro Stabile di Catania, dalla Fondazione Antonveneta. La presenza di un’istituzione bancaria in una produzione teatrale è un evento inedito che indica da parte di Fondazione Antonveneta una particolare “attenzione alla promozione della cultura, nelle sue diverse forme, non solo come strumento relazionale di comunicazione, ma come espressione di una sensibilità finalizzata ad affermare i valori che partecipano alla nostra civiltà” come dichiara il presidente Mario Carraro. La collaborazione di Teatro La Fenice e di Biennale rappresenta, inoltre, un’importante sinergia tra istituzioni veneziane. Un ringraziamento va anche al Teatro di Genova, alla cui collaborazione si deve la presenza, imprescindibile, del grande Eros Pagni nella compagnia che comprende, come di consueto, Gaia Aprea, Max Malatesta, Anita Bartolucci, Piergiorgio Fasolo, Enzo Turrin.

    La messa in scena racconta di una scalcinata e scombinata compagnia degli anni ’50 che vuole portare a Smirne uno spettacolo ambientato nel ‘700, in parallelo con la vicenda immaginata da Goldoni (1759) che segue le vicende di una compagnia lirica di terza categoria. “Mi hanno colpito le analogie tra i personaggi dell’Impresario e quelli che popolano il mondo dei primi film di Fellini – sottolinea De Fusco – ed è sorprendente la precisione con cui Goldoni disegna i suoi bozzetti sociali, molto simile a quella dei caratteri del cinema felliniano. Penso, ad esempio, a La strada o a Le notti di Cabiria.”

    Per la prima volta De Fusco mette in scena uno spettacolo “metateatrale”, sostenuto dalla leggerezza di due geni come Rota e Fellini che come pochi hanno saputo creare nella dimensione di una “allegra malinconia”. L’impresario delle Smirne sarà interamente ambientato in un teatro, sostituendo le camere d’albergo immaginate da Goldoni con i camerini della compagnia, in una messa in scena tutta in rosso – dai costumi di Maurizio Millenotti alle scenografie di Antonio Fiorentino -. Le musiche di gusto “neosettecentesco” scritte da Nino Rota per L’impresario di Visconti verranno proposte nel terzo atto, mentre nel resto dello spettacolo il pubblico avrà il piacere di ascoltare le celebri melodie che il maestro scrisse per le colonne sonore dei film di Federico Fellini. La musica di Rota è stata adattata ed arrangiata da Antonio Di Pofi, ultimo assistente del maestro in teatro e recente vincitore del Premio Olimpico 2008 come miglior musicista.

    Note alle musiche
    Quando Luca De Fusco mi comunicò che nell’archivio della Fondazione Cini esistevano gli spartiti delle musiche originali di Nino Rota per L’impresario delle Smirne nell’allestimento di Visconti, in me è nato un forte interesse, unito ad un antico amore per il grande musicista e per il suo mondo poetico.
    Alla lettura di quei manoscritti, superata l’emozione di fronte a quella grafia a me così cara, mi sono reso conto di assistere ad un esempio di perfetta mimesi linguistica, poichè quei brani rappresentano un vero e proprio omaggio alla letteratura operistica del primo settecento italiano. Il grande musicista aveva abbandonato gli stilemi più caratteristici della sua musica per farsi “teatrante” al servizio dell’allestimento. Echi di Pergolesi e di Cimarosa traspaiono nelle ariette di Annina, Carluccio, Lucrezia, Tognina, contribuendo ad una collocazione storica con grazia e sapienza.
    Nel nostro allestimento il desiderio di rendere omaggio a Nino Rota ci ha indotto ad accostare a quei brani alcuni dei temi più significativi della sua produzione,i n particolare quelli tratti dal cinema di Fellini. L’accostamento di materiali così diversi è inquadrato nel progetto drammaturgico che vede svolgere gli eventi negli anni ’50, abitati e pervasi dalle melodie felliniane, mentre gli aspiranti cantanti-attori eseguono le musiche settecentesche come “provini” per partecipare all’opera in progettazione.
    Il nostro intervento sulle musiche di Rota si è limitato all’inserimento di alcuni testi nelle melodie, e ad alcuni interventi per inserire quei temi all’interno della nostra drammaturgia, realizzando accanto alle arie solistiche anche forme di insieme come trio e quartetto vocale.
    Il lavoro su questo prezioso materiale è comunque mosso dal desiderio di rendere omaggio a Nino Rota, usando le sue melodie per riprodurre quella magica atmosfera fatta di malinconica ironia e vitalissima nostalgia.
    Antonio Di Pofi

    Eros Pagni Alì
    Gaia Aprea Lucrezia
    Anita Bartolucci Tognina
    Alberto Fasoli Beltrame
    Gianni Giuliano Pasqualino
    Max Malatesta Conte Lasca
    Giovanna Mangiù Maccario
    Matteo Mauri Un servitore
    Alvia Reale Annina
    Paolo Serra Carluccio
    Enzo Turrin Nibbio

    Musici
    Antonio Di Pofi pianoforte
    Marco Albano viola
    Giorgio Levorato clarinetto