• 24 novembre 2005 11:41
  • L’ANGELO E IL FUOCO – prodotto dal Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni – è la lettura musicale del poemetto GIOVANNA D’ARCO di Maria Luisa Spaziani. La forma è quella del melologo, un genere teatrale che unisce la recitazione in prosa all’esecuzione musicale. Una forma di spettacolo che, nata nel Settecento, può vantare un padre illustre nel filosofo svizzero Jean-Jacques Rousseau; una forma di spettacolo che il pubblico del Teatro Olimpico di Vicenza conosce bene, per aver assistito nelle passate edizioni del Festival alla rappresentazione dei più importanti esempi storici del genere. Lo spettacolo è modellato sul multiforme talento di Gaia Aprea, che unisce l’abilità attoriale che gli è riconosciuta ad una segreta maestria nel canto e diretto da Luca De Fusco.
    L’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza, sotto la direzione del m° Sergio Balestracci, eseguirà la musica di Paolo Furlani con la partecipazione di un soprano di coloratura e di un mezzosoprano d’agilità.

    Maria Luisa Spaziani ha apposto come sottotitolo al suo poemetto GIOVANNA D’ARCO – scritto “con passione e inesplicabile furia”, di getto, nel novembre 1988, dopo anni di ricerche storiche e di passione per la figura dell’eroina – il sottotitolo Romanzo popolare / in sei Canti in ottave e un Epilogo, ad indicare il riferimento stilistico ai cantastorie ed ai poemi maggiori di Ariosto e Tasso. “È una favola, se si vuole, dalla quale però la Giovanna d’Arco storica esce intatta con la sua fede, il suo slancio, la sua genialità, la sua verità, il suo assoluto disinteresse, la sua travolgente simpatia”.
    La partitura musicale di Paolo Furlani privilegia, già nel titolo, la particolare lettura che con il regista Luca De Fusco si è data del poemetto di Maria Luisa Spaziani. È una lettura che dà evidenza drammatica ad una progressiva sovrapposizione dei due “agenti” che conducono Giovanna verso il suo destino: l’Angelo Michele ed il fuoco – il rogo – che, nell’invenzione narrativa della poetessa, la fanciulla d’Orléans ha (forse oniricamente) evitato e che apparirà alla fine ad annunciare il tanto sospirato ritorno dell’Angelo.
    Sarà la musica – “anticamera di Dio” come è definita nel testo – a farsi veicolo della voce dell’Angelo, sia nel “detto”, affidato ad un soprano di coloratura e ad un mezzosoprano d’agilità, che nell’“indicibile”, laddove le 4 note, che come un motto aprono la partitura, con la loro trasposizione e sovrapposizione danno vita a tutti gli episodi musicali che contrappuntano il testo.
    E sarà ancora la musica a farsi immagine, a costruire la scena: sia dipingendo l’ossessione di Giovanna d’Arco con pochi disegni musicali ripetuti, sia “accendendo” il fuoco nel finale, tramite un disegno vibratile, intessuto di trilli e tremoli, che ricamano una serie di scale strettamente concatenate tra loro. Le lingue di fuoco, come detto nel testo, sono “lingue-linguaggio”, e la musica si fa fuoco, voce di questo “linguaggio dell’ignoto”. Come è noto la vicenda di Giovanna d’Arco ha ispirato molti capolavori in tutto l’arco della storia teatrale e musicale. L’unico riferimento, dichiarato anche nel titolo, va a Prokofiev che nell’opera rappresentata al Teatro la Fenice di Venezia nel 1955 ha saputo dipingere mirabilmente l’ossessione mistica che diviene delirio indiavolato in una suora.