• 26 novembre 1996 16:34
  • A cinquecento anni dalla nascita di Angelo Beolco, detto Ruzante, la città di Padova celebra la nascita del suo grande drammaturgo con l’allestimento de La Moscheta, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”.
    Lo spettacolo ha come protagonista Sergio Romano, giovane artista di grande talento, affiancato da altri valenti attori ed è diretto da Gianfranco De Bosio, esperto conoscitore e studioso di Ruzante, già regista di memorabili allestimenti del grande drammaturgo padovano.
    La Moscheta è forse il capolavoro della fantasia comico-tragica del Bcolco, l’opera della sua piena maturità artistica e intellettuale. In essa l’esperienza del mondo psicologico dei contadini pavani approda al suo più complesso risultato. Dietro le sembianze comiche, si cela “un teatro della crudeltà” tra i più asciutti e tragici del repertorio del Rinascimento. Tragico è l’impatto del villano con la vita urbana. Inesorabile è il conflitto tra la campagna, luogo della natura, della semplicità, dello “snaturale”, della “lengua pavana grossa” e la città, il mondo dell’ipocrisia, dell’interesse, della “lengua moscheta sotile” (di qui il titolo della commedia). Geniale è la capacità del Beolco di descrivere il dramma psicologico del contadino Ruzante, tornato dalla guerra, stretto in una rete di rapporti di necessità tra la moglie Betìa, il compare Menato, il solda­to bergamasco Tonin, entrambi amanti della moglie. Anche in questa opera domina il tema della guerra, la paura, la miseria, la fame, gli appetiti sessuali, l’umiliazione, raccontate con una lingua prodigiosa da uno degli autori certamente più grandi di tutta la nostra letteratura teatrale.

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