• 10 dicembre 1993 12:20
  • La famiglia dell’antiquario o sia La suocera e la nuora è rappresentata per la prima volta al teatro di Sant’Angelo durante il carnevale della stagione 1749-1750 dalla compagnia di Girolamo Medebach. Il testo della commedia appare, invece, per la prima volta a Venezia nel 1752, nel tomo III dell’edizione Bettinelli.
    La scena è ambientata a Palermo, in casa del conte Anselmo Terrazzani; il nobile è un “cattivo dilettante di antichità”, che ha dissipato il suo patrimonio per secondare la sua accesa passione verso gli oggetti del passato. Il conte, che sembra la caricatura dei tanti maniaci dell’antiquariato di cui è popolato il Settecento, si disinteressa dell’andamento della sua casa, turbata dai continui litigi tra la contessa Isabella, moglie di Anselmo, e la nuora Doralice: le loro intemperanze hanno posto a rischio la quiete familiare.
    Tra le pareti domestiche si muovono figli inetti, cicisbei e vecchi corteggiatori, servi furbi e maldicenti; a fare da baluardo contro l’immoralità dei profittatori resta, soltanto, la sana onorabilità di Pantalone, padre di Doralice, che tenta ripetutamente di mettere in guardia Anselmo dai venditori di cianfrusaglie e di rappacificare suocera e nuora. Seppure il mercante veneziano riesca a smascherare le trame di Brighella, che con la complicità di Arlecchino, travestito da armeno, ha imbrogliato il suo padrone, il conte non vuol rinunciare ai suoi inutili reperti; nello stesso tempo le due donne non sembrano affatto intenzionate a moderare le loro pretese. Alla fine a Pantalone non resta che proporsi direttamente come tutore delle finanze e dell’organizzazione familiare. AI conte non pare vero di scrollarsi di dosso ogni responsabilità, purchè lo si lasci libero di collezionare le sue medaglie. Si tratta di stabilire, finalmente, delle regole di comportamento, di allontanare gli intrusi e la servitù infida. di confiare in due zone distanti della casa le due irriducibili contendenti. La pace non è ancora fatta, ma intanto sono stati rimossi i motivi del sorgere di ulteriori fastidi.

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