• 24 novembre 1998 14:37
  • La dodicesima notte è una commedia costellata di amori non corrisposti, di naufragi e travestimenti, di gemelli, di equivoci e di burle … Shakespeare, artefice sommo del teatro elisabettiano, mescolan­do gli cementi classici della commedia, ottiene l’ennesimo capolavoro. Il duca Orsino è innamorato, senza osare dichiarar­lo, della giovane Olivia, da tempo in lutto per la morte di un fratello. In questa situa­zione di stallo amoroso ambiemata in una esotica Illiria, un provvidenziale naufragio scaraventa in scena nuovi personaggi a rimescolare le carte. Tra questi Viola, che veste panni maschili, si fa chiamare Cesario ed entra al servizio del duca, che la manda come ambasciatore dalla amata Olivia. Quest’ultima, destinata dallo zio in matri­monio ad un suo amico ubriacone, preferi­sce l’ambasciatore all’ambasciata e si innamora di Viola, ignorandone la vera identità. Complica ancor più le cose una atroce burla ordita ai danni del maggiordomo di Olivia: al povero Malvolio viene fatto cre­ dere di essere amato dalla padrona. Quando poi compare Sebastiano, gemello di Viola-Cesario, che viene scambiato per lei, tutto si aggroviglia ulterior­mente. La situazione però, dopo altre avven­ture, equivoci e ricono­scimenti, è destinata a sbrogliarsi riunendo felicemenle le coppie e relegando Malvolio in una sdegnosa solitudine.

    La dodicesina notte, collocata alla fine del regno di Elisabetta I, segna il culmine della stagione delle commedie d’amore e prece­de quella delle grandi tragedie. Molti grandi attori preferirono le parti “buffe” a quelle degli innamorati, per la pregevole carattte­rizzazione di tutti i ruoli disegnati dalla mano sapiente del drammaturgo. La commedia ridivenne popolare con la Restaurazione e godette il favore di grandi interpreti nell’Inghilterra del ‘700, venne affrontata da Copeau (Parigi, 1923) e in Italia anche da Memo Benassi o, in tempi più recenti, dalla regia di De Lullo.

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